Perché continui a incolpare gli altri invece di guardare davvero ciò che stai facendo della tua vita? Domanda scomoda, sì ma anche un po’ impertinente, come quelle che eviteresti volentieri mentre fai finta di essere “solo sfortunato”. A volte il punto non è ciò che accade, ma la precisione con cui si riesce a raccontarsela per non sentirsi coinvolti. E in questo gioco, le scuse diventano quasi creative: abbastanza convincenti da sembrare vere, almeno finché non ci si ferma un attimo a riascoltarle. È proprio lì che le parole di Paulo Coelho smettono di essere tali e diventano un invito a capire dove finisce il “non è colpa mia” e dove iniziano, finalmente, le proprie scelte.

Perché continui a incolpare gli altri e non te stesso?
Quante volte ci si ferma, anche solo per un istante, a chiedersi se la propria vita sia davvero frutto delle proprie scelte o se sia stata semplicemente trascinata dagli eventi? È una di quelle domande che mettono a disagio, e forse proprio per questo spesso vengono evitate. Eppure, è proprio lì che le parole di Paulo Coelho non possono essere ignorate proprio perché sembrano fatte apposta per spronarti:
“Siamo ciò che desideriamo di essere. Incolpare gli altri è assai facile. Puoi passare l’intera vita incolpando il mondo, ma i tuoi successi o le tue sconfitte dipenderanno esclusivamente da te.”
Il cuore del messaggio è tutto qui, ed è impossibile aggirarlo: si può anche passare una vita intera a cercare colpe fuori – nelle persone, nelle occasioni mancate, nelle circostanze – ma alla fine ciò che si costruisce, nel bene o nel male, dipende da sé.
È come trovarsi davanti a uno specchio: dietro ogni scelta, ma anche dietro ogni rinuncia, c’è sempre una volontà, anche quando si preferisce pensare il contrario.
Una persona che desidera davvero cambiare lavoro, ad esempio, prima o poi si muove: invia curricula, studia, prova nuove strade. Magari lentamente, magari con paura, ma lo fa. E quando non lo fa e non lavora, si piange addosso e cerca una scusa o dà la colpa a qualcuno o qualcosa.
Non continuare a crogiolarti nelle scuse
“Incolpare gli altri è assai facile.” Quant’è vero? E in fondo, chi legge lo sa: le scuse più pericolose non sono quelle evidenti, ma quelle che suonano giuste. “Non dipende da me”, “Andrà meglio più avanti”, “La colpa è solo sua”. La lista è decisamente più lunga.
Con queste scuse e queste colpe passano i giorni e altrettante scelte rimandate, passi non fatti, un’occasione lasciata scivolare via.
C’è anche qualcosa di più profondo: incolpare gli altri protegge. Finché la responsabilità resta fuori, non ci si mette davvero in gioco. Non si rischia di sbagliare, ma nemmeno di cambiare. È una zona comoda e a chi non piace la comodità?
Poi, a volte, succede qualcosa. Non un evento straordinario, ma una consapevolezza: nessuno verrà a fare quel passo al posto nostro. Ed è lì che tutto cambia.
Una vita intera a rimandare
Coelho non sta semplicemente parlando di colpe o responsabilità, ma del modo in cui una persona racconta a sé stessa la propria vita nel tempo.
Spesso non sono i fatti a bloccare, ma la storia che si costruisce attorno ai fatti. Col passare degli anni, alcuni iniziano a vedere la propria esistenza come una sequenza di “occasioni perse” che si accumulano. Hai presente quando hai finalmente il numero di telefono della ragazza che ti piace? Però, anziché scriverle, continui a fissare il cellulare come se questo bastasse a fare qualcosa.
“I tuoi successi o le tue sconfitte dipenderanno esclusivamente da te.” Se non scrivi a quella ragazza anche un solo “Ehi”, non saprai mai se ti risponderà o cestinerà il tuo messaggio.
Dovresti iniziare ad accorgerti di come stai leggendo la tua vita perché a volte il primo vero cambiamento non è nelle azioni, ma nel modo in cui si smette di rimandare e si capisce che, una volta per tutte, le proprie vittorie dipendono solo da se stessi.
Diventa ciò che scegli di essere (e smetti di lamentarti)
Alla fine cosa vuoi fare? Il cuore del messaggio di Coelho è libero da fraintendimenti: puoi anche passare la vita a incolpare gli altri per ciò che non funziona, per ciò che manca o per ciò che è andato storto, ma alla fine successi e sconfitte non si spostano altrove. Restano legati a ciò che una persona ha fatto, evitato o rimandato e non come punizione, ma come risultato.
Forse dovresti cominciare a cambiare il modo in cui vedi le cose e imparare a riconoscere che ciò che si diventa non è mai solo frutto del caso, ma è il riflesso di una serie di passi, anche minimi, che alla fine raccontano la tua vita. E allora la verità, quella che Coelho lascia in sospeso ma chiara tra le righe, è questa: non è il mondo a scrivere la tua storia, né in bene e neppure in male, ma il modo in cui scegli di viverlo ogni giorno.
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