Frasi di Crepet sui bambini, ti aiutano a insegnare l’incanto ai tuoi figli e vivranno una vita meravigliosa

Paolo Crepet non usa giri di parole. Quando parla, spesso pizzica, a volte graffia. Ma lo fa perché vuole svegliarci. Tra i temi che più gli stanno a cuore ce n’è uno che oggi suona quasi rivoluzionario: l’incanto.

Secondo Crepet, il vero problema della nostra epoca non è la tecnologia, né la scuola, né i social. Il problema è che abbiamo smesso di incantare. E quando smetti di incantare un bambino, non gli togli solo un sorriso: gli togli una bussola per la vita. Una delle sue frasi più potenti è questa:

Il problema è smettere di incantare. Cioè i bambini nascono per essere incantati. Una fiaba, un gesto, una passeggiata nel bosco, sono le cose che ci hanno fatto capire ancor prima del linguaggio, in qualche modo, che la vita era un’avventura, che la vita dovevi viverla.”

Non è poesia nostalgica. È una diagnosi precisa. E anche un avvertimento.

Frasi di Crepet sui bambini

Chi è Paolo Crepet e perché vale la pena ascoltarlo

Paolo Crepet è psichiatra, sociologo, scrittore e divulgatore. Da decenni si occupa di disagio giovanile, educazione, famiglia, scuola, identità. Ha lavorato con minori, famiglie in difficoltà, istituzioni educative. Non parla “per sentito dire”: parla per esperienza clinica e umana.

La sua autorevolezza non sta solo nei titoli accademici o nei libri pubblicati, ma nella capacità di collegare la psicologia alla vita vera, quella fatta di figli, genitori stanchi, insegnanti disillusi e adulti che hanno dimenticato come si sogna.

Che cos’è l’incanto per Crepet Per Crepet, l’incanto non è intrattenimento.
Non è il cartone animato a ciclo continuo. Non è il tablet dato per stare buoni. L’incanto è l’esperienza emotiva che ti fa sentire che il mondo vale la pena di essere esplorato.

Quando dice che “i bambini nascono per essere incantati”, intende che nascono con una predisposizione naturale alla meraviglia. Ma quella predisposizione va nutrita. Una fiaba non serve solo a dormire: serve a immaginare. Un gesto gratuito insegna che la vita non è solo utilità. Una passeggiata nel bosco educa allo stupore, al silenzio, all’attesa.

Prima ancora delle parole, il bambino impara così una cosa fondamentale: la vita è un’avventura, non una procedura da ottimizzare.

Perché oggi abbiamo smesso di incantare

Qui Crepet diventa tagliente. Secondo lui, abbiamo sostituito l’incanto con il controllo.

Vogliamo bambini:

  • sempre al sicuro;
  • sempre occupati;
  • sempre “avanti”.

Ma raramente liberi di perdersi, di annoiarsi, di immaginare.

Abbiamo paura del tempo vuoto, quando invece è proprio lì che nasce la creatività.
Abbiamo paura della noia, quando invece è il primo passo verso il desiderio. Il risultato? Bambini iperstimolati ma poco motivati. Adulti efficienti ma stanchi dentro.

Cosa ci insegna quella frase

Quando Crepet dice che quelle esperienze ci hanno fatto capire “ancor prima del linguaggio” che la vita andava vissuta, ci sta dicendo una cosa enorme:  l’educazione più importante non passa dalle parole, ma dalle esperienze.

Un bambino che vive l’incanto:

  • non ha bisogno di essere continuamente intrattenuto;
  • sviluppa curiosità;
  • impara a dare senso alle cose.

E soprattutto cresce con l’idea che la vita non è solo dovere, ma anche scoperta.

Come insegnare ai figli una vita avventurosa

Non servono grandi viaggi o giochi costosi. Servono scelte quotidiane.

Esempi concreti:

  • raccontare una storia inventata invece di accendere uno schermo;
  • camminare senza meta, lasciando che sia il bambino a guidare;
  • accettare che si sporchi, che sbagli, che si annoi;
  • dire meno “stai attento” e più “prova!”.

In pratica: meno protezione ossessiva, più fiducia.

Cosa dice la ricerca

Diversi studi in ambito psicologico e pedagogico mostrano con chiarezza che il gioco non strutturato è fondamentale per lo sviluppo dei bambini, perché li aiuta a diventare più autonomi e a trovare soluzioni ai problemi in modo creativo.

Allo stesso tempo, il contatto con la natura si rivela un potente alleato del benessere: riduce lo stress e migliora la capacità di attenzione, favorendo un equilibrio emotivo spesso messo alla prova dalla vita moderna.

Anche la narrazione ha un ruolo centrale, perché attraverso le storie i bambini imparano a mettersi nei panni degli altri e a sviluppare il pensiero simbolico. Tradotto in parole semplici, Crepet non parla per nostalgia: parla perché la scienza, oggi più che mai, gli dà ragione.

Lezioni anche per noi adulti 

L’incanto non serve solo ai bambini, ma anche a noi adulti. Quando smettiamo di lasciarci incantare, rischiamo di diventare cinici, di vivere costantemente in modalità sopravvivenza e di confondere la semplice sicurezza con la vera felicità.

È proprio su questo punto che Crepet ci richiama: ci invita a recuperare uno sguardo meno stanco e meno disilluso sul mondo, ricordandoci che vivere non significa soltanto funzionare, ma sentire, desiderare e lasciarsi ancora sorprendere.

Abbiamo riempito le agende. Abbiamo svuotato l’immaginazione. E poi ci chiediamo perché siamo tutti così stanchi. Forse il vero atto educativo – e rivoluzionario – oggi è proprio questo: tornare a incantare. I bambini. E, già che ci siamo, anche noi stessi.

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