Domenica torna l’ora solare: cosa ha inventato davvero Benjamin Franklin? La vera storia della sua lettera del 1784

Nella notte tra il 24 e il 25 ottobre torneremo all’ora solare: le lancette si sposteranno indietro di un’ora e, almeno sulla carta, guadagneremo sessanta minuti di sonno. Una piccola conquista per chi ama il tepore delle coperte e una consolazione per chi, come me, non ha mai fatto pace con l’ora legale. Perché diciamolo: avere più luce la sera sarà anche piacevole, ma svegliarsi quando fuori è ancora buio non è esattamente il sogno di una vita. Eppure, ogni volta che si parla di questo cambio d’orario, spunta puntualmente un nome illustre: Benjamin Franklin. Ma siamo proprio sicuri che sia stato lui a inventare l’ora legale?

Domenica torna l’ora solare

Benjamin Franklin, il genio che voleva svegliare Parigi a cannonate

La storia comincia nel 1784, quando Benjamin Franklin si trovava in Francia. Uomo brillante, inventore, diplomatico e fine osservatore dei comportamenti umani, scrisse una lettera satirica al Journal de Paris, prendendo di mira le abitudini dei parigini e il loro amore per le ore piccole. L’idea nacque da una considerazione semplice: perché consumare candele costose fino a notte fonda, quando il sole sorgeva già di buon mattino e offriva gratuitamente la sua luce?

Franklin raccontò ironicamente di essersi svegliato alle sei, stupito dalla luminosità della stanza. La sua scoperta, apparentemente rivoluzionaria, era che il sole illuminava il mondo appena sorgeva. Una verità che oggi potrebbe sembrare banale, ma che nelle mani del diplomatico americano diventò un irresistibile esercizio di satira. Nella traduzione italiana del suo testo dall’originale, An Economical Project, 1784, il senso della provocazione si riassumeva così:

“Un’immensa somma avrebbe potuto essere risparmiata utilizzando la luce del sole invece delle candele.”

E come convincere i parigini ad alzarsi presto? Franklin propose tasse sulle finestre dotate di persiane, restrizioni alla vendita delle candele e perfino colpi di cannone e campane per svegliare la popolazione. Altro che sveglia sullo smartphone: un risveglio collettivo a prova di sonno pesante.

Il tono era volutamente esagerato. Franklin non stava presentando un progetto legislativo per spostare le lancette, ma si divertiva a prendere in giro la pigrizia, le abitudini consolidate e l’ossessione per il risparmio. Insomma, più che il padre dell’ora legale, fu il protagonista di una brillante presa in giro dei costumi del suo tempo.

Leggi anche: “Per San Simone, la castagna nel cestone”: i proverbi d’autunno che i nonni ripetevano intorno al fuoco

Hudson e Willett: chi propose davvero l’ora legale?

Per arrivare alle vere proposte di modifica stagionale dell’orario bisogna aspettare più di un secolo. Nel 1895 il neozelandese George Vernon Hudson, entomologo appassionato di astronomia, presenta una proposta per adattare gli orari alle ore di luce disponibili. Il suo obiettivo è sfruttare meglio le giornate estive, riducendo il ricorso all’illuminazione artificiale.

Nel 1907 è invece l’inglese William Willett a rilanciare l’idea con l’opuscolo The Waste of Daylight, (Lo spreco della luce diurna). Willett immagina di spostare gradualmente le lancette in primavera e di riportarle indietro in autunno, così da regalare più luce alle serate. Il principio dell’ora legale moderna prende forma attraverso queste proposte, non nella lettera scherzosa di Franklin. Attribuire a quest’ultimo l’invenzione vera e propria è quindi una semplificazione storica: la sua intuizione satirica anticipa il tema, ma non equivale al sistema che conosciamo oggi.

Leggi anche: Le foglie cadono e ti senti più fragile: la poesia d’autunno di Rilke che spiega questa malinconia e come attraversarla

La lezione di Benjamin Franklin: il tempo non si cambia con le lancette

La storia della lettera del 1784 ci ricorda che, a volte, anche le idee più serie nascono da una battuta e che non tutto ciò che viene attribuito a un grande personaggio corrisponde alla realtà. Benjamin Franklin non inventò l’ora legale, ma con la sua ironia ci lasciò una riflessione ancora attuale sul rapporto tra luce, abitudini e risparmio. Oggi, a distanza di oltre due secoli, continuiamo a discutere se sia meglio guadagnare luce la sera o ritrovarla al mattino.

Io non ho dubbi: preferisco l’ora solare, con i suoi ritmi più naturali e quell’ora di sonno in più che, diciamolo, non si rifiuta mai. E se Franklin voleva convincere i parigini ad alzarsi all’alba a colpi di cannone, io preferisco decisamente un risveglio tranquillo, magari con un caffè caldo. La storia ci insegna tante cose, ma una almeno è certa: per svegliarmi prima, non basterebbe neppure la Rivoluzione francese!

Leggi anche: Seneca e l’arte di rallentare con i primi malanni d’autunno: smetti di trattare la guarigione come tempo sprecato