Roberto Vecchioni non è solo un cantautore. E non è solo un professore. È una di quelle persone che, quando parlano di giovani, non lo fanno dall’alto di una torre d’avorio, ma da una cattedra un po’ scrostata, con il gesso ancora sulle mani e la musica nelle orecchie. Li ha osservati per decenni, i ragazzi. Li ha ascoltati, a scuola e fuori. Li ha raccontati nelle canzoni, nei libri, negli interventi pubblici. E soprattutto non ha mai fatto finta che fossero “facili”. Quando dice: “I giovani gridano il loro disagio, che è talmente profondo che talvolta porta ad azioni che non sono classificabili”, Vecchioni non sta giustificando tutto. Sta facendo una cosa molto più scomoda: ci sta chiedendo di smettere di semplificare.

Chi è Roberto Vecchioni
Roberto Vecchioni ha passato una vita a insegnare lettere nei licei. Non per hobby, ma per vocazione. Perché prima ancora di essere una voce sul palco, è stato una voce in classe. E chi insegna lo sa: i ragazzi non li puoi bluffare. Se non li rispetti, ti smontano in cinque minuti. Se li ascolti davvero, invece, ti regalano verità che fanno anche un po’ male.
Il personaggio pubblico, quello che vediamo in tv o ascoltiamo nei concerti, è diretto, ironico, a volte spigoloso. Ma dietro c’è sempre lo stesso sguardo: quello di chi non ha mai smesso di chiedersi cosa stia succedendo nella testa e nel cuore delle nuove generazioni. E soprattutto perché.
Chi sono i giovani, per Vecchioni
Per Roberto Vecchioni i giovani non sono “il futuro” detto tanto per dire, né un problema da risolvere. Sono persone immerse in un tempo complicato, spesso ostile, che chiede loro di essere adulti prima ancora di aver capito chi sono. Vivono, come ha spiegato più volte, in una sorta di nebbia: una confusione fatta di aspettative altissime e punti di riferimento bassissimi.
Non sono fragili perché deboli. Sono fragili perché caricati di un peso enorme. Devono riuscire, scegliere presto, non sbagliare, essere performanti, originali, felici. Tutto insieme. E se cadono, spesso li giudichiamo più in fretta di quanto li aiutiamo a rialzarsi.
I giovani gridano il loro disagio
La frase:
“I giovani gridano il loro disagio, che è talmente profondo che talvolta porta ad azioni che non sono classificabili”
è potente perché ci mette a disagio. Perché quelle “azioni non classificabili” ci spaventano. Non rientrano nei nostri schemi, nei nostri valori, nella nostra idea di normalità.
Vecchioni non dice che quel disagio sia bello o giusto. Dice che è reale. E che quando non viene ascoltato, esplode. Il grido può diventare silenzio, rabbia, rifiuto, gesti estremi o scelte che non capiamo. E il punto non è approvarle, ma chiedersi da dove nascono. Quando il disagio è così profondo, non basta un rimprovero o una regola in più. Serve presenza. Serve qualcuno che resti, anche quando non capisce tutto.
Perché questa frase ci serve come genitori
Questa frase è utile soprattutto a noi adulti, genitori compresi, perché ci obbliga a fare un passo indietro. A smettere di chiedere subito spiegazioni razionali a comportamenti che razionali non sono. L’adolescenza non è un foglio Excel. È più simile a una canzone scritta di notte, con troppe emozioni e poche certezze.
Capire che i nostri figli “gridano” non significa accettare ogni loro scelta. Significa non ridurre quel grido a un capriccio. Significa stare accanto anche quando non condividiamo, anche quando vorremmo scuoterli e dire: “Ma cosa stai facendo?”. Vecchioni ci ricorda che si può dissentire senza sparire. Che si può non essere d’accordo senza smettere di esserci.
Stare affianco, non davanti
Uno dei messaggi più forti che emergono dal pensiero di Vecchioni è questo: gli adulti non devono sempre indicare la strada. A volte devono solo camminare a fianco. Non davanti, a fare da guida onnisciente. Non dietro, a controllare. A fianco.
Stare a fianco significa accettare che i giovani facciano scelte che non avremmo fatto. Idee che non condividiamo. Linguaggi che ci sembrano incomprensibili. Ma significa anche essere lì se sbagliano, senza dire “te l’avevo detto” come prima frase.
Una lezione scomoda ma necessaria
Roberto Vecchioni non consola. Non addolcisce. Non semplifica. Ed è proprio per questo che le sue parole sui giovani sono così preziose. Perché ci chiedono fatica, ascolto, autocritica. Ci chiedono di guardare i ragazzi non come un problema generazionale, ma come uno specchio. Se gridano, forse è anche perché per troppo tempo nessuno ha davvero ascoltato. E se quel disagio ci spaventa, forse è perché ci obbliga a rimettere in discussione il mondo che abbiamo costruito.
Stare accanto ai nostri figli adolescenti, come suggerisce implicitamente Vecchioni, non significa capirli sempre. Significa non lasciarli soli proprio quando sembrano più lontani. E questa, oggi, è una forma di amore rivoluzionaria.
Frasi di Roberto Vecchioni
- “La vita è un viaggio, non una destinazione.”
- “Non è mai troppo tardi per essere quello che avresti voluto essere.”
- “La vita è fatta di attimi che si rincorrono, è il tempo che ci salva o ci perde.”
- “L’esperienza è solo il nome che diamo ai nostri errori.”
- “Avere paura è umano, ma il coraggio è vivere davvero.”
- “Le parole sono ponti per attraversare il silenzio della solitudine.”
- “Non è la felicità a farci vivere, ma la ricerca della felicità.”
- “Gli anni sono un modo per misurare ciò che abbiamo amato.”
- “Chi ama non guarda l’orologio, perché per lui il tempo non conta.”
- “La vita è un’opera incompiuta che ciascuno dipinge ogni giorno.”
Leggi altre frasi celebri di Roberto Vecchioni e le frasi celebri sui giovani