Massimo Gramellini ha un talento molto specifico e raro: prendere cose difficili e renderle attraversabili senza toglier loro il peso reale che hanno. Non rassicura con bugie gentili o con ottimismo di maniera. Trova il modo di guardare le cose difficili dritto in faccia e di trovare in quella stessa difficoltà qualcosa su cui appoggiarsi per andare avanti. Questa frase è forse l’esempio più preciso di quella capacità.

Siamo qui per vivere una vita intensa
“Non siamo qui per vivere una vita perfetta, ma per viverla intensamente.”
La struttura è già una liberazione in sé. “Non siamo qui per”, e già in questa negazione c’è un sollievo enorme e immediato per chiunque abbia passato anni a cercare di fare le cose nel modo giusto, a non sbagliare, a costruire qualcosa di ineccepibile agli occhi degli altri e ai propri. Non è quello il compito reale. Non era mai stato quello il compito, anche se sembrava di sì.
L’illusione della perfezione
La perfezione come obiettivo di vita è una delle trappole più efficaci che esistano, perché non è mai raggiungibile, e quindi tiene sempre in uno stato cronico di inadeguatezza. Ogni volta che si arriva vicini a qualcosa che sembrava perfetto, qualcos’altro si sposta un po’ più in là. La perfezione è mobile per definizione: è sempre esattamente lì dove non si è ancora arrivati.
La ricerca della perfezione produce anche un effetto collaterale molto concreto: l’evitamento del rischio. Se devo fare le cose perfettamente, non inizio quelle in cui potrei sbagliare. Se devo essere il genitore perfetto, il partner perfetto, il professionista perfetto, la paura di non esserlo diventa più grande del desiderio di provarci davvero. E il risultato è una vita in cui non si rischia mai abbastanza per sbagliare davvero, e quindi non si vive mai abbastanza intensamente.
Cosa significa “intensamente”
“Intensamente” non è sinonimo di “drammaticamente”. Non significa vivere sempre in crisi o in esaltazione. Significa “con piena presenza”, con tutto te stesso in quello che stai vivendo, qualunque cosa sia in quel momento.
Una conversazione intensa è quella in cui sei davvero lì, non con metà della testa da qualche altra parte. Un amore intenso è quello in cui non stai calcolando quanto dare per non dare troppo. Un lavoro intenso è quello in cui non riesci a smettere di pensarci anche quando dovresti fare altro. Una perdita intensa è quella che senti fino in fondo invece di anestetizzare.
L’intensità non richiede che le cose vadano bene, richiede che tu ci sia dentro davvero. Anche quando fanno male, anche quando sembrano sbagliate in retrospettiva, anche quando non sai ancora dove portano. Quella presenza è la vita intensa di cui parla Gramellini.
La consolazione vera
Gramellini usa questa frase come consolazione, non nel senso di bugia gentile che fa stare meglio per un’ora, ma nel senso di rimettere le cose al posto giusto. Ci sono momenti in cui la vita sembra un elenco di cose che non hanno funzionato come si sperava. Relazioni finite, progetti abbandonati, scelte sbagliate. La tendenza è guardare tutto quel materiale e chiedersi: cos’è andato storto? Cosa avrei dovuto fare diversamente?
Gramellini dice: cambia la domanda. Non “era perfetto?” ma “ero dentro?”. Non “ha funzionato?” ma “ci ho messo qualcosa di vero?”. Hai fatto errori, sì, e probabilmente ne farai altri. Hai vissuto momenti che non avevi programmato, sì. Non sei stato all’altezza di ogni aspettativa, nemmeno ci si aspettava davvero che ci fossi sempre. Quello che conta è se eri lì, presente. Se ti importava abbastanza da fartelo toccare davvero nel profondo.
Quella è esattamente la vita intensa che Gramellini descrive. Non la vita senza cadute, quella non esiste per nessuno. La vita in cui, quando cadi, stavi davvero correndo verso qualcosa.