“Non ti arrendere mai. Di solito è l’ultima chiave del mazzo quella che apre la porta”: un aforisma di Paulo Coelho

Cosa succede quando una porta sembra non voler proprio saperne di aprirsi e ogni chiave provata sembra solo confermare il fallimento? Paulo Coelho suggerisce che forse il problema non è la porta, né le chiavi, ma il momento in cui si decide di smettere. In un mondo abituato alla fretta e alle soluzioni immediate, questa immagine invita a restare ancora un istante in più, proprio quando tutto sembrerebbe dire di arrendersi. Perché a volte la differenza tra “niente da fare” e “ce l’ha fatta” sta solo in un ultimo, insospettabile tentativo.

aforisma di Paulo Coelho

La porta chiusa e quella strana abitudine di fermarsi troppo presto

A volte, per spiegare davvero qualcosa, bisogna fare proprio come Paulo Coelho: partire da un’immagine semplice, quasi domestica, di quelle che non hanno bisogno di molte parole per farsi capire.

“Non ti arrendere mai. Di solito è l’ultima chiave del mazzo quella che apre la porta.”

Tutto comincia da qui: una porta chiusa e un mazzo di chiavi. Un’idea immediata, quasi banale, e proprio per questo insidiosa. Suggerisce infatti una tendenza molto umana: credere che, se qualcosa non funziona subito, allora non funzionerà mai.

Anche tu finisci per riconoscerti in questo? C’è chi ha provato a imparare una lingua straniera e ha mollato dopo un “bonjour” pronunciato con entusiasmo, ma poca fortuna; chi ha iniziato una dieta e si è arreso davanti a un cornetto che sembrava chiamarlo per nome; oppure chi ha inseguito un obiettivo lavorativo, ha collezionato qualche tentativo fallito e ha concluso che non fosse destino.

Ma è davvero sempre il destino a decidere? O, più spesso, è la pazienza che si esaurisce prima del tempo? Coelho suggerisce una verità più semplice di quanto sembri: non conta quante chiavi non funzionano, ma il fatto che non si può sapere quale sia quella giusta senza provarle tutte. Quante porte si chiudono proprio mentre la chiave giusta è già tra le mani?

Il mazzo di chiavi della vita: tentativi, errori e un po’ di testardaggine

La vita, se la si guarda con un po’ di distanza, raramente si presenta come un percorso ordinato. Più spesso somiglia a una serie di tentativi discontinui, dove il significato di ciò che si fa si chiarisce solo dopo, quando le cose si sono già mosse altrove. In questo senso, non tutto ciò che si prova ha lo scopo di “funzionare”: alcune esperienze servono semplicemente a escludere possibilità, a capire cosa non si è, più che cosa si è.

Non è solo questione di insistere finché non si trova la soluzione giusta, ma di attraversare tappe che, prese una per una, possono sembrare confuse o persino sbagliate: una scelta lavorativa interrotta, un progetto lasciato a metà, un’idea che non funziona alla prova dei fatti. Sappi che non sempre sono fallimenti da sistemare, ma pezzi di un percorso più ampio che si definisce anche per esclusione.

C’è una forma di ostinazione che non apre porte, ma le consuma e non sempre continuare significa avvicinarsi a una soluzione: può anche voler dire allontanarsi da un’altra possibilità che non si è ancora considerata. Quindi, oltre a trovare la chiave giusta, a volte, sarebbe anche il caso di trovare la porta giusta. Ma non perché ti sei arreso, ma semplicemente perché, forse, hai capito che quella toppa non è quella che cerchi.

L’ultima chiave: il momento in cui tutto sembra improvvisamente semplice

Arrivare all’“ultima chiave” non è quasi mai una scena da film con colonna sonora epica. Non ci sono rallenty, né illuminazioni improvvise o effetti sonori. Più spesso è qualcosa di molto più semplice (e un po’ meno glamour): si continua a provare, senza avere la minima idea di quale tentativo stia davvero facendo la differenza. E poi, all’improvviso, la porta si apre.

La cosa curiosa è che, in quel momento, la sorpresa è quasi esagerata rispetto a tutto il resto, perché la soluzione sembra troppo facile rispetto alla fatica mentale dei tentativi precedenti. “Tutto qui?”, viene da pensare, con quella faccia un po’ perplessa che si fa quando si scopre che il telecomando era sotto il cuscino (di nuovo).

Ed è proprio qui che Coelho lascia un messaggio importante: il valore del percorso, anche quando non ha l’aria di un percorso, ma piuttosto di una serie di tentativi un po’ confusi. Ogni chiave che non funziona non è solo un “no”, ma anche un’informazione in più. Non apre quella porta, certo, ma aiuta a capire meglio il tipo di porta che si ha davanti.

Arrivati alla conclusione, ti chiedo: cosa hai imparato? Sicuramente che non c’è nessuna certezza sulla prossima chiave, ma solo una possibilità. E forse è questo il punto più interessante: non che prima o poi si trovi la soluzione giusta, ma che certe soluzioni si lasciano trovare solo da chi non ha fretta di dichiarare chiuso il gioco.

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