C’è una parola che spaventa. Non si pronuncia volentieri, si abbassa la voce quando la si dice, come se nominarla potesse accelerare qualcosa che si vorrebbe rimandare ancora un po’. La parola è menopausa. E la paura che porta con sé non è solo fisica – i sudori notturni, i cambiamenti del corpo, l’insonnia – ma è qualcosa di più antico e più profondo: la paura di diventare invisibili. Di non essere più desiderabili. Di essere, in qualche modo, finite.
Carl Gustav Jung, lo psichiatra svizzero che ha cambiato il modo in cui il Novecento ha guardato all’inconscio e alle trasformazioni della psiche umana, aveva qualcosa di molto preciso da dire su questo. Lo aveva capito studiando i suoi pazienti, ma anche guardando la propria vita: i grandi cambiamenti non sono mai la fine di qualcosa. Sono sempre l’inizio di qualcosa d’altro.

La lettera che Jung scriverebbe alle donne che hanno paura della menopausa
Cara lettrice,
ti scrivo perché so quello che stai attraversando, e so anche che nessuno te lo ha spiegato nel modo giusto.
La società in cui viviamo ha un problema con la seconda metà della vita delle donne. Non sa come raccontarla, non sa come valorizzarla, non sa come darle un nome che non suoni come una perdita. Così ti ha insegnato a temere questo passaggio invece di attraversarlo con curiosità. Ti ha insegnato che esiste una scadenza, e che oltre quella scadenza comincia qualcosa di meno.
Io penso che sia esattamente il contrario.
Ho dedicato decenni a studiare le trasformazioni della psiche umana, e ho capito una cosa: la vita assomiglia al percorso del sole. Al mattino il sole acquista forza e sale, raggiunge lo zenit ardente e raggiante. Poi comincia a scendere. Ma la discesa del sole non è un fallimento. È un altro tipo di luce: più calda, più obliqua, capace di illuminare cose che il sole a picco non vede.
È un grosso errore supporre che il significato della vita si esaurisca con la giovinezza e con la fase di espansione, che una donna per esempio sia “finita” quando sopraggiunge la menopausa.
Quella che stai attraversando non è una fine. È un’enantiodromia: un termine greco che amo molto, che significa il momento in cui una forza si rovescia nel suo contrario. L’energia che nella prima metà della vita hai speso verso l’esterno – costruire, dare, nutrire, crescere figli, soddisfare aspettative, apparire – adesso chiede di girare. Di tornare dentro. Di nutrire finalmente te stessa.
Questo è il vero significato di quello che il tuo corpo sta facendo. Non ti sta sottraendo qualcosa. Ti sta invitando a smettere di cercare fuori quello che hai sempre avuto dentro.
“La tua visione diventa chiara solo quando guardi dentro il tuo cuore. Chi guarda fuori, sogna. Chi guarda dentro, si sveglia.”
Per tutta la prima metà della vita hai guardato fuori. Hai guardato cosa si aspettavano da te, cosa ti rendeva adeguata, cosa ti faceva sentire abbastanza. Hai imparato a vestirti, a muoverti, a parlare in un certo modo. Hai assecondato i ritmi di chi ti stava vicino: i figli, il lavoro, il partner, la famiglia. Hai rimandato una quantità di cose a cui pensavi di tornare un giorno.
Quel giorno è adesso.
La menopausa non è il momento in cui il tuo corpo ti tradisce. È il momento in cui il tuo corpo ti dice, finalmente e con una chiarezza che non ammette rimandi: smettila di fingere che ci sia ancora tempo da sprecare. Inizia.
“Ciò a cui opponi resistenza persiste.”
Molte donne attraversano questo passaggio cercando di resistere agli anni, ai cambiamenti, alla nuova immagine che lo specchio restituisce. Si aggrappano alla versione precedente di sé come se fosse l’unica possibile. E più resistono, più soffrono. Non perché il cambiamento sia sbagliato, ma perché combattere ciò che è inevitabile esaurisce energie preziose che potrebbero andare altrove.
Nella prima metà della l’essere umano è così tanto occupato con l’affermazione di se stesso che si identifica col proprio Io cosciente. Ma la situazione cambia nella seconda metà della vita. A questo punto si tratta di integrare la propria ombra, di ritirare le proiezioni che si facevano verso l’esterno, e di aprirsi invece al proprio inconscio.
