È facile aspettarsi che la scuola faccia tutto. Che insegni a leggere e scrivere, certo, ma anche a rispettare gli altri, a gestire le emozioni, a capire i propri limiti, a stare in relazione con il mondo. Quando un figlio non sa comportarsi, non gestisce un conflitto, non rispetta le regole: la colpa di chi è? Spesso si punta il dito sulla scuola, sugli insegnanti, sul sistema educativo. È una delega silenziosa, spesso inconsapevole, quasi sempre comoda. Roberta Bruzzone dice che quella delega ha un problema fondamentale: la scuola non è attrezzata per riceverla, e soprattutto non è il suo compito riceverla.

La scuola non può supplire alla famiglia
“Non potete pensare che la scuola sopperisca a ciò che non siete stati in grado di fare voi.”
Questa è la frase più scomoda ma anche più onesta di tutto il ragionamento di Roberta Bruzzone. Non è un’accusa ai genitori che vogliono fare bene e non sanno come: è una descrizione precisa dei limiti strutturali dell’istituzione scolastica.
La scuola può fare molte cose straordinarie nel corso degli anni che un figlio trascorre tra i suoi banchi. Non può, però, sostituire quello che avviene – o non avviene – a casa, nel tempo quotidiano con i genitori.
La scuola non insegna a stare al mondo
“Pensare che la scuola debba trasmetterti le regole per stare al mondo, insegnarti a stare al mondo e a diventare un essere umano qualitativo è una pia illusione: non è il suo compito!”
“Pia illusione”: Roberta Bruzzone usa un’espressione molto precisa e molto deliberata. Non è un errore comprensibile che capita a genitori in buona fede: è un’illusione che si mantiene perché è comoda. Scarica su un’istituzione pubblica una responsabilità che appartiene alla relazione privata tra genitori e figli.
Cosa può fare la scuola
“La scuola ti può dare strumenti, ti può dare tutta una serie di informazioni, ti trasforma in un essere umano migliore, ti dà sicuramente tante cose, ma a stare al mondo te lo devono insegnare a casa tua.”
Roberta Bruzzone non sta attaccando la scuola in questo passaggio, la sta difendendo con precisione da una responsabilità che non le appartiene e che non può portare. La scuola è fondamentale, fa cose preziose e necessarie per la formazione di un essere umano. Ma “stare al mondo” nel senso concreto e relazionale – rispettare le relazioni nella loro complessità, riconoscere i propri limiti senza difese, affrontare con onestà le conseguenze delle proprie scelte – si impara altrove, in un contesto che la scuola non può replicare.
Altrimenti è un disastro
“A rispettare le relazioni, a stare in una condizione qualitativa, a riconoscere i tuoi limiti e le tue possibilità in maniera sana, ad affrontare le conseguenze delle cazzate che farai – perché le farai, le abbiamo fatte tutti – te lo devono insegnare a casa, altrimenti fuori da quel contesto, sarà solo un disastro.”
Il “disastro” che Roberta Bruzzone nomina non è una metafora poetica, ma una previsione abbastanza accurata e documentata di quello che succede a chi arriva nella vita adulta senza aver imparato a stare nelle relazioni con onestà, a gestire i propri limiti senza negarli, a rispondere delle proprie azioni senza cercare un colpevole esterno. Non è colpa del figlio. È il risultato prevedibile di una formazione mancata che la scuola non poteva e non doveva supplire.
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