Cara donna che ti guardi allo specchio e vedi i cambiamenti del tempo, Simone de Baeuvoir ti scrive questa lettera

Ogni donna, prima o poi, si trova davanti a uno specchio che le restituisce un’immagine diversa da quella che porta dentro di sé. Non è la prima ruga, non è il primo capello bianco, non sono le candeline in più su una torta di compleanno; è quel momento in cui ti fermi qualche secondo davanti al tuo riflesso e ti accorgi che il volto che hai davanti non coincide più con quello che hai imparato a riconoscere negli anni. Lo guardi attentamente e sai che sei tu, ma nello stesso tempo senti una distanza tra te e quel volto. Un’altra donna, proprio come te e come altre mille, avrebbe riconosciuto immediatamente quella sensazione: Simone de Beauvoir. Lei non aveva paura del tempo, ma si era chiesta cosa succede a una donna quando il mondo smette di guardarla come prima. E sai perché? Perché aveva compreso che il dolore di molte donne davanti allo specchio non nasce soltanto dal cambiamento del corpo, ma dal significato che la società attribuisce a quel cambiamento.

Oggi avrebbe potuto scrivere questa lettera a tutte quelle donne che, davanti allo specchio, vedono soltanto ciò che il tempo ha portato via, dimenticando tutto ciò che il tempo ha lasciato loro.

cambiamenti del tempo

La lettera che Simone de Beauvoir scriverebbe alla donna che vede i cambiamenti del tempo

Cara donna,
ti scrivo da un luogo che forse conosci bene: quello in cui il riflesso nello specchio sembra parlare più forte della tua voce.
Non ti scrivo per dirti che devi amare ogni ruga o convincerti che il tempo sia sempre un galantuomo. Lo sai anche tu che non è così. Ti scrivo perché vorrei liberarti da un peso più grande delle rughe stesse: l’idea che il tuo valore diminuisca ogni volta che il tuo viso cambia.

Per troppo tempo ti hanno insegnato che il corpo di una donna è qualcosa da conservare. Da ragazza ti hanno detto di essere bella; da adulta ti hanno insegnato a restarlo; e quasi nessuno ti ha preparata alla possibilità che un giorno il tuo corpo cambiasse senza che questo significasse perdere qualcosa di così maledettamente essenziale.

“Non si nasce donne: si diventa.”

No, so a cosa stai pensando: “è solo una riflessione sulla condizione femminile”. In realtà riguarda anche ciò che stai vivendo oggi, perché nessuna donna nasce con la paura di invecchiare. Quella paura si costruisce lentamente, attraverso le pubblicità che scorrono sui muri e sugli schermi, i complimenti rivolti quasi sempre alla giovinezza, lo sguardo di approvazione/disapprovazione che ti circonda da tutta la vita. Sai qual è il vero problema? A poco a poco finisci per guardarti con occhi che non sono i tuoi.

Cominci a cercare ciò che manca, invece di ciò che è rimasto; confronti il tuo volto con quello che avevi dieci, venti, trent’anni fa.
Ma lascia che ti dica una cosa: il tuo corpo non è un errore da correggere, ma è la prova della tua esistenza, di tutto quello che hai fatto e che hai passato. Ripercorri ogni linea sul tuo viso e lasciati raccontare una decisione, una notte passata in bianco, una risata, un dolore, una persona amata, una perdita. Il tempo non ti ha sottratto valore, ma ti ha aggiunto, giorno dopo giorno, un altro pezzetto di storia.

“Una sola primavera negli anni…, e nella vita una sola gioventù.”

Quante energie sprechi tentando di tornare indietro? Quanti giorni lasci passare aspettando di piacerti di nuovo, come se la tua vita potesse ricominciare soltanto se lo specchio tornasse a restituirti un’immagine più giovane? La verità è che il presente non aspetta. La donna che sei oggi merita la stessa cura, la stessa tenerezza e la stessa attenzione che riservi al ricordo della ragazza che sei stata.

So cosa stai pensando. Stai pensando che è difficile, vero? Che ogni volta che ti guardi vedi soltanto quello che è cambiato, che il mondo sembra celebrare soltanto chi riesce a sembrare più giovane della propria età.
Ti capisco più di quanto immagini. Ma il problema non è il tempo. Il problema – anzi, il vero nemico – è quello sguardo con cui hai imparato a misurarti. Per anni ti hanno convinta che il tuo corpo fosse soprattutto qualcosa da osservare. Così hai dimenticato che, prima ancora di essere guardato, è un corpo che vive: cammina, abbraccia, bacia, ama, lavora, ride, piange.

“Voler essere libero, è anche volere che gli altri siano liberi.”

La libertà comincia anche da qui: dal rifiuto di lasciare che siano gli altri a decidere quale età sia degna di essere amata, desiderata o rispettata. Non permettere che il tuo riflesso diventi una prigione. Lascia che sia semplicemente il volto della donna che hai avuto il coraggio di diventare.

Cosa puoi fare se fai fatica ad accettare i cambiamenti del tuo corpo

Ti chiedo il permesso di lasciarti qualche piccolo consiglio. Se ogni volta che ti guardi allo specchio senti di aver perso qualcosa, non aspettare il giorno in cui ti piacerai di nuovo per ricominciare a vivere. Inizia da qui, da adesso, da oggi. Guarda il tuo corpo come guarderesti la storia di una persona che ami. Non cercare soltanto ciò che è cambiato. Chiediti cosa racconta ogni segno che il tempo ha lasciato. Ogni cambiamento è la traccia di una vita attraversata.

Ascolta il linguaggio con cui parli a te stessa. Se ogni mattina il primo pensiero è una critica, prova a chiederti: questa voce è davvero la mia o appartiene a qualcuno che mi ha insegnato a giudicarmi? Fai qualcosa che ti faccia sentire il tuo corpo, non soltanto guardarlo. Il corpo è molto più di un’immagine riflessa.

E, infine, smetti di confrontarti con la donna che eri. Lei non è la tua rivale, ma è una parte della tua storia. E ricorda che la vita si svolge nel presente, non nel ricordo.

Non ti sto dicendo di ignorare il tempo; ti sto dicendo di smettere di considerarlo un nemico. Lui non può fare altro che continuare a passare. Vuoi continuare a passarlo in guerra con il tuo riflesso? Guardati ancora, ma non per cercare la donna che eri: per incontrare, finalmente, quella che sei.

Con affetto,
Simone de Beauvoir

Adesso, caro lettore, sono io a parlarti. Prendo per un momento il posto di Simone de Beauvoir perché, da donna, ho imparato una cosa: molte donne non soffrono perché stanno invecchiando. Soffrono perché hanno imparato a guardarsi con gli occhi di una cultura che ha associato la bellezza alla giovinezza e la giovinezza al valore. Simone de Beauvoir lo aveva intuito decenni fa. Io lo riconosco ogni volta che una donna si scusa per una ruga, invece di raccontare la vita che quella ruga custodisce.

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