La frase di Crepet su come difendersi dalla felicità a tutti costi “andare in rosso”: cosa vuol dire e da dove deriva

Sui social siamo tutti bellissimi, sorridenti, felici e sempre dalla parte giusta della vita. Nessuno suda, nessuno sbaglia, nessuno invecchia davvero. È un mondo patinato, illuminato a giorno, dove la felicità sembra una posa da mantenere più che un’esperienza da vivere. Ed è proprio contro questa felicità “da copertina” che Paolo Crepet scaglia una delle sue frasi più taglienti e scomode:

Più l’apparenza è perfetta, più cresce il vuoto. La felicità diventa una specie di recita, una bella vetrina, ma con niente dietro. L’alternativa è ‘andare in rosso’, ovvero donare se stessi.”

Una frase che non consola, non accarezza e non promette scorciatoie. Ma che, proprio per questo, colpisce nel segno.

frase di Crepet su come difendersi dalla felicità a tutti costi

Da dove nasce questa frase

Questa riflessione nasce all’interno del pensiero più ampio di Crepet sul rapporto tra identità, società e social network. Lo psichiatra lo dice da anni, senza troppi giri di parole: viviamo in un’epoca ossessionata dall’immagine, dalla performance e dal consenso immediato. I social non hanno inventato il bisogno di apparire, ma lo hanno reso permanente, quotidiano e misurabile a colpi di like.

In questo contesto, la felicità non è più qualcosa che si costruisce nel tempo, tra alti e bassi, ma un prodotto da esibire. Devi sembrare felice, anche quando non lo sei. Anzi, soprattutto quando non lo sei. Perché la tristezza non converte, la fragilità non fa engagement e il dubbio non piace all’algoritmo. È qui che Crepet parla di “recita”: una felicità messa in scena, curata nei dettagli, perfetta fuori e drammaticamente vuota dentro.

La “felicità da vetrina“: bella, lucida e… finta

Quando Crepet parla di “bella vetrina, ma con niente dietro”, l’immagine è chiarissima. Come quei negozi elegantissimi che espongono oggetti meravigliosi, ma che una volta entrato scopri essere solo scenografia. Tutto è lì per essere guardato, niente per essere vissuto.

La perfezione social funziona allo stesso modo. Foto studiate, frasi motivazionali riciclate, sorrisi a comando. Ma dietro spesso ci sono solitudine, ansia, frustrazione e una paura enorme: quella di non essere abbastanza se non si appare. Ed è qui che arriva la parte più interessante – e più scomoda – del discorso di Crepet.

Cosa significa davvero “andare in rosso” secondo Crepet

Nel linguaggio di Crepet, “andare in rosso” non ha nulla a che fare con il conto in banca. Al contrario, è una metafora potente e volutamente provocatoria. Andare in rosso significa smettere di accumulare consenso e iniziare a perdere qualcosa. Tempo, energie, approvazione, comodità. Vuol dire donare se stessi senza la garanzia di un ritorno immediato. Esporsi, rischiare, essere autentici anche quando questo comporta meno applausi. È il contrario della felicità da copertina: non luccica, non è sempre elegante, ma è vera.

Andare in rosso, in questo senso, significa accettare di non essere perfetti, di non piacere a tutti, di non avere sempre il controllo della narrazione. È un atto di coraggio, non di debolezza.

La differenza con il detto popolare “andare in rosso

Nel linguaggio comune, “andare in rosso” è una pessima notizia. Significa spendere più di quanto si ha, finire sotto zero, trovarsi nei guai. È il simbolo del fallimento economico, della cattiva gestione, dell’errore da evitare.

Crepet ribalta completamente questo significato. Per lui, andare in rosso non è un problema da risolvere, ma una scelta da fare. Non indica una perdita sterile, ma un investimento umano. Non è un buco, ma uno spazio. Nel detto popolare, andare in rosso è qualcosa da cui scappare. Nel pensiero di Crepet, è l’unico modo per smettere di vivere in superficie.

Quando e come usare “andare in rosso” nel senso di Crepet

Puoi usare questa espressione nel senso di Crepet ogni volta che scegli l’autenticità invece dell’apparenza. Quando dici no a ciò che ti fa sembrare perfetto ma ti svuota. Quando scegli una relazione vera invece di cento contatti. Quando smetti di raccontare una versione edulcorata di te stesso e inizi a vivere, anche a costo di sbagliare. Andare in rosso, così inteso, significa smettere di recitare e iniziare a esistere. È una perdita che, paradossalmente, restituisce senso.

E quando resta valido il significato popolare

Ovviamente, quando il conto è davvero sotto zero, il significato tradizionale resta valido. Se parli di soldi, bilanci o mutui, meglio evitare interpretazioni filosofiche. In quel caso, andare in rosso resta un problema pratico, non una scelta esistenziale. Ma nella vita emotiva, relazionale e identitaria, forse dovremmo imparare a “sforare” un po’ più spesso.

La perfezione non rende felici

La frase di Crepet non è una carezza, ma uno schiaffo salutare. Ci ricorda che la perfezione non rende felici, ma vuoti. Che la felicità recitata è solo una vetrina ben illuminata. E che l’unica alternativa vera è avere il coraggio di andare in rosso, nel senso più umano e meno instagrammabile possibile. Perché, alla fine, meglio un conto emotivo scoperto che una vita perfetta… ma senza niente dietro.

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