Quella canzone sembra scritta apposta per te: Massimo Gramellini spiega perché hai il diritto di crederci

È capitato a tutti: una sera d’estate, il finestrino abbassato, l’aria calda che entra nell’abitacolo e, all’improvviso, parte quella canzone. La conosci, la canti magari anche un po’ stonata, ma in quel momento non ti importa. Quelle parole sembrano raccontare proprio la tua storia, quel ritornello sembra sapere qualcosa di te stesso che nemmeno tu avevi ancora capito. Per qualche minuto il mondo sembra averti preparato una colonna sonora personale. È un’illusione? Forse. Ma, come suggerisce Massimo Gramellini, è un’illusione alla quale, almeno una volta, tutti hanno diritto.

canzone dell’estate

La libertà di sentirsi protagonisti

In fondo, non è importante che sia davvero così. Nessuno deve andare a controllare i crediti del brano per scoprire se il cantante, in fase di scrittura, stesse pensando proprio a lui. L’estate sta finendo, e con la sua leggerezza sembra aver concesso un piccolo privilegio: prendere una canzone ascoltata da milioni di persone e trasformarla nella propria storia.

La hit del momento, quella che passa ovunque e che tutti conoscono, diventa improvvisamente tua. Poco importa che la stiano cantando contemporaneamente in spiaggia, in macchina e sotto la doccia: quando parte quel ritornello, ti senti chiamato in causa. E se per caso qualcuno ti fa notare che la canzone parla di tutt’altro, pazienza. La musica, almeno per tre minuti, non ammette contestazioni.

È proprio questo il senso della frase di Massimo Gramellini:

“Tutti, una volta nella vita, abbiamo diritto di credere che le canzoni dell’estate siano state scritte apposta per noi.”

Quel “diritto di credere” è il punto centrale. Non serve sapere se l’autore avesse davvero in mente una storia precisa o qualcuno che continua a comparire nei pensieri anche quando non è stato invitato. Una volta uscita dalla radio, una canzone appartiene a chi la ascolta e può diventare quello che vuole. L’estate, del resto, aiuta parecchio: rende più tollerabili le illusioni, più facili i sorrisi e perfino certi ritornelli che, a settembre, potrebbero sembrare decisamente meno geniali. Ma in agosto tutto è concesso. Un motivetto orecchiabile può diventare la colonna sonora di un amore, di un’amicizia, di una vacanza o di una giornata qualsiasi, quando non è successo nulla di memorabile eppure ci si è sentiti felici.

Crescendo, però, si impara a diffidare di quasi tutto: delle promesse, delle coincidenze, delle dichiarazioni d’amore e persino delle previsioni del tempo, che in estate hanno spesso un rapporto creativo con la realtà. La musica, invece, conserva la capacità di abbassare le difese. Per tre minuti si smette di analizzare e ci si limita a sentire. Si canta a squarciagola anche da stonati, si dedica mentalmente un ritornello alla persona sbagliata e ci si convince che un verso racconti esattamente la propria vita. Senza bisogno di dimostrarlo a nessuno.

Sai cosa conta? Trasformare qualcosa di ascoltato da tutti in un ricordo privato. La magia non sta nel fatto che sia stata scritta per qualcuno, ma sta nella libertà di sentirla, almeno per un momento, come se lo fosse.

Il ritornello che diventa memoria

Il bello delle canzoni estive è che, per qualche settimana, sembrano appartenere a tutti. Non pretendono di essere capolavori e spesso non hanno nemmeno molto da dire, eppure entrano nella vita quotidiana con una naturalezza disarmante. È questa la forza dei tormentoni: la leggerezza. Un ritornello semplice si impara senza accorgersene e finisce per creare una complicità spontanea tra sconosciuti. Basta accennare poche note perché qualcuno riconosca la canzone e continui a cantarla.

Poi arriva settembre e molte di quelle melodie spariscono. Alcune non verranno più ascoltate, altre finiranno in qualche playlist nostalgica. Ma avranno comunque lasciato una traccia: avranno dato un suono a un’estate. E forse è questo il destino migliore per una canzone estiva: non diventare eterna, ma riuscire a raccontare perfettamente un tempo che, mentre lo si vive, sembra non dover finire mai.

Hai tutto il diritto di sentirla tua

E allora sì, hai tutto il diritto di credere che una canzone dell’estate sia stata scritta per te. Anche se non è vero, anche se il cantante non sa che esisti e quel ritornello è stato pensato per milioni di persone. Non c’è niente da dimostrare: ascoltare significa anche scegliere, per qualche minuto, quale significato dare a ciò che arriva alle orecchie.

Perciò, davanti al prossimo tormentone, non serve cercare spiegazioni, interpretazioni o conferme. Se una frase sembra parlare proprio di te, prendila. Se un ritornello sembra raccontare quello che non riesci a dire, cantalo. La musica non è un contratto e non pretende fedeltà all’intenzione di chi l’ha scritta. Una volta che comincia a suonare, lascia spazio anche a chi ascolta.

E forse credere, ogni tanto, non è affatto ingenuo. È un modo per concedersi qualcosa che nella vita adulta si fa sempre più raro: la libertà di sentire una cosa come propria senza dover prima dimostrare di averne il diritto.

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