Chi sono i “genitori elicottero” e perché rischiano di crescere figli disadattati: 4 frasi di Roberta Bruzzone

Ti sei mai chiesto se, intervenendo sempre per risolvere ogni difficoltà di tuo figlio, gli stia in realtà togliendo qualcosa di essenziale per il suo futuro? E se quell’amore così presente, così attento a evitargli ogni fatica, si trasformasse – senza che nessuno se ne accorga – nel peggior servizio che si possa fargli? Roberta Bruzzone, quando affronta il tema della genitorialità, non cerca mai di rassicurare chi ascolta. E su questo argomento specifico, le sue parole colpiscono con una precisione difficile da ignorare.

crescere figli disadattati

1. Chi sono i “genitori elicottero”

Il termine “genitore elicottero” nasce in America negli anni Ottanta e descrive quei genitori che sorvolano costantemente sopra i figli, pronti a intervenire al primo segnale di difficoltà. L’intenzione, quasi sempre, è profondamente protettiva. Il risultato, secondo Roberta Bruzzone, è però l’esatto opposto:

“I cosiddetti genitori elicottero sono quelli che spianano la strada ai loro figli, non li mettono in condizione di gestire un problema che è uno, perché li risolvono tutti loro.”

Un bambino che non ha mai risolto un problema da solo non impara come si risolvono i problemi. Sembra un’osservazione ovvia, detta così, ma non lo è affatto nella pratica quotidiana: il meccanismo che porta a spianare costantemente la strada nasce quasi sempre da un amore ansioso, protettivo, che vuole risparmiare al figlio qualsiasi fatica o dolore. La fatica altrui fa paura a chi ama profondamente. Ma ogni fatica evitata al posto di qualcun altro rappresenta un’occasione di crescita mancata, una competenza che non si sviluppa, una sicurezza personale che non si consolida mai.

Proseguiamo ad analizzare tutta la citazione di Roberta Bruzzone, che va “smembrata” perché merita di essere analizzata bene.

2. Perché è sbagliato schierarsi sempre dalla parte dei figli

“Guai se prendono un brutto voto, perché il professore diventa immediatamente un bersaglio: si mettono la toga, diventano avvocati, cassazionisti dei propri figli.”

L’immagine del genitore che “si mette la toga” descrive perfettamente questo meccanismo. Invece di chiedersi cosa il figlio possa aver sbagliato, invece di usare un brutto voto come occasione concreta per capire qualcosa e migliorare, il genitore elicottero si schiera automaticamente dalla sua parte, contro l’insegnante. Il messaggio implicito che il bambino riceve è inequivocabile: non sei mai responsabile di ciò che ti succede, c’è sempre qualcun altro da incolpare al posto tuo.

3. Quali danni provocano i genitori che non sanno dire di no

“Li proteggono da qualsivoglia stimolo educativo: guai a sperimentare un no, guai a sperimentare un’attesa per ottenere qualcosa.”

Sperimentare un rifiuto è fondamentale per crescere. Attendere qualcosa che si desidera è altrettanto fondamentale. Sono esperienze che insegnano ai figli che il mondo non ruota interamente intorno ai loro desideri immediati, che esiste la frustrazione, che si può imparare a tollerarla, e che si può continuare a desiderare qualcosa anche quando non arriva subito.

Un bambino che non ha mai sentito un no, e non ha mai dovuto aspettare nulla, diventa con ogni probabilità un adulto incapace di tollerare la frustrazione. Non sa aspettare, non sa accettare i limiti, non sa restare nel disagio abbastanza a lungo da trovare da solo una via d’uscita.

4. Perché i figli dei “genitori elicottero” potrebbero crescere disadattati

“La strada maestra per diventare dei disadattati!”

Roberta Bruzzone conclude con questa affermazione che, nonostante il tono quasi ironico, non è affatto una battuta. Disadattato non nel senso di persona con gravi problemi psicologici o patologie cliniche: disadattato nel senso più letterale del termine: qualcuno che non si è mai adattato alle regole del mondo reale, semplicemente perché non gli è mai stata data l’occasione di farlo. Qualcuno che, quando si scontra inevitabilmente con la realtà, non possiede gli strumenti per gestirla, perché quegli strumenti non si formano da soli: si costruiscono attraverso le difficoltà affrontate personalmente, i no ricevuti, le attese vissute, i problemi risolti senza l’intervento costante di un adulto.

La riflessione di Roberta Bruzzone è tagliente e precisa: i genitori elicottero credono di proteggere i propri figli, mentre in realtà costruiscono con estrema cura proprio la condizione che li renderà più fragili nel momento in cui si troveranno soli davanti al mondo reale. Tutta quella protezione, tutto quell’intervenire costante, tutta quella presenza continua producono esattamente il risultato opposto a quello desiderato. Il figlio iperprotetto diventa l’adulto meno preparato, non perché sia meno capace degli altri, ma semplicemente perché non gli è mai stato permesso di scoprire di esserlo.

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