Le profetiche frasi di Bud Spencer di 30 anni fa sulla virtualità che ti cambiano il modo reagire al consumismo

Bud Spencer lo ricordiamo tutti così: grande, grosso, apparentemente burbero, con le mani come badili e un senso della giustizia semplice ma inflessibile. Uno che non parlava troppo, ma quando parlava – o menava – il messaggio arrivava chiaro. Eppure, dietro il personaggio cinematografico che ha accompagnato l’infanzia di intere generazioni, c’era Carlo Pedersoli, un uomo curioso, colto, ironico e sorprendentemente lucido nel leggere il futuro. Un futuro che oggi chiamiamo “digitale”, “virtuale”, “iperconnesso”, ma che lui aveva già intuito quando il computer era ancora un oggetto misterioso e internet sembrava fantascienza.

Bud Spencer non è stato un filosofo da salotto, né un sociologo da talk show. Era uno che ragionava partendo dalle persone, dai rapporti umani, dai valori concreti. E proprio per questo le sue parole su virtualità e consumismo suonano oggi incredibilmente attuali. Forse perfino un po’ scomode.

frasi di Bud Spencer di 30 anni fa sulla virtualità

Chi era Bud Spencer

Chi pensa che Bud Spencer fosse “solo” un attore comico si perde metà della storia. Carlo Pedersoli era laureato in giurisprudenza, pilota d’aereo, imprenditore, inventore, nuotatore olimpico. Ma soprattutto era uno che osservava. Guardava le persone, i loro comportamenti, i cambiamenti della società. E si faceva domande. Domande semplici, ma fondamentali: cosa ci rende davvero umani? Cosa resta, quando togliamo il superfluo? E cosa succede se il superfluo prende il posto dell’essenziale?

Nei suoi film, tra una rissa al saloon e un piatto di fagioli, c’è sempre un’idea chiara di umanità: i buoni sono quelli che aiutano, che difendono i più deboli, che non si vendono. I cattivi, invece, sono spesso avidi, arroganti, ossessionati dal potere e dal denaro. Il consumismo, anche se non chiamato così, è già lì: come fame di possesso, come vuoto mascherato da abbondanza.

La profezia del computer

C’è una frase di Bud Spencer che colpisce come uno schiaffone ben assestato, uno di quelli che nei film facevano volare l’avversario contro il bancone. Dice:

Quando noi attraverso il computer ordineremo da mangiare al salumiere, quando avremo dei rapporti con gli altri tramite il computer, quando entreremo nelle case e nella vita privata degli altri – questo succederà fra alcuni anni – a questo punto cambierà la società, cambierà il nostro modi di vivere.”

Ora, fermiamoci un attimo. Ordiniamo il cibo online? Sì. Abbiamo rapporti con gli altri tramite uno schermo? Sì. Entriamo nelle case e nella vita privata degli altri attraverso social, stories, video e dirette? Assolutamente sì. Bud Spencer non stava facendo fantascienza: stava descrivendo il nostro presente, con anni di anticipo.

Il punto, però, non è il computer in sé. Bud Spencer non demonizza la tecnologia. Quello che lo preoccupa è il cambiamento dei rapporti umani. Perché quando tutto passa da uno schermo, il rischio è che il contatto si faccia più debole, più superficiale, più comodo. E la comodità, si sa, è una grande alleata del consumismo.

Rapporti umani: ciò che non si può scaricare

Per Bud Spencer, il cuore di tutto restano le relazioni vere. Quelle fatte di presenza, di sguardi, di silenzi condivisi. Non a caso dice:

“Il sentimento è l’unica cosa che non può essere toccato.”

In un mondo dove tutto è replicabile, condivisibile, acquistabile, il sentimento resta l’unica cosa che sfugge al mercato. Non puoi comprarlo, non puoi simularlo davvero, non puoi ridurlo a un algoritmo. Ed è proprio per questo che è prezioso. La virtualità può moltiplicare i contatti, ma non garantisce la qualità dei rapporti. E il consumismo prospera proprio lì: quando confondiamo la quantità con il valore.

Valori contro virtualità: la vera resistenza

Bud Spencer non era nostalgico, ma aveva un’idea molto chiara di cosa ci salva. Lo dice senza giri di parole:

Noi dobbiamo sempre pensare che in fondo siamo degli animali; l’importante è mantenere dei valori, se noi manteniamo dei valori, questi non ce li potrà toccare nessuno, nemmeno la virtualità.

Tradotto: possiamo anche vivere immersi nella tecnologia, ma se perdiamo i valori siamo fregati. Perché il consumismo non ti ruba solo i soldi, ti ruba il tempo, l’attenzione, il senso delle cose. Ti convince che ti serve sempre qualcosa in più, mentre ti toglie ciò che conta davvero.

Perché oggi le sue parole ci servono più che mai

La frase di Bud Spencer sulla società che cambia non è una condanna, è un avvertimento. Ci invita a essere consapevoli. A non subire passivamente la virtualità e il consumismo, ma a usarli senza farci usare. A ricordarci che dietro ogni schermo c’è una persona, e che nessun “acquista ora” potrà mai sostituire un rapporto autentico.

Forse, se oggi Bud Spencer fosse ancora tra noi, non tirerebbe ceffoni. Ci guarderebbe, sorriderebbe sotto i baffi e direbbe: va bene il computer, va bene la comodità, ma ricordatevi chi siete. Perché i valori, quelli veri, non si mettono nel carrello. E non vanno mai in saldo.

Frasi di Bud Spencer su virtualità e consumismo

  1. Quando noi attraverso il computer ordineremo da mangiare al salumiere, quando avremo dei rapporti con gli altri tramite il computer, quando entreremo nelle case e nella vita privata degli altri – questo succederà fra alcuni anni – a questo punto cambierà la società, cambierà il nostro modi di vivere.”
  2. Il sentimento è l’unica cosa che non può essere toccato.”
  3. Noi dobbiamo sempre pensare che in fondo siamo degli animali; l’importante è mantenere dei valori, se noi manteniamo dei valori, questi non ce li potrà toccare nessuno, nemmeno la virtualità.

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