Oscar Wilde: non sprecare l’oro dei tuoi giorni, vivi la tua vita meravigliosa senza gettarla agli ordinari e ai volgari

Raramente qualcuno ha difeso con più eleganza, più intelligenza e più ferocia personale il diritto all’intensità della vita. Oscar Wilde aveva su come si dovrebbe vivere idee molto precise, costruite nel corso di una vita vissuta all’eccesso in molti sensi. E le difendeva con la stessa energia con cui viveva: con tutto il rischio che quella coerenza comportava.

vivi la tua vita

“Godetevi la giovinezza finché l’avrete”

“Ah! godetevi la giovinezza finché l’avrete. Non sprecate l’oro dei vostri giorni ad ascoltare i noiosi, cercando di migliorare un fallimento inevitabile, o gettando la vostra vita agli ignoranti, agli ordinari, ai volgari. Questi sono i traguardi malsani, i falsi ideali della nostra epoca. Vivete! Vivete la vita meravigliosa che è in voi! Niente di voi vada perduto. Siate sempre alla ricerca di nuove sensazioni. Non abbiate paura di niente.”

La frase è quasi un manifesto. E come tutti i manifesti, ha bisogno di essere letto con attenzione, non solo come slogan.

“Non sprecate l’oro dei vostri giorni”

Il tempo è oro, ma Oscar Wilde non lo intende nel senso produttivistico e utilitaristico con cui lo si usa di solito: “non perdere tempo, sii efficiente, massimizza la produttività”. Lo intende nel senso opposto e molto più radicale: non sprecate il tempo prezioso e irrecuperabile della vostra vita ad ascoltare chi non vi nutre in nessun modo, a inseguire obiettivi che non sentite davvero vostri ma che qualcun altro si aspetta da voi, a cercare di essere all’altezza di aspettative che non avete scelto e che forse non volete nemmeno soddisfare.

Gli “ignoranti, ordinari, volgari” che Oscar Wilde nomina non sono descrizioni di classe sociale nel senso convenzionale, non stava parlando di ceto o di istruzione formale. Sono descrizioni di orientamento verso la vita: chi si accontenta sistematicamente del mediocre, chi non cerca la bellezza nelle cose, chi non ha curiosità verso quello che esiste al di là del consueto e del sicuro.

Oscar Wilde non stava promuovendo l’elitismo nel senso convenzionale. Stava dicendo qualcosa di più sottile: che sprecare la propria vita cercando di soddisfare chi non apprezza quello che sei è una delle forme più silenziose di suicidio creativo.

“Vivete la vita meravigliosa che è in voi”

La meraviglia non è fuori: è in voi. Quella è la parte più importante e più spesso trascurata della frase. Non una vita meravigliosa che bisogna costruire a partire da zero o trovare in un posto lontano. Una vita meravigliosa che è già dentro, che aspetta di essere vissuta, invece di essere soppressa dalle aspettative degli altri.

“Niente di voi vada perduto”: quella frase vale da sola, ed è forse la parte più importante di tutto il passaggio. Ogni parte di sé che si schiaccia, che si sopprime, che si comprime per compiacere qualcuno o per stare dentro un’aspettativa che non si è scelta, è una perdita reale e irreversibile. Non solo per se stessi: per quello che si sarebbe potuto essere e che non si è stati. Per la persona specifica, unica, che si sarebbe potuta dispiegare e che invece è rimasta compressa in uno spazio troppo piccolo.

“Non abbiate paura di niente”

Oscar Wilde lo diceva e poi lo viveva, fino alle conseguenze più dure e più concrete. Pagò con due anni di prigione a lavori forzati le sue scelte sentimentali e il suo rifiuto di nascondersi, con la rovina sociale e professionale la sua coerenza con se stesso. La sua frase acquista un peso completamente diverso quando si sa come finì la sua vita. Non lo disse dal comfort di chi non rischia niente; lo disse sapendo esattamente e concretamente cosa poteva costare.

Oscar Wilde è stato uno scrittore e poeta irlandese, drammaturgo di straordinaria capacità, autore de Il ritratto di Dorian Gray, L’importanza di chiamarsi Ernesto, Il ventaglio di Lady Windermere e di aforismi che circolano ancora come moneta corrente in tutto il mondo, una delle personalità più brillanti, più originali e più tragiche della letteratura inglese dell’Ottocento.

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