In parole più semplici: hai trascorso decenni a costruire una persona – un ruolo, un’immagine, una maschera sociale – che ti ha permesso di funzionare nel mondo. Adesso quella maschera comincia ad andarti stretta. Ed è giusto così. Non perché tu stia invecchiando, ma perché stai crescendo. E la crescita, nella seconda metà della vita, non va in larghezza. Va in profondità.
“La vita non vissuta è una malattia da cui si può morire.”
Questa è la frase che tengo più cara. La vita non vissuta è quella che rimane nei cassetti, nei rimpianti, nelle cose che si rimandano in attesa di un momento migliore che non arriva mai.
La menopausa può essere – se la lasci essere – il momento in cui smetti di rimandare. Il momento in cui smetti di aspettare il permesso di qualcuno per essere pienamente te stessa. Il momento in cui capisci, forse per la prima volta davvero, che la tua vita ti appartiene. Non al tuo corpo giovane, non all’immagine che gli altri hanno di te, non ai ruoli che hai ricoperto.
A te.
L’esperienza della seconda metà della vita offre un equilibrio alla forza che si sviluppa in gioventù, ed è necessario vivere pienamente ogni età. Ogni età dovrebbe avere il coraggio di approfondire i movimenti che la caratterizzano. Non di imitare l’età precedente. Non di fingere che il tempo si sia fermato. Ma di stare dentro il proprio tempo con tutta la presenza che si ha.
Questo è il coraggio che ti chiedo.
Non il coraggio di sembrare più giovane. Non il coraggio di resistere a ciò che cambia. Il coraggio di guardare dentro, come hai sempre saputo fare, ma questa volta senza distrarti. Senza il rumore delle aspettative altrui a coprire la tua voce.
Quella voce c’è ancora. È più chiara di prima. Devi solo scegliere di ascoltarla.
Con affetto,
Carl Gustav Jung
Cosa puoi fare di concreto
Jung ti avrebbe lasciato queste bellissime parole che abbiamo appena finito di leggere. Io vado più sul concreto e ti lascio dei consigli su come affrontare la menopausa. Me lo posso permettere perché anche io, come te, lo sto facendo, e so benissimo di cosa stiamo parlando.
Attraversare la menopausa come un processo di evoluzione e non come una perdita richiede un cambio di sguardo, prima ancora che di abitudini. Ecco da dove puoi cominciare:
- Smetti di misurarti con chi eri. Il confronto con la versione più giovane di te stessa è la trappola più comune e più crudele. Quella persona non esiste più, e non deve esistere. Quello che esiste adesso è una donna con più storia, più discernimento, più capacità di distinguere ciò che conta da ciò che non conta. È un vantaggio, non una perdita.
- Ascolta quello che il corpo ti sta dicendo, non solo quello che ti sta togliendo. I cambiamenti fisici della menopausa sono reali e a volte difficili: non li minimizziamo. Ma insieme ai sintomi c’è anche un messaggio: il corpo sta ridistribuendo le sue energie. Sta smettendo di spendere tutto per la riproduzione e sta restituendo quelle risorse a te. Chiedi al tuo medico, informati, prenditi cura di te: ma fallo con curiosità, non con paura.
- Recupera qualcosa che avevi lasciato. C’è qualcosa che volevi fare e hai rimandato? Un interesse abbandonato, un talento non esplorato, un desiderio messo in un cassetto perché non era il momento? Questo è il momento. Non perché tu abbia meno tempo di prima, ma perché adesso hai più chiarezza su ciò che vale davvero la tua attenzione.
- Concediti il diritto di cambiare. Non devi essere la stessa persona che eri a trent’anni. Non devi piacere alle stesse persone, desiderare le stesse cose, avere le stesse priorità. Cambiare non è tradire chi eri. È onorare chi stai diventando.
Una cosa che sento mia: ho capito che la menopausa spaventa soprattutto per quello che la società le ha insegnato a credere: che dopo un certo punto si diventa meno. Meno desiderabili, meno rilevanti, meno vive. Non è vero. Ed è una bugia che vale la pena smettere di raccontarsi, una volta per tutte. Io per prima lo farò, perché mi trovo esattamente nella seconda metà della mia vita, come te.
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