La tenera frase con la quale Vecchioni ci vorrà salutare per sempre: “Voglio andarmene con tutte le parole dentro”

Roberto Vecchioni non è solo un cantautore. È un uomo che pensa, un professore che spiega la vita mentre la canta, un poeta che non ha mai avuto paura delle parole grandi: amore, dolore, tempo, morte. Anzi, più una parola è pesante, più lui la prende in braccio, la culla, la studia, la rigira e poi ce la restituisce con una melodia che fa meno male. O forse fa male meglio. Negli anni Vecchioni ha costruito un personaggio pubblico riconoscibile, colto, appassionato, a volte spigoloso, spesso ironico, sempre profondamente umano. Ma dietro il personaggio c’è un uomo che non ha mai smesso di interrogarsi sul senso del vivere e del finire. E oggi, parlando della morte, lo fa con una serenità disarmante, usando un’immagine che resta addosso come una carezza lunga.

frase con la quale Vecchioni ci vorrà salutare per sempre

Roberto Vecchioni: una voce senza maschere

Roberto Vecchioni non ha mai recitato un ruolo diverso da se stesso. Il “Professore” è nato così: perché insegnava davvero, perché spiegava davvero, perché credeva che la cultura non fosse un lusso ma una forma di salvezza. Nei suoi libri e nelle sue canzoni l’uomo e l’artista coincidono quasi sempre. Non c’è una voce privata e una pubblica: c’è una sola voce, che a volte trema, a volte ride, a volte si commuove.

Quando parla di sé non cerca assoluzioni né applausi. Dice di essere stato un padre assente, di aver inseguito le parole e la musica come si inseguono grandi amori, lasciando dietro qualche vuoto. Ma non lo fa per autoflagellarsi: lo fa per onestà. Perché, come ha sempre insegnato, la verità è l’unica cosa che vale la pena raccontare.

Morte: non una fine, ma un incontro

Il cuore di questa riflessione sta in una frase che Vecchioni ha pronunciato con naturalezza, come se stesse parlando del tempo o del mare:

Vorrei inserire un paio di canzoni nuove. Una, in particolare, la amo moltissimo. Parla di come si possa andare incontro alla morte come si va incontro ad una madre. Lei arriva, apre la porta e ti dice che dall’altra pare c’è solo luce. Voglio andarmene con tutte le parole dentro. Sono sempre state il mio bagaglio.”

Non c’è niente di lugubre in questa immagine. Anzi, è quasi domestica. La morte non come un ladro, non come un giudice, non come una condanna, ma come una madre che apre la porta. Una madre che non spinge, non urla, non spaventa. Dice solo che “dall’altra pare ci sia solo luce”. Quel “pare” è fondamentale: non una certezza dogmatica, ma una speranza gentile. Vecchioni non nega la paura, ma la addolcisce. E lo fa con l’unico strumento che ha sempre avuto: il linguaggio poetico.

Le parole come bagaglio (non come peso)

Voglio andarmene con tutte le parole dentro. Sono sempre state il mio bagaglio.”

Qui Vecchioni dice tutto. Le parole, per lui, non sono ornamenti né esercizi di stile. Sono casa, memoria, identità. Non a caso ha scritto canzoni lunghissime, piene di riferimenti, di storie, di nomi, di immagini. Non ha mai semplificato per piacere: ha complicato per capire.

Le parole sono ciò che resta quando tutto il resto cade. Non contano i premi, i dischi venduti, le luci del palco. Contano le parole che hai pronunciato, quelle che hai dato agli altri, quelle che ti hanno permesso di dire “io” senza vergogna. Portarsele dietro, nel momento del commiato, significa non arrivare vuoti.

E questo è un messaggio potente anche per noi, che spesso usiamo le parole male, poco, o per ferire. Vecchioni ci suggerisce, senza fare prediche, di riempire il nostro bagaglio di parole vere, non di rumore.

Musica: il modo più umano di dire l’indicibile

Per Vecchioni la musica non è mai stata evasione. È sempre stata un modo per affrontare ciò che fa paura. La morte, il tempo che passa, la perdita, il fallimento. La musica serve a dire quello che la prosa non riesce a contenere. Serve a rallentare il pensiero, a renderlo sopportabile.

Quando parla di nuove canzoni legate alla morte, non parla di addii strappalacrime, ma di un ultimo dialogo. La musica diventa il luogo in cui si può ancora spiegare, ancora raccontare, ancora abbracciare. Anche quando le parole, da sole, non basterebbero.

Perché questa frase può aiutarci

L’idea di andare incontro alla morte come si va incontro a una madre può sembrare lontana, quasi inaccettabile. Ma proprio per questo è utile. Perché cambia prospettiva. Non elimina il dolore, ma lo rende meno feroce. Non promette certezze, ma offre un’immagine abitabile.

Vecchioni ci invita a pensare al commiato non come a uno strappo, ma come a un passaggio. E soprattutto ci suggerisce una cosa semplice e rivoluzionaria: prepararsi non accumulando cose, ma parole. Relazioni dette, sentimenti nominati, verità pronunciate. Se dobbiamo andarcene, sembra dirci, facciamolo pieni. Pieni di linguaggio, di musica, di senso. Come chi chiude una valigia sapendo di averci messo dentro tutto quello che conta davvero.

Frasi di Roberto Vecchioni

  1. Le parole. Noi le credevamo, come dire, nate bell’e pronte all’uso. Mamma mia, quelle ci hanno una storia dentro come noi, come noi persone. Sí, nascono, si riproducono, muoiono.”
  2. Guardare il mondo con gli occhi della bellezza significa scoprire l’infinito nel quotidiano.”
  3. Non c’è bellezza più grande della verità che si nasconde dietro un volto sincero.”
  4. La vita ti sorprende quando meno te lo aspetti, bisogna essere pronti ad accoglierla.”
  5. Chi ama non guarda l’orologio, perché per lui il tempo non conta.”
  6. Gli anni sono un modo per misurare ciò che abbiamo amato.”

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