Il modo più semplice per rovinarsi la vita è convincersi di avere sempre tempo. Me ne sono accorta nelle giornate in cui arrivavo a sera stanca e mi promettevo che avrei rallentato un po’. Poi arrivava un nuovo giorno e quella promessa veniva disattesa. Finché una sera mi sono fermata a chiedermi per quanto tempo avrei continuato a rimandare. È stato allora che ho ripensato a Leonardo da Vinci e a quelle parole sulla salute che, rilette in quel momento, sembravano parlare proprio di me.

Ti stai prendendo cura di te?
Quella sera era come tante altre. Nulla di straordinario, in realtà: la solita stanchezza, la solita voglia di cambiare, ma senza troppa convinzione. Dopo una cena veloce e un film visto a metà, sono andata a letto. Cercavo di prendere sonno dopo settimane passate a dormire poco e correre da un impegno all’altro. Hai presente quella sensazione di malessere generale che ti porta a prendere il termometro? Ecco, l’ho fatto, ma non avevo la febbre. Eppure quel malessere c’era. Probabilmente me lo portavo addosso già da settimane, solo che fino a quel momento avevo continuato a ignorarlo. Continuavo a pensare a tutte le cose che avrei sistemato “appena avessi avuto un po’ di tempo”.
Quella notte, però, una domanda mi è rimasta in testa: quanto tempo stavo aspettando per iniziare a prendermi cura di me? Mi sono resa conto che stavo semplicemente rimandando. Ed è stato lì che ho ripensato a Leonardo da Vinci e a quelle parole che, fino ad allora, avevo letto quasi come una semplice osservazione:
“L’uomo passa la prima metà della sua vita a rovinarsi la salute e la seconda metà alla ricerca di guarire.”
Rileggendole quella sera, mi sono sembrate molto meno lontane di quanto avessi sempre pensato. Non avevo mai considerato davvero quanto fosse facile iniziare a trascurarsi senza nemmeno accorgersene. Da giovani ci sentiamo invincibili. Pensiamo che il corpo possa sopportare qualsiasi cosa, che una notte insonne si recuperi con un’altra notte, che la stanchezza sia soltanto un inconveniente e che lo stress faccia parte del gioco. Poi, lentamente, scopriamo che il corpo presenta il conto. Non dimentica le notti perse, le cattive abitudini, la tensione accumulata e, soprattutto, non sa nulla dei nostri “dopo”.
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La produttività non è sempre la risposta
Da quel momento ho iniziato a guardare diversamente le piccole cose. Anzi, vi dirò di più: perfino quel continuo bisogno di essere produttiva mi è sembrato, a un certo punto, una forma elegante di trascuratezza. Voglio essere onesta: non pensavo certo di vivere una vita “sbagliata”. La stavo semplicemente vivendo senza chiedermi se il modo in cui arrivavo a fine giornata mi facesse davvero bene. E forse è proprio qui che la frase di Leonardo da Vinci diventa più scomoda. Non parla soltanto di malattie o di vecchiaia, ma di qualcosa che facciamo tutti, spesso senza rendercene conto: consumiamo il nostro tempo e le nostre energie come se fossero inesauribili, convinti che prima o poi troveremo il modo di recuperarle.
Qualche tempo dopo mi è capitato di parlare con una persona che aveva passato anni a mettere il lavoro davanti a tutto. A un certo punto, quasi come se stesse confessando qualcosa a se stessa più che a me, mi disse: “Avrei voluto capire prima che anche riposarsi era una cosa da fare”. Quella frase mi colpì proprio perché, detta così, sembrava quasi assurda. Siamo abituati a programmare il lavoro, rispettare scadenze, fissare appuntamenti, organizzare perfino il tempo libero. Eppure, quando si tratta di fermarci, anche solo per mezza giornata, spesso ci comportiamo come se dovessimo prima meritare quel riposo.
Vuoi davvero arrivare tardi?
Oggi quella frase di Leonardo da Vinci la leggo con occhi diversi. Non mi fa più pensare soltanto alle malattie, ma a tutte quelle volte in cui ci abituiamo a stare male senza domandarci perché. Ho capito che prendermi cura di me non può essere qualcosa che inizio soltanto quando non ho più scelta.
Cosa puoi iniziare a fare (e lo farò anch’io)? Prima di tutto, smettere di pensare che debba succedere qualcosa di grave per concedermi il diritto di fermarmi. Poi:
- Dormire senza sentirmi in colpa, quando il mio corpo mi sta chiedendo una pausa;
- mangiare con calma, invece di trattare ogni pasto come un ostacolo tra un impegno e l’altro;
- muovermi perché mi fa bene, non perché devo raggiungere qualche modello di perfezione;
- ascoltare quei piccoli segnali che troppo spesso metto da parte, prima che diventino impossibili da trascurare;
- lasciare spazio a ciò che mi fa stare bene, anche quando non è “produttivo” e non porta a nessun risultato concreto.
Quella sera il termometro non segnava febbre, eppure qualcosa non andava. Oggi penso che il mio errore non fosse non aver capito cosa mi stesse succedendo, ma aver aspettato troppo prima di ascoltarlo. La frase di Leonardo da Vinci mi ha fatto vedere una cosa che prima non volevo vedere: il tempo non si accumula per noi mentre lo sprechiamo, passa, e noi passiamo con lui.
Per questo non voglio più promettermi di cominciare “domani”. Voglio imparare a riconoscere il momento in cui posso fare qualcosa per me. Prima che sia il mio corpo a chiedermelo.
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