L’uomo che mantiene le promesse anche dopo essere cambiato si differenzia dagli animali: una citazione di Vasco Rossi

Hai mai fatto una promessa e poi, quando è arrivato il momento di mantenerla, ti sei accorto che eri diventato una persona diversa? Che quella promessa la sentivi un po’ meno tua, non perché fossi diventato meno onesto, ma perché tu nel frattempo eri cambiato, avevi visto cose diverse, avevi scelto in modo diverso? Vasco Rossi non è solo il “tizio” di Vita spericolata. Ha un’intelligenza pratica sulla vita che spesso emerge nelle sue interviste in modi inaspettati. Quando parla di promesse, lo fa con una precisione filosofica che sorprende, e che rimanda direttamente a Nietzsche senza farsi impressionare dal nome.

citazione di Vasco Rossi

Gli uomini che mantengono le promesse

“Gli uomini si misurano anche dalla capacità di mantenere le loro promesse.”

Sembra semplice, quasi ovvio al punto da sembrare banale. Ma Vasco Rossi non si ferma qui, e quello che aggiunge in una sola frase cambia completamente il senso e il peso di questa affermazione iniziale.

Nietzsche e l’uomo che promette

“Lo so che, come diceva Nietzsche, l’uomo che promette è uno, poi l’uomo che deve mantenere la promessa non è più quell’uomo che aveva promesso, perché è cambiato, quindi potrebbe benissimo non rispettare la promessa che ha fatto.”

Vasco cita Nietzsche, e lo fa con una precisione che stupisce. Nietzsche aveva scritto nella Genealogia della morale che la capacità di promettere è una delle acquisizioni più complesse e più faticose della storia dell’umanità: richiede di proiettare se stesso nel futuro, di fare del proprio io futuro responsabile di qualcosa che il sé presente ha deciso e che non potrà annullare. È un atto di responsabilità che attraversa il tempo. E il sé futuro è sempre, in qualche misura inevitabile, una persona almeno parzialmente diversa da quella che ha promesso.

La differenza che conta

“Rispettando la promessa che ha fatto, secondo me si differenzia dagli animali e diventa un uomo.”

Un animale vive nel presente, non può fare promesse perché non ha la capacità cognitiva di proiettarsi nel futuro in modo che lo vincoli, e non può sentirsi responsabile di quello che era prima in un senso che conta davvero.

L’essere umano può. E nella scelta consapevole di onorare una promessa anche quando si è cambiati – anche quando sarebbe molto più comodo non farlo, anche quando il contesto è radicalmente diverso da quello in cui la promessa era stata fatta – c’è qualcosa di specificamente e profondamente umano.

Non è solo morale: è identità

Mantenere le promesse anche dopo essere cambiati non è solo questione di onestà verso l’altro, non è solo un fatto di integrità morale astratta. È questione di coerenza con se stessi attraverso il tempo. Chi sei, se non la persona che mantiene fede a quello che hai detto di essere, almeno nelle cose che contano davvero? La promessa è il filo che tiene insieme le versioni diverse di te attraverso gli anni e attraverso i cambiamenti. È la prova che il cambiamento non ha cancellato quello che eri, ma lo ha incluso.

Romperla è sempre un piccolo tradimento. Non solo verso l’altro che aveva creduto in te. Verso la continuità della tua identità, verso l’idea che esisti nel tempo come qualcosa di coerente, non solo come una sequenza di stati emotivi momentanei.

Prima di rompere una promessa

La prossima volta che stai per non mantenere una promessa perché “sei cambiato”, fermati un secondo prima di farlo e chiediti onestamente: è davvero cambiamento quello che stai vivendo, o è semplicemente comodità?

Perché c’è una differenza enorme, anche se non sempre è facile riconoscerla, tra crescere e trasformarsi in un modo che rende genuinamente impossibile mantenere una promessa precedente, e semplicemente trovare che mantenerla in questo momento è faticoso o scomodo. La prima può giustificare la rottura. La seconda non è un cambiamento: è una scusa ben vestita.

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