Recalcati: siamo fatti delle parole che ci hanno colpito, degli incontri che abbiamo fatto e dei nostri morti

Cosa sei, esattamente? Non nel senso biologico, nel senso più profondo e più preciso: cosa ha prodotto la persona specifica che sei adesso, con questo carattere particolare, queste paure specifiche, questo modo di stare nel mondo che è solo tuo? La risposta che ci aspetteremmo è: l’esperienza, le scelte, la personalità innata. Massimo Recalcati ha una risposta (che divideremo in tre parti per analizzarla bene) che ribalta alcune assunzioni comuni e che è di una profondità e di una bellezza disarmanti.

siamo fatti

Siamo fatti delle parole degli altri

“Di che cosa siamo fatti? Noi siamo fatti delle parole. Non tanto delle nostre, ma delle parole degli altri. Sono le parole che ci hanno fatto, che ci hanno costruito. Sono le parole d’amore e le parole d’odio, i nomi che l’altro ci ha attribuito.”

Jacques Lacan, citato da Recalcati con grande precisione, diceva che le parole assomigliano a proiettili e che noi saremmo una superficie crivellata di tutti questi proiettili ricevuti nel tempo.

Non solo gli insulti memorizzati che si portano come eredità disastrose per anni, anche le parole d’amore, le parole di riconoscimento, le parole che hanno lasciato luce invece che ombre. La persona che sei è in parte molto significativa la somma stratificata di quello che gli altri hanno detto di te e su di te nel corso della vita, a partire dai primissimi momenti di esistenza.

Penso a quanto spesso si dà per scontato che l’identità sia qualcosa che nasce principalmente dall’interno, dalla propria natura profonda, dal carattere innato. Recalcati dice qualcosa di molto diverso e più scomodo: viene anche dal fuori, viene dalle parole degli altri che sono entrate nel tempo e sono rimaste, spesso senza che ce ne accorgessimo. Questo non significa che siamo vittime passive e passive di quello che ci è stato detto, ma che quelle parole hanno costruito buona parte del materiale psicologico con cui poi lavoriamo per tutta la vita.

Siamo fatti degli incontri

“Noi siamo fatti fondamentalmente degli incontri che abbiamo fatto: un essere umano è la somma stratificata degli incontri che ha fatto nella propria vita. O più precisamente, l’essere umano è ciò che ha fatto degli incontri che lo hanno fatto nel corso della sua vita: i genitori, gli insegnanti, i maestri, gli amori, i fratelli.”

La distinzione finale che Recalcati fa è molto precisa e molto importante: non solo gli incontri che si sono fatti in modo passivo, ma quello che si è fatto di quegli incontri: la risposta attiva, la trasformazione che si è prodotta. Non è solo chi si è incontrato nella vita: è la risposta che si è data all’incontro, l’uso che se ne è fatto.

Due persone che incontrano lo stesso maestro straordinario ne escono in modo profondamente diverso. La differenza non è nel maestro, è in quello che ciascuno ha fatto con quell’incontro, nei modi in cui lo ha elaborato e integrato.

Siamo fatti dei nostri morti

“Infine, siamo fatti anche dei nostri innumerevoli morti, cioè di ciò che abbiamo conosciuto, amato, odiato, vissuto e perduto. Noi siamo fatti delle nostre innumerevoli perdite.”

Questa è la parte più densa e forse più sorprendente delle tre. Non solo i morti nel senso letterale e biologico, ma tutto quello che si è perduto nel corso dell’esistenza: persone che non ci sono più, fasi della vita che sono finite, versioni di se stessi che si sono lasciate andare, amori che sono finiti, amicizie che si sono consumate, luoghi che non si frequentano più.

Ogni perdita reale lascia qualcosa nell’architettura di chi si è, non sempre nel modo in cui si vorrebbe, non sempre elaborato e integrato, ma lascia. Siamo in parte significativa costruiti da quello che non c’è più.

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