La frase furiosa di Crepet sugli errori delle mamme di oggi: “Sono mostruose, vogliono essere uguali ai figli”

Paolo Crepet non accarezza, graffia. Non consola, provoca. E soprattutto non ha mai avuto paura di dire cose che fanno storcere il naso, soprattutto quando parla di genitorialità. In particolare di madri. Non perché ce l’abbia con loro, ma perché – come ama ripetere – sono diventate il perno emotivo di una società che fatica sempre più a distinguere tra amore e dipendenza, tra protezione e controllo, tra affetto e paura di invecchiare. Quando Crepet parla delle mamme di oggi, lo fa con il suo stile inconfondibile: diretto, ironico, a tratti spietato. Una delle sue frasi più discusse riassume perfettamente il suo pensiero e ha fatto sobbalzare più di una famiglia sul divano:

L’errore è voler essere uguali ai figli: a volte le mamme indossano gli stessi vestiti delle loro figlie, vanno agli stessi aperitivi, ascoltano la stessa musica.”

Una frase che può far sorridere, arrabbiare o difendere a spada tratta. Ma che, se letta senza pregiudizi, offre uno spunto prezioso per riflettere su cosa significhi davvero essere genitori oggi.

frase furiosa di Crepet sugli errori delle mamme

Chi è Paolo Crepet

Paolo Crepet è uno psichiatra, sociologo, scrittore e divulgatore. Ma soprattutto è un personaggio pubblico che ha scelto di non essere rassicurante. Nei suoi libri, nei suoi spettacoli teatrali e nelle interviste, Crepet non parla per piacere: parla per scuotere. Il suo bersaglio preferito non sono i figli “svogliati” o “ribelli”, ma gli adulti che hanno rinunciato al loro ruolo, confondendo l’autorevolezza con l’autoritarismo e l’empatia con l’annullamento di sé.

Crepet non rimpiange il passato, ma critica duramente il presente quando vede genitori spaventati dall’idea di essere impopolari, di dire no, di sembrare “vecchi”. Secondo lui, il vero problema non sono i giovani, ma gli adulti che hanno smesso di comportarsi da tali.

L’errore di voler essere uguali ai figli

La frase sulle mamme che vestono come le figlie, frequentano gli stessi locali e ascoltano la stessa musica non è una battuta sul look o sulle mode. È una metafora. Crepet non sta dicendo che una madre non possa essere moderna o curiosa, ma che non debba rinunciare alla propria identità per inseguire quella dei figli.

Voler essere uguali ai figli, per Crepet, significa rinunciare alla differenza generazionale. E senza differenza non c’è crescita. Se madre e figlia sono sullo stesso piano, chi guida? Chi rassicura? Chi indica una direzione quando le cose vanno male?

Il rischio, secondo lo psichiatra, è quello di creare una relazione confusa, dove il figlio non trova più un adulto di riferimento, ma un coetaneo travestito da genitore. E i figli, anche se non lo ammetteranno mai, questa confusione la pagano cara.

Perché nasce questo atteggiamento

Crepet individua alla base di questo comportamento una grande paura: quella di invecchiare, di perdere centralità, di non essere più necessari. In una società che idolatra la giovinezza e demonizza il tempo che passa, alcune madri cercano di restare “dentro” la vita dei figli copiandone linguaggi, gusti e abitudini.

Ma così facendo, avverte Crepet, non si resta giovani: si diventa fragili. Perché si abdica al ruolo educativo in cambio di un’apparente complicità che, alla lunga, lascia i ragazzi soli proprio quando avrebbero più bisogno di una guida.

Le conseguenze sui figli

Secondo Crepet, i figli cresciuti senza confini chiari sviluppano spesso insicurezza, difficoltà nel gestire le frustrazioni e una profonda paura del fallimento. Se il genitore è “uguale”, non c’è nessuno che regga il colpo quando il mondo diventa difficile.

Un figlio ha bisogno di sentirsi diverso dai genitori, non uguale. Ha bisogno di ribellarsi, di superare, di staccarsi. Se trova davanti a sé una madre che compete invece di accompagnare, la crescita si inceppa.

Crepet ci invita a recuperare il valore della distanza emotiva sana, quella che non è freddezza ma solidità. Essere genitori non significa rinunciare alla leggerezza, ma accettare la responsabilità di essere un passo avanti, non uno accanto.

Trovare il coraggio di essere adulte

Paolo Crepet non chiede alle madri di tornare indietro nel tempo, né di indossare abiti grigi e silenzi severi. Chiede qualcosa di più difficile: il coraggio di essere adulte. Di accettare il proprio ruolo senza travestimenti, senza competizioni inutili, senza la paura di non piacere.

Perché i figli non hanno bisogno di genitori “uguali”. Hanno bisogno di genitori presenti, autorevoli, imperfetti ma saldi. E forse, ascoltando Crepet senza difese, possiamo scoprire che crescere insieme ai figli non significa scendere al loro livello, ma aiutarli a salire.

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