5 frasi di Jung che aiutano ad affrontare e superare i problemi più grandi

Carl Gustav Jung ha dedicato gran parte della sua vita a comprendere ciò che accade dentro di noi quando la sofferenza, la paura e le difficoltà sembrano prendere il sopravvento. Psicologo e psichiatra tra i più influenti del Novecento, ci ha lasciato una visione profonda del dolore e del cambiamento: non tutto ciò che ci ferisce può essere cancellato e non ogni problema può trovare una soluzione. Alcune esperienze, però, possono essere trasformate, fino a diventare parte della nostra crescita.

affrontare e superare i problemi

1. E se non dovessimo risolvere tutto?

“I problemi più grandi e importanti della vita sono tutti fondamentalmente insolubili. Non possono mai essere risolti, ma solo superati.”

Jung ci dice qualcosa che, nei momenti più difficili, facciamo fatica ad accettare: non tutti i problemi della vita possono essere risolti. Alcuni problemi non hanno una soluzione capace di cancellare ciò che è successo. Possiamo cercare spiegazioni, rimpiangere scelte e immaginare alternative, ma certe realtà restano. Possiamo però imparare a conviverci, comprendere il dolore che ci hanno lasciato e smettere di permettergli di decidere come staremo oggi. Superare qualcosa non significa dimenticarlo, ma riuscire a guardarlo senza sentirsi ancora prigionieri di ciò che è stato.

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2. Accettare non significa arrendersi

Il cambiamento comincia nel momento in cui smettiamo di combattere contro ciò che non possiamo più cambiare.

“Non possiamo cambiare nulla finché non lo accettiamo. La condanna non libera; opprime.”

Jung ci ricorda che accettare non significa arrendersi, né giustificare ciò che ci ha ferito, ma avere il coraggio di guardare la realtà negli occhi, anche quando ci fa male, e riconoscere che alcune cose appartengono ormai al passato. Quando continuiamo a condannare ciò che è accaduto, restiamo legati proprio a ciò da cui vorremmo liberarci; quando invece accettiamo la nostra storia, con le sue ferite e le sue imperfezioni, recuperiamo lentamente le nostre forze.

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3. Quello che ci irrita negli altri parla anche di noi

“Tutto ciò che ci irrita negli altri può portarci a comprendere noi stessi.”

Dopo aver imparato ad accettare ciò che non possiamo cambiare, possiamo iniziare a guardare con occhi diversi anche ciò che ci accade. Jung ci consiglia di farlo partendo proprio dalle persone che ci irritano, ci feriscono o ci fanno perdere la pazienza perché alcune reazioni così intense possono raccontarci qualcosa di noi che non vogliamo vedere. Guardare dentro di noi non è sempre facile, ma può diventare una delle strade più profonde per conoscerci e quando comprendiamo ciò che ci muove, smettiamo lentamente di esserne prigionieri.

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4. La parte di noi che preferiamo non vedere

Dentro ognuno di noi esiste una parte che facciamo fatica ad accettare. Ci sono paure che nascondiamo, ferite che non tocchiamo, emozioni che preferiamo ignorare. Eppure è proprio da lì che possiamo iniziare a conoscerci davvero.

“Conoscere la propria oscurità è il metodo migliore per affrontare l’oscurità degli altri.”

Jung ci ricorda che guardare la nostra “oscurità” negli occhi non significa diventare prigionieri delle nostre fragilità, ma smettere di averne paura. Quando impariamo ad accettare ciò che ci fa più male, anche gli altri smettono di sembrarci così incomprensibili. Riconosciamo in loro emozioni che conosciamo bene e diventiamo più capaci di comprendere, invece di giudicare, e di accogliere invece di respingere.

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5. Non siamo soltanto ciò che ci è accaduto

“Finché non rendi cosciente l’inconscio, esso dirigerà la tua vita e tu lo chiamerai destino.”

Con questa frase, Jung ci invita a riflettere su una cosa che spesso facciamo senza rendercene conto: attribuire al destino ciò che, in realtà, nasce da qualcosa che portiamo dentro. Le nostre paure, le ferite del passato, i bisogni che non riconosciamo e i comportamenti che ripetiamo possono influenzare le nostre scelte molto più di quanto immaginiamo. Se non diventiamo consapevoli di tutto questo, rischiamo di ritrovarci continuamente nelle stesse situazioni e pensare che sia la vita a volerlo. Rendere cosciente l’inconscio significa allora iniziare a capire cosa ci muove davvero.

Questa consapevolezza cambia il modo in cui affrontiamo i problemi, perché ci permette di distinguere ciò che non possiamo cambiare da ciò che dipende ancora da noi. Non possiamo scegliere tutto ciò che ci accade, ma possiamo riconoscere i meccanismi che ci fanno soffrire e smettere di ripeterli.

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