Quante persone sono passate nella tua vita? Colleghi con cui hai trascorso anni e di cui adesso non sai quasi nulla. Conoscenti che sembravano importanti in un momento e che poi sono svaniti. Compagni di corso, vicini di casa, persone incontrate in momenti precisi e poi scomparse nella corrente del tempo che scorre. La vita umana è un movimento continuo di persone che entrano e che escono. Alcune lasciano poco, alcune lasciano molto, e spesso non si sa in anticipo quale sarà quale. E poi ci sono gli altri, quelli che quando pensi a un periodo della vita, ci sono sempre. Quelli di cui senti la mancanza anche se non li vedi spesso. Quelli che hanno lasciato qualcosa di permanente nel modo in cui guardi le cose. Eleanor Roosevelt aveva trovato per questa distinzione una formula molto semplice e molto precisa.

Le persone che attraversano la nostra vita
“Molte persone entreranno e usciranno dalla tua vita, ma solo i veri amici lasceranno delle impronte nel tuo cuore.”
La metafora dell’impronta è molto precisa nella sua scelta: non è una traccia visibile che si vede dall’esterno, non è qualcosa che si mostra agli altri facilmente. È qualcosa che cambia la forma del terreno interiore; qualcosa che modifica il modo in cui si guarda, si sente, ci si muove nel mondo. Chi lascia un’impronta non passa semplicemente attraverso, ma lascia qualcosa di strutturale che rimane anche quando se ne va, qualcosa che continua a influenzare anche in assenza.
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Entrare e uscire
La prima parte della frase descrive la natura delle relazioni umane in modo molto realistico e senza sentimentalismi inutili. La vita è un continuo movimento di persone che arrivano per una fase, un contesto specifico, un bisogno del momento, e poi se ne vanno quando quella fase finisce o quando i percorsi divergono.
Non c’è niente di triste in questo in sé: è semplicemente come funziona la vita di chi si muove, cresce, cambia. Le persone che si incontrano in un lavoro, in un viaggio, in una fase molto specifica della vita spesso non rimangono, e non è un fallimento di nessuno, solo la natura del tempo.
A differenza del passato, oggi non mi rattristo per le persone che sono uscite dalla mia vita. Spesso quell’uscita era semplicemente naturale: avevamo condiviso qualcosa di specifico e prezioso in un momento preciso, e poi le traiettorie si sono separate nel modo più normale. Quello che ho imparato a riconoscere, e a sentire come qualcosa di prezioso, è la differenza tra chi passa e chi rimane, non nel senso fisico della presenza, ma nel senso molto più reale dell’impronta.
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Le impronte nel cuore
Chi lascia un’impronta non necessariamente rimane fisicamente vicino o presente nella vita quotidiana: può essere lontano geograficamente, può essere perso di vista per anni, può essere morto. L’impronta è qualcosa di diverso dalla frequentazione: è indipendente dalla presenza fisica continuata. Alcune persone che non si vedono da anni, con cui ci si scrive raramente, hanno lasciato impronte molto più profonde di altre che si vedono ogni giorno o ogni settimana.
Quell’impronta è riconoscibile anche senza analizzarla: quando si pensa a loro, c’è qualcosa che si muove dentro. Quando si sentono le loro notizie, c’è qualcosa che risponde in modo diverso dal solito. La loro assenza, quando c’è, ha un peso diverso da quella di chiunque altro.
La rarità dell’amico vero
“Solo i veri amici”: quella parola – “solo”- è importante e deliberata. Non tutti lasciano impronte, e non è una questione di quantità di tempo trascorso insieme. Non tutti sono destinati a lasciarne. Riconoscere chi fa parte di quella categoria rara – non per orgoglio di possesso, ma per gratitudine profonda – è uno degli atti più importanti e più necessari della vita relazionale.
Eleanor Roosevelt è stata diplomatica, attivista per i diritti umani e moglie del trentaduesimo presidente degli Stati Uniti Franklin D. Roosevelt, una delle figure più influenti e più ammirate della politica americana del Novecento.
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