C’è uno specchio che invecchia e c’è qualcosa dentro che non segue lo stesso ritmo, che non obbedisce allo stesso calendario biologico. Chi ha qualche decennio di vita alle spalle come me, lo conosce molto bene: quella distanza strana tra quello che si vede riflesso e quello che si sente dentro. Come se il corpo e l’anima stessero invecchiando a velocità completamente diverse: il corpo con grande puntualità e senza eccezioni, l’anima in modo molto meno prevedibile, spesso quasi per niente. Victor Hugo aveva trovato per questa esperienza universale le parole più precise e al tempo stesso più belle che esistano su questo tema.

La strana distanza tra ciò che vedi allo specchio e ciò che senti dentro te
“S’increspa la pelle, ma non l’anima. Il cuore non ha rughe.”
Due frasi brevi, quasi telegrammatiche nella loro economia. Due affermazioni. La prima descrive con onestà quello che accade al corpo nel tempo e nega che la stessa cosa accada all’anima. La seconda chiude con un’immagine che rimane.
La pelle che s’increspa
La pelle invecchia: questo è un fatto biologico incontrovertibile, che nessuna crema, nessun trattamento e nessuna forma di negazione può fermare davvero nel tempo. Le rughe arrivano, la pelle perde progressivamente elasticità, il viso cambia. Victor Hugo non lo nega, non lo addolcisce, non sposta lo sguardo altrove, fingendo che non sia così. Lo dice chiaramente e onestamente nella prima parte della frase, come premessa necessaria a quello che verrà dopo: la pelle s’increspa. Sì, è vero. E allora?
Guardo il mio corpo e vedo i segni del tempo accumulati, e a volte mi sorprendo ancora, perché quello che sento dentro non corrisponde sempre, e non sempre in modo scontato, a quello che vedo fuori. Come se la persona che sono dentro avesse un’età che non si legge sulla pelle. Hugo lo nomina meglio di quanto riesca a farlo io: la pelle s’increspa. Sì, è vero, è così. E poi?
Ma non l’anima
Il “ma” è il centro di tutta la frase: la piccola parola che cambia tutto quello che viene prima. Non è una negazione del primo fatto, non sta dicendo che la pelle non s’increspa o che l’invecchiamento non esiste. Sta tracciando una distinzione fondamentale tra due realtà che seguono leggi completamente diverse.
La pelle obbedisce al tempo biologico in modo molto preciso e molto puntuale. L’anima – quello che si sente dentro, quello che si desidera, quello che si ama, la curiosità che rimane viva, la capacità di stupirsi davanti a qualcosa di bello, di innamorarsi, di ridere di cuore, di volere ancora le cose – segue un ritmo del tutto diverso, o forse nessun ritmo misurabile con gli stessi strumenti del corpo.
Questa non è consolazione romantica per chi si guarda allo specchio con dispiacere crescente. È un’osservazione molto concreta di qualcuno che aveva vissuto abbastanza da saperlo per esperienza diretta e personale.
Il cuore non ha rughe
La chiusura è la più bella e la più assoluta delle due frasi. Non “il cuore invecchia lentamente”, non “il cuore mantiene meglio la sua giovinezza”: il cuore non ha rughe. Non le ha. Punto. È un’affermazione assoluta, senza attenuazioni, che smette di ammettere il tempo come categoria applicabile all’interno dell’essere umano.
Il tempo lascia tracce fuori, sulla superficie visibile. Dentro c’è qualcosa che rimane liscio, integro, capace di sentire con la stessa intensità, o forse con intensità ancora maggiore, perché l’esperienza ha affinato la capacità di riconoscere quello che vale.
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