Ognuno di noi può riaccendere una vita troppo monotona e pigra: Milan Kundera ci spiega come fare

Quanto tempo della tua vita hai già trascorso aspettando che accadesse qualcosa? È una domanda che apre una crepa nel modo in cui siamo abituati a guardare l’esistenza. Aspettiamo il momento giusto, un incontro, un viaggio, una svolta, qualcosa che interrompa il corso uniforme delle giornate. E intanto la vita scorre quasi senza accorgersi della nostra attesa. È proprio qui che Milan Kundera rovescia la prospettiva: quando l’esistenza diventa pigra, non possiamo limitarci ad attenderne una svolta. Dobbiamo tornare a partecipare al suo movimento, accettare l’imprevisto, concedere al desiderio uno spazio inatteso. In altre parole, dobbiamo darle una mano.

La vita ti sembra troppo monotona

Il peso leggero dell’esistenza

La vita continua a funzionare anche quando noi abbiamo smesso di sentirci dentro di essa. Il mattino arriva, il lavoro ci aspetta, le persone parlano, il telefono suona, poi arriva la sera. Nulla sembra fuori posto, eppure qualcosa non torna. Le giornate passano, una dopo l’altra, con una regolarità quasi perfetta, mentre dentro rimane la sensazione di essere rimasti fermi.

È in momenti come questo che può nascere una domanda più difficile: e se il senso della vita non fosse qualcosa che dobbiamo trovare, ma qualcosa a cui dobbiamo prendere parte? Forse abbiamo imparato ad aspettarci troppo dall’esistenza. Una svolta, un incontro, un avvenimento capace di dare finalmente un significato a tutto il resto. Ma la vita non sempre mantiene le sue promesse. A volte rimane lì senza offrirci una ragione per essere felici o anche soltanto per sentirci vivi.

Milan Kundera ci ha insegnato che:

“Il senso della vita è divertirsi con la vita, e se la vita è troppo pigra a noi non resta che darle una mano.”

Sembra quasi una consapevolezza: la vita può essere pigra. Può lasciarci soli davanti alle nostre giornate e aspettare che siamo noi a fare qualcosa. Non necessariamente qualcosa di grande; basta una deviazione, un desiderio seguito senza una ragione precisa, un gesto che interrompa per un momento la serietà con cui abbiamo imparato a vivere. Divertirsi con la vita significa accettare che, qualche volta, siamo noi a doverle restituire qualcosa, come dice Kundera, darle una mano. Adesso vediamo perché.

Leggi anche: Umberto Galimberti: il senso della vita è in ciò che hai fatto o che sai fare, “l’unica salvezza consiste nell’azione”

Dare una mano all’esistenza

Il nucleo più profondo della frase sta forse proprio in quel piccolo gesto: dare una mano alla vita. È un’espressione quasi ironica, e proprio per questo profondamente umana. La vita non viene rappresentata come una maestosa divinità che dispensa risposte, ma come una creatura un po’ svogliata, che qualche volta ha bisogno di essere aiutata. In questa prospettiva, l’uomo non è semplicemente colui che subisce ciò che accade, ma colui che può intervenire nella trama dell’esistenza. Qualcosa che ricorda “homo faber ipsius fortunae” (“l’uomo è l’arteficie della propria fortuna”), come abbiamo imparato a scuola durante le lunghe ore di latino.

Non possiamo decidere tutto ciò che ci accade, ma possiamo scegliere quanto spazio lasciare alla sorpresa, al desiderio, alla curiosità, perfino all’ironia. Possiamo smettere di aspettare che sia il mondo a offrirci un motivo e provare, qualche volta, a costruircene uno. Pensiamo a quando, dopo anni trascorsi dentro una routine rassicurante, ci accorgiamo di non ricordare più l’ultima volta in cui abbiamo fatto qualcosa soltanto perché ne avevamo voglia. Potremmo prendere un treno senza una ragione precisa, scendere in una città sconosciuta, camminare senza meta, entrare in un piccolo locale e osservare gli sconosciuti parlare. Non sarebbe successo nulla di importante; avremmo soltanto guardato per qualche ora ciò che ci circonda con occhi diversi.

Kundera ci invita a concedere all’esistenza la possibilità di sorprenderci perché quando tutto procede secondo abitudine, basta poco per introdurre una deviazione.

Leggi anche: Seneca: “Comincia a vivere subito e considera ogni giorno come una vita a sé”

La libertà di prendere parte al gioco

La vita conserva sempre una parte che sfugge alle nostre spiegazioni. Alcune esperienze rimangono sospese, certe giornate passano senza lasciare traccia, alcuni dolori cambiano forma, ma non diventano più comprensibili. Eppure continuiamo a cercare un ordine, come se l’inquietudine dipendesse soltanto dal fatto di non aver ancora trovato la risposta giusta.

Milan Kundera ci invita a guardare l’esistenza da un’altra angolazione. Possiamo starle accanto senza pretendere di risolverla, persino giocare con le sue contraddizioni. Possiamo prendere sul serio ciò che conta senza prendere troppo sul serio noi stessi. Una deviazione, un desiderio apparentemente inutile, una scelta fatta senza una ragione precisa possono restituirci quella leggerezza che la routine, poco alla volta, ci porta via. La vita continuerà ad avere i suoi giorni opachi, ma basta a interrompere quella continuità nella quale rischiamo di confondere il vivere con il semplice trascorrere del tempo.

“Dare una mano” alla vita, allora, non significa avere sempre una risposta o sapere con certezza dove stiamo andando. Significa imparare a stare dentro ciò che accade, anche quando ci sentiamo impacciati o non abbiamo tutto sotto controllo. Forse il senso non si trova alla fine del viaggio, ma si costruisce poco alla volta, nelle scelte e nei piccoli gesti con cui decidiamo di andare avanti.

Un modo concreto per farlo può essere fermarsi ogni tanto e chiedersi: “Qual è una piccola cosa che oggi posso fare per stare un po’ meglio o rendere migliore la giornata di qualcuno?” Sono sufficienti piccole cose, ma possono ricordarci che, anche quando non possiamo controllare tutto, possiamo ancora scegliere come partecipare alla nostra vita.

Leggi anche: La vita cambia scenario mentre reciti la tua parte e lo spettacolo è diverso: la frase di Milan Kundera sul cambiamento