Roberto Vecchioni non parla dei giovani: parla ai giovani. E, soprattutto, parla agli adulti che i giovani li guardano, li ascoltano, li copiano. Anche quando fingono di non farlo.
Le sue parole non cercano l’applauso facile né l’ennesima frase da social. Sono frasi che restano, che graffiano un po’ e poi si siedono accanto a te, come fa un buon maestro quando ti dice una verità scomoda ma necessaria. Quando Vecchioni afferma:
“Per anni i giovani non si sono resi conto che la vita è una cosa che bisogna scegliere, ma per farlo è necessario avere dei maestri. Non avremo mai dei ragazzi con princìpi se non gli diamo l’esempio giusto”
non sta accusando i giovani. Sta chiamando in causa noi. Tutti. Perché scegliere la vita non è un atto automatico: è un atto guidato, osservato, imparato. E senza modelli credibili, la scelta diventa un salto nel buio.

Chi è Roberto Vecchioni
Roberto Vecchioni non è “solo” un cantautore. È stato insegnante di liceo classico per decenni, professore universitario, scrittore, intellettuale che ha vissuto le aule scolastiche ben prima dei palchi illuminati.
Ha passato anni davanti a ragazzi veri, con zaini troppo pieni e teste ancora più colme di domande. Ha visto generazioni cambiare, linguaggi evolversi, sogni trasformarsi. Quando parla di giovani, lo fa da dentro. Non dall’alto. Non da lontano. Vecchioni ha fatto quello che oggi chiediamo disperatamente: essere un adulto presente, competente e coerente.
“La vita è una cosa che bisogna scegliere“: cosa significa
Questa frase è il cuore del pensiero di Vecchioni. Scegliere la vita non vuol dire “avere successo”, “fare soldi” o “diventare famosi”. Vuol dire decidere che tipo di persona vuoi essere, anche quando nessuno ti guarda. Vecchioni lo ribadisce spesso, ricordando che:
“La felicità è nella normalità, non nei soldi.”
Un concetto quasi rivoluzionario in un mondo che misura il valore in like, follower e conti in banca. I giovani non hanno smesso di scegliere perché sono pigri o disinteressati. Hanno smesso perché nessuno ha spiegato loro come si sceglie. E, soprattutto, perché vale la pena farlo.
Senza maestri non si sceglie: si imita
Ed è qui che arriva la parte più tagliente del discorso.
Vecchioni parla di maestri, non di influencer, non di algoritmi, non di tutorial da 30 secondi. Un maestro è qualcuno che:
- vive ciò che dice;
- si assume la responsabilità delle proprie parole;
- accetta di essere osservato, anche criticato.
Senza maestri, i giovani non scelgono: copiano. Copiano ciò che vedono funzionare. Se vedono adulti che predicano valori e poi li tradiscono, imparano una lezione chiarissima: le parole non contano.
Il valore delle parole degli adulti: perché oggi contano meno
Vecchioni ci costringe a guardare una verità scomoda: gli adulti hanno perso credibilità prima ancora che autorevolezza. Non perché sbagliano – sbagliare è umano – ma perché spesso non spiegano, non si mettono in discussione, non mostrano il legame tra parole e scelte.
Eppure, studi pedagogici e psicologici confermano quello che Vecchioni dice da anni: i giovani interiorizzano i valori soprattutto attraverso l’esempio. Secondo ricerche sull’apprendimento sociale (Bandura), il comportamento degli adulti di riferimento ha un impatto diretto sulla costruzione dell’identità e del senso morale degli adolescenti.
Tradotto: se dici una cosa e ne fai un’altra, il giovane imparerà quella che fai. Non quella che dici.
Applicazioni pratiche: cosa possiamo fare
La lezione di Vecchioni non è teorica. È quotidiana. Si applica:
- a scuola, quando un insegnante ascolta prima di giudicare;
- in famiglia, quando un genitore ammette un errore;
- nel lavoro, quando un adulto sceglie la coerenza invece della scorciatoia.
Essere maestri non significa essere perfetti. Significa essere leggibili.
Mostrare che la vita è fatta di scelte, anche difficili, e che ogni scelta ha un peso.
La vera eredità di Vecchioni
Alla fine, Roberto Vecchioni ci lascia una responsabilità enorme, ma anche liberatoria:
i giovani non hanno bisogno di sermoni. Hanno bisogno di adulti che valgano la pena di essere ascoltati.
Se vogliamo ragazzi con princìpi, dobbiamo smettere di chiedere “perché non ci ascoltano” e iniziare a chiederci che esempio stiamo dando. Perché la vita si sceglie, sì. Ma prima ancora, si impara guardando.
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