Siete una coppia stanca? Concita De Gregorio spiega perché la separazione fa più male quando non ti libera, ti “strappa”

C’è un tipo di separazione che quasi nessuno racconta: quella silenziosa, senza un grande torto da imputare, senza un colpevole preciso. La coppia si è sfilacciata nel tempo, il calore si è raffreddato, la distanza è cresciuta a piccoli centimetri al giorno, finché un giorno ti trovi a guardarti e capire che è finita. Non c’è stata una crisi improvvisa, non c’è stato un tradimento che tutto ha chiarito. C’è stata semplicemente la vita, e qualcosa che a un certo punto si è fermato. Concita De Gregorio – giornalista, scrittrice, firma storica di la Repubblica e tra le voci più lucide del giornalismo italiano – ha trovato le parole giuste per questo tipo di dolore.

coppia stanca

È molto più facile lasciarsi così

“È molto più facile lasciarsi così, quando lasciarsi è molto doloroso. Quando non è una liberazione ma uno strappo, non una scelta ma una necessità. Quando si deve ma non del tutto si vuole.”

Leggi la frase di nuovo. “Facile” qui non significa semplice; significa che il dolore stesso rende chiara la decisione. Quando fa abbastanza male, quando si tratta davvero di uno strappo, il meccanismo psicologico si attiva: si capisce che non si può più stare lì. Il problema è quando non fa così male. Quando la relazione è diventata tiepida, neutra, abitudinaria, senza drammi ma senza vita. Lì la decisione non arriva mai, perché non c’è abbastanza dolore da spingerla.

La differenza tra liberazione e strappo

Concita De Gregorio distingue due tipi di separazione completamente diversi nel vissuto emotivo. La liberazione è quella in cui, dopo mesi o anni di sofferenza vera, ci si separa e si sente – almeno in parte – sollievo. Finalmente aria. Finalmente spazio per essere se stessi.

Lo strappo è diverso. È quando non c’è sollievo, solo un dolore irregolare, come un tessuto lacerato che lascia bordi irregolari. Non c’è un colpevole a cui attribuire la fine. Non c’è un momento preciso in cui tutto è cambiato. C’è solo la consapevolezza che qualcosa che era reale non lo è più, e che restare sarebbe mentire.

Quando si deve ma non del tutto si vuole

Questa è la parte più precisa della frase. L’ambivalenza. Non è che non si vuole più bene all’altra persona: è che non basta più. Non è che la relazione sia brutta: è che non è abbastanza. E in quell’ambivalenza ci si può stare per anni, sospesi tra il sapere che bisogna andare e il non voler perdere quello che c’è ancora.

La psicologia chiama questo stato “ambivalenza affettiva”: possiamo desiderare e temere la stessa cosa nello stesso momento. È umano. Ma quando dura troppo a lungo, la coppia diventa un posto neutro: non fa più bene, ma nemmeno abbastanza male da costringerci a cambiare.

Perché questa frase può aiutare

Concita De Gregorio non offre consolazioni facili. Non dice che andrà meglio, non promette che sarà la scelta giusta. Dice qualcosa di più onesto: se stai vivendo uno strappo, è normale che faccia così male. Il dolore non è il segno che stai sbagliando; è il segno che quello che stai lasciando era reale. Le cose che non hanno mai contato non fanno male quando le perdi.

E se invece sei in quella zona grigia – nella coppia tiepida, nel “si deve ma non del tutto si vuole” – questa frase ti dice anche un’altra cosa: quella zona grigia non è un posto in cui si può stare per sempre, anche se sembra il più comodo. Prima o poi bisogna scegliere da quale parte stare. Non perché qualcuno lo chieda. Ma perché quella sospensione, nel lungo periodo, consuma comunque.

Chi è Concita De Gregorio

Giornalista e scrittrice tra le più autorevoli del panorama italiano, Concita De Gregorio è stata direttrice de l’Unità, firma storica di la Repubblica e autrice di libri in cui analisi politica e profondità emotiva si mescolano in modo raro. Quando parla di relazioni, non lo fa dall’alto di una cattedra: lo fa da dentro la vita. Con quella precisione di chi sa che le parole giuste arrivano sempre dalla cosa vera.

Ha scritto di coppie, di separazioni, di donne che si ritrovano sole dopo aver perso qualcosa, non in modo sentimentale, ma con quella lucidità giornalistica che riesce a nominare cose che tutti sentono ma pochi riescono a dire. Non c’è mai compiacimento nel suo stile: c’è la cosa vera, tolta di peso dal fondo dell’esperienza umana e messa davanti a te senza abbellimenti. La frase sulla separazione come “strappo” è quel tipo di scrittura: non consola, non guida, non risolve. Ma riconosce. E il riconoscimento, a volte, è già abbastanza.

Leggi anche: Il tuo destino esiste già dal momento in cui riesci a immaginarlo davvero: 4 citazioni di Concita De Gregorio