Due persone che attraversano la stessa esperienza difficile – la stessa perdita professionale, lo stesso fallimento imprenditoriale, la stessa delusione affettiva, la stessa crisi economica – e ne escono in modo completamente e sorprendentemente diverso. Una con qualcosa in più: una comprensione più profonda di se stessa, più forza di quella che aveva prima, una direzione nuova che prima non riusciva a vedere. L’altra con qualcosa in meno: fiducia in se stessa, energia per ricominciare, voglia di riprovare qualcosa che l’ha già delusa. La differenza non è nell’esperienza in sé, quella è identica, con gli stessi fatti oggettivi. È nel significato che le due persone hanno attribuito a quello che è successo, nella storia che si sono raccontate su quell’esperienza. Robert Kiyosaki ha sintetizzato questo in una frase che vale molto oltre il contesto finanziario specifico in cui Kiyosaki opera.

Cosa conta nella vita secondo Kiyosaki
“Non è quello che succede nella propria vita che conta… conta il significato che diamo a ciò che succede.”
La struttura della frase è quasi socratica nella sua provocazione. Non quello che succede, che è fuori dal tuo controllo. Ma il significato che dai, che è dentro il tuo controllo, o almeno più dentro di quanto si pensi.
Cosa significa “dare significato”
Dare significato non è trovare la morale positiva obbligatoria di ogni cosa brutta che accade, né costringersi ad applicare un ottimismo forzato e pensare “è tutto per il meglio” anche quando qualcosa fa male in modo reale. Non è una tecnica di negazione del dolore. È qualcosa di molto più preciso e di molto più onesto: scegliere il quadro interpretativo con cui si guarda all’esperienza dopo che il dolore è stato attraversato.
La stessa perdita professionale può essere interpretata come prova definitiva di incompetenza personale, e in quel caso produce paralisi, vergogna, ritiro. O può essere interpretata come informazione concreta su dove non si vuole andare, come correzione di rotta, e in quel caso produce ridirezione verso qualcosa di più adatto. L’evento oggettivo è identico in entrambi i casi. Il significato che si attribuisce cambia completamente la risposta comportamentale e la traiettoria successiva.
Penso a quanto questa idea sia vicina a quello che ha scritto Viktor Frankl, che sul blog di Frasicelebri abbiamo esplorato più volte: il significato come ultimo rifugio della libertà umana anche nelle situazioni più estreme. Kiyosaki arriva allo stesso concetto partendo da un contesto completamente diverso: quello imprenditoriale e finanziario. Ma la struttura del pensiero è identica.
Il significato come scelta
Il significato non si dà automaticamente, ma si sceglie, anche se quella scelta è spesso inconscia, rapida e non deliberata. La buona notizia è che si può diventare più consapevoli di questo meccanismo e quindi più capaci di indirizzarlo.
Le persone che definiamo resilienti non sono quelle a cui le cose brutte fanno meno male: il dolore è proporzionale all’investimento in quello che si perde. Sono quelle che, dopo il dolore, scelgono un significato che permette di andare avanti, invece di uno che blocca in quella stessa esperienza.
Quella scelta specifica si può imparare a fare con più consapevolezza. E ogni volta che si fa, si costruisce una disposizione interiore che rende la prossima scelta un po’ più accessibile e un po’ meno automaticamente negativa.
Non è fatalismo
La frase di Kiyosaki non dice che le cose brutte non siano brutte nel momento in cui accadono, né che il dolore che producono sia irrilevante o da ignorare. Non è una filosofia del “non ci pensare”. Dice qualcosa di molto più onesto: che il dolore non è l’ultima parola della storia, che dopo il dolore c’è ancora una scelta da fare su come si guarda all’esperienza. Quella scelta non elimina quello che è successo: determina cosa succede dopo, in termini di direzione e di possibilità.
Robert Kiyosaki è un imprenditore americano di origini giapponesi-hawaiane, autore di Padre ricco, padre povero, uno dei libri sulla finanza personale e sull’educazione economica più venduti e più letti al mondo.
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