Erri De Luca ha un modo di ribaltare il senso delle cose che è immediatamente riconoscibile. Non argomenta, afferma. Non spiega, mostra. Questa frase sulla nostalgia è uno degli esempi più precisi e più belli di quella capacità.

Cosa succede quando ci viene nostalgia
“Quando ti viene una nostalgia, non è mancanza, è presenza, è una visita, arrivano persone, paesi, da lontano e ti tengono un poco di compagnia.”
Il ribaltamento è netto e immediato, e arriva prima che si abbia il tempo di resistere. La nostalgia – che di solito viene vissuta come una forma di dolore, come la presenza dolorosa e testarda di qualcosa che non c’è più e non tornerà – diventa invece una forma inaspettata di compagnia. Non sei solo con il tuo rimpianto: sei visitato. Qualcuno è arrivato da lontano per stare un poco con te.
Il problema con il modo consueto di vivere la nostalgia
Di solito si vive la nostalgia come un deficit, come una forma di dolore che si subisce. Senti la mancanza di qualcuno, di un posto, di un periodo della vita che non tornerà. Quella mancanza fa male, è la forma negativa e dolorosa di qualcosa che è stato positivo e prezioso. Il che significa che il dolore della nostalgia è proporzionale alla bellezza di quello che si è vissuto: più era bello, più fa male la sua assenza.
Erri De Luca non nega quel dolore, non sarebbe onesto. Lo trasforma invece nella sua versione speculare. Dice: quello che senti in quel momento non è solo l’assenza di qualcosa che manca. È la presenza di qualcosa che arriva. Una visita inattesa, non pianificata, che nessuno ha annunciato. Qualcosa che bussava alla porta della memoria senza preavviso, e che puoi scegliere di accogliere invece di combattere.
La visita come metafora
“Arrivano persone, paesi, da lontano.” L’immagine è quella di qualcuno che fa un lungo viaggio – non per restare, non per sistemarsi – ma solo per stare un poco con te. “Un poco di compagnia”: niente di più, niente di meno. La nostalgia non è un ritorno permanente di quello che è stato, non è una seconda possibilità travestita da memoria. È una sosta brevissima di qualcosa che era già andato, ma che sa ancora trovarti dove sei.
C’è qualcosa di profondamente confortante in questa visione, e qualcosa che cambia il rapporto con il lutto. Le persone che hai amato e che hai perso non sono del tutto sparite, sono diventate visitatori occasionali e inattesi. Arrivano quando meno te lo aspetti: in una musica sentita per caso, in un odore che non riconosci subito, in una luce di un certo pomeriggio d’autunno. Non puoi tenerli, la visita finisce quando finisce. Ma puoi accoglierli per il tempo che durano, invece di combattere la loro presenza.
Erri De Luca e la lingua
La forza di questa frase viene anche dalla sua costruzione linguistica precisa e non casuale. De Luca non scrive “mi mancano le persone”, scrive “arrivano persone”. Il soggetto grammaticale non è il mancante – il vuoto, il rimpianto – ma il visitante. Non sei tu che cerchi qualcosa che non c’è più: è qualcosa che viene verso di te. Quella inversione del soggetto grammaticale cambia completamente la qualità dell’esperienza interiore.
Non è perdita: è incontro. Non sei abbandonato con il tuo dolore: sei visitato da qualcosa che conosce la strada per trovarti. Non stai lottando contro un’assenza: stai accogliendo una presenza temporanea che non ha chiesto il permesso di arrivare.
E quella presenza – per quanto breve duri, per quanto impalpabile possa sembrare a chi è fuori dall’esperienza – è reale quanto qualsiasi altra cosa che senti. Forse più reale di molte cose che si vedono e si toccano.
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