A volte, camminando per strada, mi chiedo quante delle persone che incontro stiano combattendo una battaglia che io non posso vedere. Le parole di Luciana Littizzetto mi hanno fatto riflettere su quanto spesso le persone vengano giudicate per il loro aspetto, per ciò che fanno o semplicemente per ciò che sono. Mi hanno fatto capire quanto sia importante non essere indifferenti, ma imparare ad accorgersi degli altri, dei loro silenzi e delle loro difficoltà perché a volte, anche un piccolo gesto di attenzione può far sentire qualcuno meno solo.

Troppo per gli altri, mai abbastanza per me
“Per il mondo sei sempre troppo basso, troppo alto, con il naso, con il naso troppo grande, le orecchie troppo a sventola, non sei abbastanza macio, non sei abbastanza figa, sei appassionato di quello che studi: secchione, non studi niente: cretino, ti piace qualcuno dello stesso sesso: frocio, lesbica.”
Rileggo queste parole di Luciana Littizzetto e mi fermo a pensare a quanto, a volte, possa essere difficile sentirsi semplicemente se stessi. Sembra quasi che, qualunque cosa facciamo, ci sia sempre qualcuno pronto a trovare qualcosa che non va: un dettaglio del nostro aspetto, il modo in cui parliamo, ciò che ci piace o il modo in cui scegliamo di vivere. È proprio questo che mi colpisce nelle sue parole: l’idea che, per alcuni, sembriamo non essere mai abbastanza oppure troppo.
Non puoi piacere a tutti, ma puoi scegliere di non perderti
Quando quel giudizio diventa una presa di mira, tutto può diventare ancora più pesante. Non è più soltanto una parola detta su di noi: è qualcosa che può iniziare a farci dubitare di noi stessi. È questo che sento nelle parole di Luciana Littizzetto:
“Comunque ti comporti, c’è sempre qualche stronzo che ti prende di mira.”
Allora penso a quelle volte in cui mi sono chiesta cosa possono fare le persone di tanto “sbagliato” per ricevere una critica, una presa in giro. Col tempo ho capito che non possiamo impedire agli altri di giudicare, ma possiamo scegliere di non lasciare che ogni loro parola diventi una parte di noi.
La colpa di chi guarda e sceglie di non vedere
Ricordo quando un conoscente, che vedevo spesso a scuola, aveva iniziato a isolarsi sempre di più. Non diceva nulla, continuava a sorridere e a comportarsi come al solito, e forse proprio per questo nessuno si era fermato a chiedergli come stesse davvero. Ripensandoci, mi chiedo quante volte siamo così presi dalle nostre giornate da non riuscire a vedere quello che succede accanto a noi. Luciana Littizzetto aggiunge:
“Ma sappi che se c’è una colpa non è certo tua: è di chi vede e se ne frega; è di chi ti sta intorno e non si accorge.”
A volte, però, accorgersi può significare semplicemente:
- chiedere davvero come sta qualcuno, e avere la voglia di ascoltare la risposta,
- accorgersi quando una persona che conosciamo non è più la stessa,
- dare spazio a chi ha bisogno di parlare, senza sentirsi subito in dovere di giudicare o trovare una soluzione,
- semplicemente restare, quando capiamo che qualcuno non ha bisogno di parole, ma di non sentirsi solo.
Accorgersi: il gesto più semplice che può cambiare tutto
All’inizio, le parole di Luciana Littizzetto ci mostrano quanto sia facile per il mondo trovare qualcosa in noi che non va: troppo bassi, troppo alti, troppo diversi, troppo poco conformi a ciò che gli altri si aspettano. Arrivata alla fine di queste riflessioni, però, mi rendo conto che forse la lezione più importante che posso portare con me è che non basta essere persone che non fanno del male: dobbiamo anche imparare a non restare indifferenti quando il male accade davanti a noi.
“Io credo che il senso del nostro stare al mondo sia soprattutto questo: accorgersi. Accorgersi di come stanno gli altri, accorgersi di chi ti chiede aiuto in silenzio, accorgersi della sua fatica a stare al mondo, del peso che ogni giorno si porta appresso.”
Queste parole mi hanno fatto capire che l’indifferenza, anche quando nasce dalla distrazione, può pesare quanto una parola sbagliata. All’inizio mi chiedevo quante delle persone che incontro ogni giorno stiano combattendo una battaglia che io non posso vedere; ora penso che forse non potrò mai conoscere tutte quelle battaglie, ma posso scegliere come comportarmi davanti a ciò che riesco a vedere.
Per questo vorrei imparare a fare una cosa semplice: quando mi accorgo che qualcuno viene escluso o preso di mira, non fare finta di niente. Anche solo avvicinarmi e fargli capire che non è solo. Perché alla fine nessuno dovrebbe sentirsi “troppo” o “non abbastanza” per colpa dello sguardo di qualcun altro. Se non possiamo cambiare il mondo intero, possiamo almeno scegliere di non essere, per qualcuno, una delle persone che lo fanno sentire così.
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