Tuo figlio adolescente ti ha urlato “ti odio” e ti sei sentito mancare? Ti sei chiesto dove hai sbagliato, cosa potresti fare diversamente, come mai il tuo rapporto con lui è arrivato a questo punto? Magari hai persino ceduto su qualcosa solo per farlo smettere finalmente, pur sapendo che non avresti dovuto. Roberta Bruzzone – criminologa, psicologa forense e psicoterapeuta – ha una risposta che ti cambierà completamente la prospettiva. E non è quella che ti aspetti: non è che devi fare di più o fare di meno. È che stai già facendo la cosa giusta.

1. La medaglia del genitore
“Quando un figlio dice ‘io ti odio’ a un genitore vuol dire che il genitore sta riuscendo a contenerlo ed è costretto a stare nel suo contenitore. Questa è una medaglia per i genitori.”
Il “contenitore” di cui parla Roberta Bruzzone non è una prigione, è uno spazio sicuro con dei confini chiari. Quando un adolescente urla “ti odio”, sta dicendo esattamente che quei confini esistono e che li sente. Non gli piacciono, li vorrebbe abbattere, ecco perché urla. Ma ci sono. E quella resistenza che sente – quel “no” che non riesce a aggirare, quell’adulto che non cede – è esattamente quello di cui ha bisogno per crescere in modo sano.
Chi non incontra mai resistenza, chi ottiene sempre quello che vuole, chi ha genitori che cedono a ogni richiesta pur di evitare il conflitto, arriverà all’età adulta senza strumenti per gestire le frustrazioni, i rifiuti, le difficoltà. Si aspetterà che il mondo si adatti a lui come si è adattata la famiglia. E quando non lo farà, non saprà come stare in quella delusione. Roberta Bruzzone lo dice chiaramente: essere odiato da tuo figlio è una medaglia, non una condanna.
2. Il contenimento come protezione
“Riuscire a contenere i figli è qualcosa di estremamente favorevole, soprattutto quando l’elemento di contenimento sottrae l’adolescente da comportamenti pericolosi.”
Questa frase è la più concreta delle tre. Non si tratta solo di psicologia dell’attaccamento, si tratta di sicurezza pratica. L’adolescente che non ha un contenitore solido è quello che sperimenta tutto, senza freni e senza bussola, spesso mettendosi in pericolo reale. Alcol, droghe, situazioni rischiose, amicizie sbagliate… ci finisce dentro non perché sia cattivo o stupido, ma perché nessuno gli ha mai detto “fin qui e non oltre” in modo credibile e coerente.
Il genitore che dice no – che resiste, che mantiene la posizione anche quando il figlio urla – sta letteralmente proteggendo quel ragazzo dai rischi di un mondo che non conosce i limiti al suo posto.
3. Reggere il conflitto, non evitarlo
“Un buon genitore non è quello che evita i conflitti, ma quello che sa reggerli.”
Questa è la sintesi di tutto. La genitorialità moderna tende all’evitamento. Si cerca di non litigare, di mantenere un clima sereno, di essere “amici” dei propri figli. Roberta Bruzzone dice che questa strategia fallisce sistematicamente. Non perché il conflitto sia buono in sé, ma perché i conflitti con i figli adolescenti sono inevitabili e necessari.
Reggere un conflitto significa non scappare, non cedere per stanchezza o per pace momentanea, non trasformarsi in nemici, ma nemmeno in zerbini. Significa stare lì, presenti e fermi, anche quando fa male, sapendo che quella fermezza, quella solidità di un adulto che non si sgretola, è il regalo più grande che si possa fare a un figlio.
Cosa fare quando tuo figlio ti dice “ti odio”
Roberta Bruzzone non chiede di incassare l’odio con un sorriso beato e soddisfatto. Chiede di non prenderlo alla lettera. Il figlio che urla “ti odio” non ti sta davvero odiando, ti sta testando. Sta misurando se sei solido abbastanza da reggere la sua rabbia senza crollare o scappare. E se reggi – se rimani presente, fermo, caldo ma non cedevole – gli stai dimostrando esattamente quello di cui ha bisogno: che può fare affidamento su di te anche nelle tempeste.
Chi è Roberta Bruzzone
Roberta Bruzzone è criminologa, psicologa forense e psicoterapeuta. Diventata nota al grande pubblico per le sue consulenze nei più importanti processi penali italiani e per la sua presenza televisiva, ha portato la sua competenza psicologica anche sul tema della genitorialità, con la stessa franchezza tagliente che usa in aula. Le sue frasi sul “ti odio” dei figli non cercano il consenso: cercano la verità. E la verità è quella che dice Roberta Bruzzone: è una dichiarazione di fiducia travestita da rabbia.
Leggi anche: Le 4 frasi peggiori che Crepet sconsiglia di dire agli adolescenti: possono segnare per sempre