Massimo Recalcati non è uno che ti accarezza la testa mentre stai male dicendoti “andrà tutto bene”. Anzi. Se potesse, probabilmente ti direbbe che no, non andrà tutto bene subito. E che forse non deve nemmeno andarci. Perché la sofferenza, soprattutto quella depressiva, non è un errore del sistema da cancellare in fretta, ma un messaggio da ascoltare. Scomodo? Molto. Utile? Ancora di più. Psicoanalista, saggista, volto televisivo ma soprattutto pensatore capace di parlare al grande pubblico senza banalizzare, Recalcati è diventato negli anni una voce di riferimento quando si parla di disagio psichico, depressione, vuoto, perdita di senso. E lo fa con un linguaggio che non anestetizza, che punge, che a volte scandalizza. Come quando dice:
“Per riuscire a sollevarsi dalla depressione, dalla caduta fuori dal mondo e dall’odio per se stessi, bisogna fare amicizia con la propria me#da.”
Una frase che fa storcere il naso, ridere nervosamente o indignare. Ma che, se la si prende sul serio, può anche aiutare a capire come si esce davvero dalla depressione.

Chi è Massimo Recalcati
Massimo Recalcati è uno psicoanalista di formazione lacaniana, ma non parla solo agli addetti ai lavori. Scrive libri, tiene conferenze affollatissime, interviene sui giornali e in TV. È diventato un personaggio pubblico, sì, ma senza trasformarsi in un motivatore da palco. Non promette felicità a buon mercato. Non vende ricette rapide. E soprattutto non fa finta che il dolore sia un incidente di percorso facilmente evitabile. Il suo stile è diretto, a volte brutale, spesso poetico. Usa parole che restano addosso. Non perché siano eleganti, ma perché sono vere. E perché parlano a chi soffre senza infantilizzarlo.
Cos’è la depressione per Recalcati
Per Recalcati la depressione non è solo una malattia da sedare, ma un’esperienza che rivela qualcosa di profondo. Lo dice chiaramente:
“La depressione rivela traumaticamente: la vita non ha senso, siamo in una condizione marcata da una precarietà inaggirabile.”
Tradotto: la depressione ti sbatte in faccia una verità che normalmente cerchiamo di ignorare. Che la vita non è garantita, che non ha un senso già pronto, che tutto può crollare. È una caduta fuori dal mondo, come la chiama lui. Il mondo va avanti, ma tu resti fermo, spento, senza desiderio. E infatti aggiunge:
“I giovani depressi non hanno più desiderio. Questo fuoco che tiene accesa la vita è spento o molto debole.”
La depressione, per Recalcati, è soprattutto una crisi del desiderio. Non vuoi più niente. Non perché sei pigro, ma perché il motore interno è in panne.
Fare amicizia con la propria merda
Ed eccoci alla frase più famosa, quella che fa discutere. “Fare amicizia con la propria merda” non significa compiacersi del dolore, né rimanerci dentro a vita. Significa smettere di combatterlo come se fosse un nemico esterno. La depressione spesso è accompagnata da odio per se stessi. Ti senti sbagliato, difettoso, inutile. Vorresti liberarti di quella parte di te che soffre, cancellarla. Recalcati dice il contrario: se la rifiuti, ti uccide. Lo spiega bene quando afferma:
“Con il dolore serve entrare in contatto, perché altrimenti ti uccide.”
E ancora:
“Il segreto dell’esistenza è entrare in contatto con le cose che più ti fanno soffrire.”
Fare amicizia non vuol dire amare la sofferenza, ma riconoscerla come parte della propria esperienza. Guardarla, nominarla, attraversarla. Perché ciò che viene espulso ritorna sotto forma di sintomo, più violento di prima.
Sii onesto con te stesso
La proposta di Recalcati è controintuitiva, ma potente. Non ti chiede di essere forte, positivo, resiliente a comando. Ti chiede di essere onesto. Di smettere di fingere che va tutto bene quando non va. Di accettare la propria vulnerabilità come punto di partenza, non come vergogna. Lo dice chiaramente:
“Solo chi si è perduto, chi ha conosciuto l’errore e lo sbandamento può, assumendo la propria vulnerabilità, far fruttificare il suo desiderio.”
In altre parole: non si riparte nonostante la ferita, ma da quella ferita. La depressione non è la fine del desiderio per sempre, ma il segnale che il vecchio modo di desiderare non funziona più. Da lì, se non scappi, può nascere qualcosa di nuovo.
Nessuna scorciatoia, ma una possibilità
Recalcati non promette guarigioni rapide. Non dice che basta “pensare positivo”. Dice che serve tempo, parola, relazione. Serve qualcuno che sappia ascoltare senza giudicare. E serve il coraggio di stare, almeno un po’, in quella zona scomoda che è il dolore.
Il suo messaggio è duro ma profondamente umano: non sei sbagliato perché soffri. Soffri perché sei vivo. E se trovi il modo di fare pace con quella parte di te che disprezzi, forse puoi ricominciare a desiderare. Non è una frase da poster motivazionale. È una frase che sporca le mani. Ma a volte, per rialzarsi davvero, è proprio da lì che bisogna cominciare.
Frasi di Massimo Recalcati sulla depressione
- “Per riuscire a sollevarsi dalla depressione, dalla caduta fuori dal mondo e dall’odio per se stessi, bisogna fare amicizia con la propria merda.”
- “Con il dolore serve entrare in contatto, perché altrimenti ti uccide.”
- “Il segreto dell’esistenza è entrare in contatto con le cose che più ti fanno soffrire.”
- “Solo chi si è perduto, chi ha conosciuto l’errore e lo sbandamento può, assumendo la propria vulnerabilità, far fruttificare il suo desiderio.”
- “Il segreto dell’esistenza è entrare in contatto con le cose che più ti fanno soffrire.”
- “La depressione rivela traumaticamente: la vita non ha senso, siamo in una condizione marcata da una precarietà inaggirabile. “
- “I giovani depressi non hanno più desiderio. Questo fuoco che tiene accesa la vita è spento o molto debole.”
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