C’è un momento nella vita in cui la strada che pensavi di seguire si spezza all’improvviso, senza preavviso, o poco a poco in modo che quasi non te ne accorgi finché non sei già perso. Non sai più dove sei, non riconosci il paesaggio intorno, e quello che era familiare sembra improvvisamente estraneo. Hai mai vissuto quel momento? Forse stai vivendo qualcosa di simile adesso. Donato Carrisi ha scritto qualcosa che va ben oltre la trama di un romanzo. Nei suoi libri le strade si spezzano spesso, quelle dei personaggi, ma in modo strano anche quella del lettore, che arrivando alla fine capisce qualcosa di sé. Questa frase è una di quelle che si porta con sé dopo aver chiuso il libro.

Tutti abbiamo una strada che porta a casa
“Ognuno di noi ha una strada. Una strada che porta a casa, alle persone più care, a ciò cui siamo maggiormente legati.”
La strada di cui parla Donato Carrisi non è geografica nel senso banale del termine: è esistenziale. È il percorso che ci riporta a quello che conta davvero: le persone, i legami, il senso di appartenenza, la versione di noi stessi che si sente a casa nel mondo.
Non necessariamente il luogo fisico in cui siamo cresciuti; la casa in questo senso non è una città o una casa vera. È quello spazio interno in cui ci sentiamo integri, riconoscibili, vivi nel modo che ci appartiene. Ognuno ha il suo, anche chi non l’ha ancora trovato la porta dentro come un’assenza che indica dove andare.
Quando la strada si spezza
“Di solito la strada è sempre quella, la s’impara da piccoli, e ognuno la segue per tutta la vita. Ma capita che quel cammino si spezzi.”
Donato Carrisi descrive qualcosa di profondamente universale che chi ha vissuto abbastanza riconosce immediatamente: quella rottura può essere una perdita improvvisa, una separazione, una malattia, una crisi professionale, una trasformazione interiore che non si è scelto ma che è arrivata lo stesso e ha cambiato tutto intorno. Il percorso che conoscevi a memoria – quello che sapevi fare senza pensarci, quello che ti sentivi addosso – all’improvviso non c’è più nella forma che aveva. O non è più quello che era.
Le possibilità dopo la rottura
“A volte ricomincia da un’altra parte. O, dopo aver disegnato un percorso tortuoso, ritorna al punto in cui si era spezzato. Oppure rimane come sospeso. A volte, però, si perde nel buio.”
Donato Carrisi non promette che andrà bene, è troppo onesto per farlo e lo si sente. Descrive tutte le possibilità senza escluderne nessuna: la strada che ricomincia da un’altra parte con una forma nuova, quella che fa un giro tortuoso e poi ritorna al punto di rottura, quella che resta sospesa in mezzo al nulla in attesa di qualcosa, e quella – la più difficile da leggere – che si perde nel buio senza che si veda ancora un’uscita. Le strade umane non hanno tutte un lieto fine. Ma anche questo è reale.
Trova prima la direzione, poi il percorso
Se sei in un momento in cui la tua strada si è spezzata – o sembra sospesa in attesa di qualcosa – non chiederti subito dove porta adesso. Quella domanda può essere paralizzante quando non si vede abbastanza lontano. Chiedi prima qualcosa di più vicino: dove stavo andando? Cosa conta davvero per me? Chi conta davvero per me?
Casa non è sempre un posto fisico che si può raggiungere in macchina. A volte è una persona, una versione di te stesso che hai perso di vista, un tipo di vita che hai smesso di credere possibile. Riconoscerla – anche solo in modo vago, anche solo come direzione – è il primo passo per tornare. Il percorso viene dopo.
Donato Carrisi è uno scrittore italiano, autore di thriller psicologici tra i più letti d’Europa, noto per la sua capacità di andare in profondità nell’animo umano molto oltre i confini del genere.
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