Dacia Maraini alle donne: l’idea della perfezione ti tormenta, ti ferisce e guasta i rapporti con il tuo corpo

Non il corpo che non funziona: quello è dolore legittimo e necessita di cure. Non la malattia, non l’invecchiamento in sé, non il cambiamento naturale del corpo nel tempo. Ma l’idea che il corpo dovrebbe essere diverso da quello che è – più magro, più giovane, più tonico, più in linea con qualche immagine che non corrisponde quasi mai alla realtà – e la sofferenza cronica che quella idea produce, giorno dopo giorno, specchio dopo specchio. Dacia Maraini ha messo in una sola frase qualcosa che moltissime donne portano addosso ogni giorno senza riuscire a nominarlo con altrettanta precisione.

idea della perfezione

L’idea della perfezione nelle donne

“È l’idea della perfezione che tormenta, ferisce, guasta i rapporti che ogni donna ha con il proprio corpo.”

Non la perfezione irraggiungibile come obiettivo dichiarato: poche persone direbbero esplicitamente di voler essere perfette. Ma l’idea della perfezione come punto di riferimento implicito, come metro di misura inconsapevole. La differenza è molto importante e spesso trascurata: non si soffre direttamente perché il corpo non è perfetto in senso assoluto, si soffre perché esiste nella propria mente un’immagine costruita nel tempo di quello che il corpo dovrebbe essere, e quell’immagine trasforma ogni momento davanti allo specchio in un confronto inevitabilmente perdente con qualcosa che non esiste nella realtà.

Tormenta

“Tormenta”: non disturba in modo occasionale, non pesa in certi momenti, non mette a disagio di tanto in tanto. Tormenta: come qualcosa che non dà tregua vera, che torna ogni volta che si guarda allo specchio o si vede una fotografia. L’idea della perfezione non è un pensiero occasionale che passa facilmente, è una presenza costante e molto spesso inconscia che accompagna moltissime donne dalla mattina alla sera, dall’adolescenza in avanti e spesso per tutta la vita.

Quella presenza si è fatta più intensa con i social media e le immagini filtrate, con i confronti continui e immediati che le piattaforme rendono possibili e quasi inevitabili, ma esisteva molto prima di tutto questo. Dacia Maraini lo scriveva quando Instagram non esisteva, quando i modelli di bellezza arrivavano da riviste patinate e pubblicità, invece che da stories e reel. Il meccanismo psicologico è più antico di qualsiasi piattaforma.

Ho sentito questo descritto da mia nipote dodicenne in modo così preciso che mi ha lasciata senza parole: quella voce interna che inizia a valutare il corpo prima ancora di alzarsi dalla sedia al mattino. Dacia Maraini lo chiama tormento, e lo è esattamente. Non è vanità nel senso convenzionale: è un rumore di fondo costante che consuma energia senza produrre niente di utile.

Ferisce e guasta

“Ferisce” dice che il danno è reale, non metaforico, non superficiale, ma concreto. E “guasta” dice che la relazione col corpo non è semplicemente difficile: è deteriorata, compromessa, come qualcosa che si è rovinato nel tempo senza che nessuno si sia accorto del momento esatto in cui è successo. Non la relazione naturale e fluida che si potrebbe avere con il proprio corpo: una relazione guasta, mediata continuamente dall’idea di quello che si dovrebbe essere.

L’uscita dall’idea

Dacia Maraini non offre una soluzione semplice e immediata, e non ne esistono di semplici per qualcosa che si costruisce così profondamente e così presto. Ma nominare il problema con la precisione giusta è già qualcosa di molto concreto.

Il tormento di cui parla non viene dal corpo: viene dall’idea di come il corpo dovrebbe essere. E lavorare sull’idea – mettendola consapevolmente in discussione, riconoscendo da dove viene e chi l’ha prodotta, scegliendo di non usarla come metro di giudizio – è molto più promettente che lavorare continuamente sul corpo nella speranza di avvicinarsi a una perfezione che si sposta sempre un po’ più avanti.

Dacia Maraini è una scrittrice siciliana, autrice de La lunga vita di Marianna Ucrìa, Isolina, Bagheria, Voci e di decine di altri romanzi, racconti e saggi che hanno esplorato la condizione femminile italiana e mondiale con una costanza e una lucidità che non hanno mai smesso di essere necessarie nel corso di decenni.

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