Hai mai avuto la sensazione che la tua vita stesse accadendo intorno a te, come qualcosa a cui assisti invece di qualcosa che stai costruendo? Come se i fatti si stessero svolgendo e tu li seguissi invece di produrli? Roberto Vecchioni ha una risposta a quella sensazione che è allo stesso tempo sobria, quasi fredda, e straordinariamente speranzosa nella sua conclusione.

Perché hai la sensazione che la vita abbia un senso a cui non arrivi?
“Sei tu che costruisci la tua vita. La vita di per sé è un fatto neutro per tutti. La costruzione e quindi l’illusione che la vita sia molto di più, cioè che abbia anche un senso a cui non arrivi, che non lo afferri, questo ti viene dal dentro, e quindi l’illusione di vivere dà la vita.”
La frase contiene tre movimenti molto precisi. Prima: la vita è neutra. Non ha un significato preconfezionato, non ha un senso che ti aspetta da qualche parte. Secondo: sei tu a costruirla. Terzo – e questo è il più sorprendente – è l’illusione di vivere che dà la vita.
La vita come fatto neutro
Non è nichilismo, ma realismo onesto e difficile da accettare. La vita accade a tutti con la stessa indifferenza cosmica. Le circostanze variano enormemente – c’è chi nasce in condizioni più favorevoli e chi in condizioni molto più difficili – ma la vita in sé, come dato di fatto esistenziale, non porta un messaggio personale per nessuno di noi. Non è costruita su misura per te. Non è contro di te. È neutra.
Questo può sembrare freddo, quasi spietato. Ma c’è qualcosa di profondamente liberatorio in questa neutralità: se la vita non ha un significato preimpostato da qualche parte, allora il significato che ha per te viene da te: dalla tua costruzione, dalle tue scelte, dalla tua presenza. Non è un dato da scoprire passivamente. È qualcosa da costruire attivamente, ogni giorno.
Sei tu che costruisci
Costruire non significa avere tutto chiaro in anticipo, non richiede un piano definitivo. Spesso si costruisce senza sapere esattamente dove si sta andando: si sceglie con quello che si ha, si agisce, si sbaglia qualcosa, si cambia direzione quando serve. La costruzione di una vita non è un progetto architettonico preciso con fondamenta già disegnate. È un processo vivo e in movimento.
L’illusione che dà la vita
Questa è la parte più inaspettata e più bella della frase di Vecchioni. Non basta costruire consapevolmente, serve anche l’illusione che la vita sia “molto di più” di quello che si riesce a vedere e a capire, che abbia un senso che non si riesce mai del tutto ad afferrare completamente. Quella tensione verso qualcosa che eccede la comprensione è quello che dà vitalità reale a una vita.
Chi ha smesso di credere che ci sia qualcosa di più – chi ha risposto definitivamente a tutte le domande che valeva la pena porsi, chi non ha più nulla che lo superi, nessuna meraviglia residua – ha perso qualcosa di essenziale. L’illusione di Vecchioni non è inganno: è la capacità di sentire che c’è sempre più di quello che si riesce a contenere nella propria comprensione. E quella capacità è vita.
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