La frase di Maria Rita Parsi per crescere figli sereni: smettila di cercare problemi nei bambini e guarda alla famiglia

Che cosa impara un bambino quando guarda sua madre o suo padre? Maria Rita Parsi invita a riflettere proprio su questo: la famiglia è la prima scuola di vita, il luogo in cui il bambino comincia a capire il mondo ancora prima di entrarci. Impara osservando e ascoltando ogni giorno ciò che accade tra le mura di casa. A questo punto, ogni genitore dovrebbe fermarsi un momento e chiedersi: che cosa sta imparando suo figlio guardando il modo in cui gli adulti che ama vivono ogni giorno? Perché, spesso, sono proprio questi esempi a insegnare più di mille parole.

è la famiglia la prima scuola di vita del bambino

Cos’è la famiglia per un bambino?

“La famiglia è la prima scuola di vita. Non serve scomodare Freud o manuale di pedagogia: il bambino impara tutto da lì tutto quello che poi uscirà nel mondo esterno. Se in casa ci sono rispetto, amore e libertà c’è speranza di crescere adulti sani.”

La frase di Maria Rita Parsi mette davanti agli occhi una verità semplice, ma spesso scomoda: un bambino impara prima di tutto osservando la propria casa. Prima ancora delle parole degli insegnanti, delle regole della scuola, degli amici e delle esperienze che incontrerà crescendo, c’è la famiglia. È lì che comincia a capire che cosa significhi amare, rispettare, fidarsi, chiedere aiuto, affrontare un conflitto, accettare un errore.

Non serve scomodare Freud o riempire la riflessione di termini pedagogici: basta guardare un bambino mentre cresce. Assorbe ciò che vede e, soprattutto, ciò che vive. Se vede due adulti che si ascoltano, imparerà che la voce dell’altro merita attenzione. Se viene corretto senza essere umiliato, comprenderà che sbagliare non significa essere sbagliati. Se trova affetto senza condizioni, costruirà dentro di sé l’idea di essere degno d’amore.

È questo il punto che ogni genitore dovrebbe fermarsi a considerare: che cosa sta imparando il bambino mentre nessuno gli sta facendo una lezione? Perché la famiglia educa anche quando non crede di educare: durante una cena, in macchina, dopo un brutto voto, durante una discussione. Ogni gesto lascia una traccia e quella traccia, un giorno, potrebbe diventare il modo con cui quel bambino guarderà il mondo e, soprattutto, guarderà se stesso.

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Cosa impara un bambino in famiglia

Il bambino non impara soltanto ciò che il genitore dice, ma soprattutto ciò che il genitore dimostra. Un adulto può ripetere cento volte che bisogna rispettare gli altri, ma se in casa urla, svaluta o non ascolta, il messaggio che arriva è un altro. Può dire al figlio di essere libero di esprimersi, ma se ogni emozione viene liquidata con un “non è niente”, quel bambino imparerà a nascondere ciò che sente. Può chiedergli di avere fiducia, ma se ogni sua scelta viene controllata, difficilmente svilupperà autonomia.

Si pensi a quando un bambino torna a casa con un brutto voto. Entra dalla porta già con lo stomaco chiuso, perché sa di aver deluso le aspettative. Il genitore può reagire con rabbia: “Come hai potuto prendere un voto così? Non ti impegni mai abbastanza”. Oppure può fermarsi, guardarlo e chiedere: “Che cosa è successo? Dove hai trovato difficoltà?”. Il problema del voto rimane, naturalmente, e va affrontato. Ma cambia completamente il significato dell’errore. Nel primo caso il bambino rischia di pensare: “Valgo se vado bene”. Nel secondo comprende: “Ho sbagliato, ma posso capire, imparare e riprovare”. Questa è la differenza tra crescere un figlio nella paura e accompagnarlo verso la responsabilità. Amore, rispetto e libertà non significano assenza di regole: significano regole che non schiacciano la persona. Un bambino ha bisogno di confini, ma ha anche bisogno di sapere che dentro quei confini può essere se stesso.

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Responsabilità e possibilità dei genitori secondo Maria Rita Parsi

Le parole di Maria Rita Parsi, alla fine, consegnano ai genitori una responsabilità enorme, ma anche una possibilità straordinaria. La casa non deve essere perfetta per essere una buona scuola di vita. Nessun genitore riesce sempre a essere paziente; può capitare di perdere la calma, di dire una parola di troppo, di sbagliare. E anche questo può diventare educazione, se l’adulto sa tornare sui propri passi e dire: “Prima ho sbagliato. Mi dispiace”. Un gesto simile insegna al bambino qualcosa che nessun manuale potrebbe trasmettere con la stessa forza: chiedere scusa rende una persona più responsabile.

La speranza di crescere adulti sani, dunque, non nasce da una famiglia senza problemi, ma da una famiglia nella quale il bambino si sente visto, rispettato e amato anche mentre impara a diventare grande. È lì che costruisce la propria sicurezza, la capacità di amare, il coraggio di affrontare il mondo e persino la forza di rialzarsi quando cadrà. Per questo ogni genitore dovrebbe chiedersi, magari questa sera, guardando il proprio figlio: “Che cosa gli sto insegnando con il modo in cui vivo?” Può bastare ascoltarlo davvero, abbracciarlo quando ne ha bisogno, correggerlo senza mortificarlo, lasciargli uno spazio di libertà e mantenere ferme le regole quando servono.

Il consiglio, allora, è semplice, ma tutt’altro che scontato: non preoccuparti soltanto di ciò che insegni a tuo figlio, ma soprattutto di ciò che gli fai respirare ogni giorno. Non saranno solo le tue parole a restargli dentro, ma il modo in cui si è sentito accanto a te. E sarà proprio quello il messaggio che porterà con sé, anche da grande.

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