Nonostante Roberto Benigni riesca quasi sempre a strapparci un sorriso, è proprio nella sua inconfondibile ilarità che spesso affiora una serietà capace di costringerci a fermarci, sederci e prendere appunti.
Quando ci regala un’interpretazione magica di una poesia – recitata come se avesse il cuore in mano, o quando ci conquista con una battuta – dietro quel sorriso, dietro quella risata contagiosa emerge una gioia che non resta mai solo sua: diventa condivisione, diventa un invito a ridere sempre, qualunque cosa accada.

Chi è Roberto Benigni
Dietro quel sorriso capace di cambiare l’umore anche al più incallito dei brontoloni c’è Roberto Benigni. Toscano dalla forza quasi travolgente, nato nella frazione di Manciano La Misericordia, a Castiglion Fiorentino, Benigni – celebre al cinema e in televisione – ha imparato a fare della risata una forma di vita e a trasmetterne il valore al suo pubblico.
Negli anni Settanta si trasferisce a Roma, dove inizia il suo percorso teatrale: è lì che la sua risata diventa un vero e proprio inno all’esistenza. Tra le opere che lo hanno consacrato resterà nella storia La vita è bella, film che gli è valso due premi Oscar, come miglior film straniero e come miglior attore protagonista.
Con le sue parole, Benigni è riuscito a toccare un nervo scoperto che molti, forse, non sapevano nemmeno di avere. In tanti vivono infatti a stretto contatto con l’ansia e l’inquietudine, spesso senza esserne pienamente consapevoli. La forza del suo linguaggio sta nella disarmante semplicità con cui riesce a colpire, scuotendo i sensi e l’anima di persone di ogni età, ricordandoci che la felicità va sempre cercata, anche quando sembra lontana.
Cos’è la felicità secondo Roberto Benigni
“Ridi sempre, ridi, fatti credere pazzo, ma mai triste. Ridi anche se ti sta crollando il mondo addosso, continua a sorridere”.
A una prima lettura può sembrare una frase semplice, quasi uno slogan da social network. In realtà è molto di più: è una risposta a un mondo che sembra fare di tutto per volerci spenti e rassegnati. Un invito al sorriso che diventa, a tutti gli effetti, un atto di resistenza.
Farsi credere pazzi significa rifiutare l’omologazione, non adattarsi passivamente a ciò che ci viene imposto. Significa non fermarsi su quella tristezza collettiva che appiattisce tutto, soprattutto quando la realtà intorno a noi si fa pesante e, oggi più che mai, la cronaca nazionale, politica e internazionale non offre tregua.
In questo senso, ridere non è superficialità, ma una scelta consapevole: il modo più umano per restare vivi, presenti, e non lasciarsi spegnere.
La risalta ribalta gli schemi sociali
Benigni sembra ribaltare i valori sociali tradizionali, perché:
- pazzo non è chi ha perso il controllo, ma chi è libero, fuori dagli schemi;
- triste, invece, è chi appare sconfitto, arreso.
Per il comico toscano è dunque preferibile sembrare folli piuttosto che mostrare la resa. Il sorriso, infatti, non deve negare il dolore, ma riconoscerlo e sfidarlo apertamente.
Come egli stesso affermava:
“Chi ride è padrone del mondo, anche se non ha niente. Chi piange è solo uno che ha perso il tempo per ridere.”
È come se Benigni ci invitasse a scegliere la felicità a ogni costo, disobbedendo al dolore e trasformando la risata in una forma di umanità capace di sopravvivere anche quando tutto intorno sembra vacillare.
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