Ci “aggiustiamo” ad amare un’altra persona in attesa di incontrare a chi siamo stati “assegnati”: la frase di E. De Luca

C’è una parola in questa frase che non si dimentica facilmente dopo averla incontrata: “aggiustare”. Non “scegliere di amare”, non “trovare qualcuno”, non “imparare ad amare”: aggiustare. Un verbo che appartiene alla riparazione degli oggetti, alla sartoria, alla meccanica. Come qualcosa che si adatta, si rammenda, si modifica per coprire un’assenza che altrimenti rimarrebbe lì, visibile. Erri De Luca ha scritto forse la descrizione più precisa e più scomoda di quello che accade silenziosamente in moltissime relazioni.

amare un'altra persona

Quando le relazioni rammendano assenza

“Ci sono creature assegnate che non riescono a incontrarsi mai e s’aggiustano ad amare un’altra persona per rammendare l’assenza.”

Il concetto di “creature assegnate” è il centro di tutto. Non è romanticismo da social media, ma qualcosa di più antico e di più inquietante. L’idea che esistano persone che ti appartengono in un senso che precede la scelta, che ci siano incontri che avrebbero dovuto accadere e che per qualche ragione non accadono.

“Creature assegnate”

Erri De Luca non spiega il meccanismo dell’assegnazione, lo suggerisce come dato di partenza, come premessa della situazione che descrive. Non dice da chi o da cosa si è assegnati, se si tratta di un ordine cosmico o di una metafora per qualcosa di più psicologico. Dice solo che alcune di queste creature assegnate non riescono mai a incontrarsi nella vita reale. La parola “mai” è definitiva e senza appello: non una difficoltà temporanea da superare, non un ritardo che il tempo risolverà: mai.

C’è qualcosa di molto malinconico in questa constatazione secca. La persona che ti era assegnata esiste – o esisteva da qualche parte – ma la distanza tra voi, il momento sbagliato, le circostanze sono state tali che non ci si è mai trovati nello stesso posto nel momento giusto, con le condizioni che avrebbero permesso il riconoscimento reciproco.

Penso a quante relazioni nella propria vita siano state percepite come “giuste ma non del tutto”. Come se qualcosa ci fosse, e non ci fosse al tempo stesso. Erri De Luca ci dice che non è che la relazione fosse sbagliata. È che forse non era la persona assegnata. Ed è diverso.

“S’aggiustano ad amare un’altra persona”

Il verbo “aggiustarsi” è scelto con una precisione quasi crudele. Non “innamorarsi di”, non “scegliere di amare”: aggiustarsi. Come ci si aggiusta una sedia scomoda, come si aggiusta un abito che non è fatto su misura. C’è adattamento, c’è volontà, c’è affetto reale. Ma c’è anche la consapevolezza che si sta rammendando qualcosa.

Quel rammendo non è una cosa piccola. È spesso la struttura di intere vite: relazioni lunghe, affettuose, rispettose, che contengono tutto tranne quella specificità irripetibile.

“Per rammendare l’assenza”

“Rammendare l’assenza”: questa è la parte più poetica e più vera. L’assenza di chi ci era assegnato è un buco nel tessuto. Non si riempie mai completamente. Si rammenda con cura, con intenzione, con tutto l’amore che si è capaci di dare. Il rammendo tiene. Ma la traccia rimane, visibile a chi sa guardare.

L’amore rammendato

Erri De Luca non sta dicendo che le relazioni costruite sul rammendo siano false o prive di valore, lungi da lui una lettura così semplice. Molte delle relazioni più durature, più nutrienti e più rispettose della storia umana sono probabilmente costruite proprio su questo fondamento, con persone che si sono scelte consapevolmente, sapendo che non erano la risposta a tutto.

Sta solo nominando con onestà quello che queste relazioni sono in profondità, e quella designazione, precisa e senza giudizio, cambia leggermente il modo in cui le si guarda, con più pietà per entrambi i partecipanti e meno aspettativa di qualcosa che non arriverà mai perché non era disponibile.

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