Anche tu stai crescendo un adolescente e curando un anziano? Alberto Pellai ti spiega perché sei la generazione sandwich

Ti ritrovi spesso esausto senza riuscire a spiegartelo bene? Hai la sensazione di correre in due direzioni opposte contemporaneamente: verso un figlio che vuole sempre più libertà e verso un genitore che ne sta perdendo? Nel mezzo ci sei tu, a tenere insieme tutto, senza mai abbastanza tempo, senza mai abbastanza energie. Alberto Pellai – psicoterapeuta dell’età evolutiva e autore tra i più letti in Italia sull’educazione e lo sviluppo umano – ha un nome per quello che stai vivendo. E averlo cambia qualcosa: quando capisci che la tua fatica non è un fallimento personale, ma una condizione strutturale che riguarda milioni di persone, si apre la possibilità di affrontarla diversamente.

generazione sandwich

La generazione sandwich

“La generazione sandwich è la generazione dei 40/60enni che stanno contemporaneamente accompagnando nella crescita i loro figli adolescenti e curando, nell’anzianità, i propri genitori.”

Il termine “sandwich” non è ironico né banalizzante: è preciso. Ti trovi letteralmente in mezzo: tra una generazione che sta salendo (i figli adolescenti) e una che sta scendendo (i genitori anziani). E da entrambe le parti ricevi pressione.

Due lotte per l’autonomia

Pellai descrive qualcosa di quasi paradossale, ma che risuona immediatamente in chi si trova in questa situazione: le due generazioni che stringono la “generazione sandwich” stanno facendo la stessa cosa, ma in direzioni completamente opposte. Una verso l’alto, l’altra verso il basso.

L’adolescente combatte per conquistare un’autonomia che non sa ancora come gestire. Si sente onnipotente, vuole tutto e subito, sfida ogni limite, non per cattiveria, ma perché è biologicamente programmato per farlo. È il modo in cui cresce.

L’anziano combatte per conservare un’autonomia che aveva e che sta perdendo. Non vuole rinunciare a guidare, a vivere da solo, a fare le cose come le ha sempre fatte, anche quando non è più sicuro che possa farlo. Anche questo è comprensibile, anche questo è umano.

In mezzo ci sei tu, che devi proteggere entrambi da un’autonomia che non si sa gestire: quella non ancora acquisita del figlio, e quella non più gestibile del genitore.

La parola chiave: protezione

Pellai identifica dunque la protezione come il compito centrale di chi si trova in questa posizione:

“Ti proteggo da un’autonomia che tu vuoi sfidare, ma non sai ancora di che cosa è fatta; ti proteggo da un’autonomia che non sai più gestire, ma che non vorresti abbandonare.”

È un compito doppio, in direzioni diverse, con risposte spesso opposte a quelle che vorresti dare. Con il figlio adolescente, proteggere significa a volte lasciarlo sbagliare, mentre ogni istinto vorrebbe evitargli il dolore. Con il genitore anziano, proteggere significa a volte dire una verità difficile, mentre ogni istinto vorrebbe risparmiargliela.

Il rischio del frammento

Pellai è molto chiaro su questo punto:

“È un compito molto impegnativo e faticoso, a volte ci si frammenta dentro questa situazione.”

Il frammento non è metafora poetica: è descrizione clinica. Chi vive questa doppia pressione senza supporto tende a spaccarsi: perde il filo di sé, esaurisce le risorse, smette di capire cosa vuole lui. Perché non c’è spazio per chiedersi cosa vuole lui.

La prima regola che Pellai indica è: chiedere aiuto. Non come segno di debolezza: come atto di sopravvivenza. Riconoscere di essere in una situazione strutturalmente faticosa è il primo passo per non lasciarsi consumare da essa.

Come uscirne meno frammentati

Pellai non si limita a descrivere la situazione: propone una direzione. Oltre a chiedere aiuto, suggerisce di riconoscere onestamente i propri limiti senza colpevolizzarsi, di costruire una rete di supporto che distribuisca il peso, e di non dimenticare mai di prendersi cura anche di se stessi, non come lusso opzionale, ma come necessità funzionale reale.

Chi si consuma completamente nel ruolo di “generazione di mezzo”, senza mai fermarsi a prendersi cura di sé, non diventa un genitore migliore né un figlio più premuroso: diventa qualcuno che non ha più risorse da dare a nessuno. E la soluzione a questo non è fare di più: è fare meglio, con meno senso di colpa e più strategie concrete.

Chi è Alberto Pellai

Alberto Pellai è medico, ricercatore e psicoterapeuta dell’età evolutiva, autore di decine di libri sull’educazione dei figli – tra cui L’età dello tsunami, Tu non sai con chi parlo! e Tutto troppo presto. Collabora con il Ministero della Salute e tiene conferenze per genitori in tutta Italia. Il suo linguaggio diretto e la sua capacità di tradurre la psicologia clinica in strumenti pratici per le famiglie lo hanno reso uno dei riferimenti più ascoltati sull’educazione in Italia.

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