Quante energie stai spendendo a cercare di essere diversa da come sei: più sicura, più leggera, più organizzata, più simile a quello che pensi che gli altri si aspettino da te? E quante persone stai tenendo a distanza, anche senza volerlo, perché prima di lasciarle avvicinare davvero vorresti sentirti “abbastanza”: abbastanza a posto, abbastanza normale, abbastanza? Alda Merini aveva su questo qualcosa di molto preciso e molto coraggioso da dire.

Cerca di accettarti così come sei
“Cerca di accettarti così come sei. Non cambiare per piacere agli altri. Chi ti ama accarezzerà le tue insicurezze. Chi vorrà starti accanto si accoccolerà alle pieghe della tua anima. Sii te stessa sempre. Fatti un dono vero: resta come sei.”
“Pieghe dell’anima”: quell’immagine è una delle più belle e più precise che esistano per descrivere le parti di noi che non mostriamo subito, le zone irregolari, quelle che non corrispondono all’immagine che vorremmo dare. Alda Merini non dice che quelle pieghe sono difetti da nascondere. Dice che chi ti ama vi si accoccolerà. Come in un posto caldo.
Non cambiare per piacere agli altri
Alda Merini dice qualcosa di profondamente scomodo: non cambiare. Non nel senso di non crescere, non evolverti, non migliorare; quel cambiamento è vitale e necessario. Nel senso di non deformarti, non appiattire le tue irregolarità, non limarti gli spigoli per compiacere chi ti guarda da fuori.
C’è una differenza enorme tra il cambiamento che viene da dentro – perché senti che qualcosa in te vuole evolversi – e quello che viene da fuori, per diventare più accettabile agli occhi di qualcuno.
Il cambiamento che viene dalla seconda spinta – quella del piacere agli altri, del sembrare diversa da come si è – non porta mai dove si pensa di arrivare. Perché anche raggiunto il punto in cui sembri “abbastanza” secondo i criteri di qualcun altro, non ti sentirai abbastanza dentro. La misura era sbagliata dall’inizio: non tua, presa a prestito. E nessuna quantità di cambiamenti fatti su quella misura sbagliata produce un senso di sufficienza reale.
Questa è stata una delle scoperte più lente e più preziose della mia vita. Ho cresciuto mio figlio con l’alto contatto e la disciplina dolce in un mondo che spesso me lo sconsigliava, che mi diceva che lo stavo viziando, che non stavo “preparandolo alla vita”. Ho avuto momenti di dubbio che mi creavano ciò che Alda Merini chiama “pieghe dell’anima”. Ma ogni volta che ho seguito la mia voce invece di quella esterna, le cose sono andate meglio. Non perfettamente: meglio. E lui, oggi a quasi quattordici anni, è una persona che sa stare bene con se stessa. È il suo modo di accoccolarsi sulle mie pieghe.
Chi ti ama e le pieghe
L’immagine più potente di tutta la frase è quella finale: chi ti ama si accoccolerà alle pieghe della tua anima. Non le raddrizza, non le lima, non finge che non ci siano. Si ci accoccola. Come fa chi si mette comodo in un posto che già conosce, in un posto che sente suo.
Chi non riesce a stare con le tue pieghe – chi ti vuole diversa, più liscia, più senza spigoli – non ti sta amando: ti sta usando come schermo per proiettare quello che vuole vedere. Quella non è vicinanza: è solitudine a due.
Il dono più difficile
“Fatti un dono vero: resta come sei.” È forse la cosa più difficile che si possa fare, non per pigrizia o per chiusura, ma per il coraggio che richiede. Restare come si è, senza continue correzioni di rotta dettate dall’approvazione altrui, significa fidarsi di se stessi. E quella fiducia si costruisce lentamente, ma edifica qualcosa di solido.
Alda Merini è stata poetessa milanese, autrice di raccolte di versi che hanno toccato qualcosa di profondo in generazioni di lettori, una delle voci più intense e più amate della letteratura italiana del Novecento, qualcuno che ha conosciuto il dolore, la malattia mentale, la perdita, e ha trasformato tutto in bellezza per tutta la vita.
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