La paura di essere escluso dipende da come ti percepisci, se ti ami, tutti ti accettano: una frase di Vittorino Andreoli

Hai mai evitato una situazione sociale per paura di non essere accettato? Ti sei mai trattenuto dal dire qualcosa, dal presentarti a qualcuno, dall’entrare in un gruppo, per il timore di essere giudicato o escluso? Hai mai lasciato che quella paura ti guidasse in scelte importanti – chi frequentare, dove andare, come comportarti – per stare al sicuro da un possibile rifiuto? Vittorino Andreoli – una delle voci più autorevoli della psichiatria italiana – ha individuato la radice di questa paura. E non è dove la maggior parte delle persone va a cercarla: non è fuori, nei gruppi difficili o nelle persone giudicanti. È dentro.

paura di essere escluso

Da dove nasce la paura di essere esclusi

“Occorre piacersi per poter piacere. La paura di essere esclusi dipende dalla percezione che ciascuno ha di sé. Se ti ami, tutti ti accettano.”

Tre proposizioni brevi che smontano completamente l’equazione con cui la maggior parte delle persone affronta le relazioni sociali. Di solito si pensa: “Se gli altri mi accettano, mi sentirò bene con me stesso.” Andreoli inverte questa freccia causale: il processo va nella direzione opposta. Prima ti accetti tu. Poi gli altri ti accettano.

La radice interna della paura di esclusione

Chi ha paura di essere escluso tende a interpretare quella paura come un problema esterno: le persone intorno a lui sono giudicanti, il gruppo è esclusivo, l’ambiente è difficile. A volte è vero. Ma Andreoli punta a qualcosa di più profondo: quella paura ha quasi sempre una componente interna enorme, una percezione di sé che anticipa il rifiuto prima ancora che il rifiuto avvenga.

Si entra in una stanza già convinti di non essere abbastanza, e quella convinzione diventa auto-profetica: ci si comporta in modo schivo e difensivo, ci si nasconde, si parla meno del dovuto. E poi si interpreta il risultato – meno interazioni, meno connessioni, meno risposte – come la conferma che il problema era il gruppo. Mentre era la propria postura.

Chi non si ama abbastanza, chi ha una percezione negativa di sé, chi si vede fondamentalmente come inadeguato. Porta quella percezione in ogni stanza in cui entra. La trasmette nel linguaggio del corpo, nel modo di parlare, nell’energia che emana. E le persone intorno, inconsciamente, la ricevono.

Non è magia: è meccanica psicologica molto concreta. Ci si comporta in modo radicalmente diverso quando ci si sente a proprio agio con se stessi. Si occupa lo spazio diversamente, non ci si restringe. Si parla con una voce diversa, non ci si scusa per esistere. Si guarda negli occhi in modo diverso, con presenza invece che con timore. E tutto questo cambia come gli altri ci percepiscono e come rispondono a noi.

Occorre piacersi per poter piacere

La prima frase è la più difficile. Non “bisogna essere più sicuri di sé”, formula vaga e poco utile. Non “bisogna volersi più bene”, che suona come una pubblicità del dopobarba. Andreoli dice “occorre piacersi”, una formula molto precisa e molto esigente.

Piacersi non significa non avere difetti o non vederne, tutti li hanno. Significa avere con i propri difetti un rapporto di accettazione pacifica invece che di guerra continua. Significa non percepire se stessi come fondamentalmente sbagliati come persone. Significa poter stare nella propria compagnia senza sentire un disagio che spinge a fuggire verso gli altri.

Se ti ami, tutti ti accettano

La frase finale è la più audace e quella che più può essere fraintesa. Non significa che se ti ami magicamente nessuno ti rifiuterà mai. Significa che chi ha un buon rapporto con se stesso non percepisce ogni interazione come un test da superare, non interpreta ogni silenzio come un giudizio, non legge ogni sguardo come una critica.

Quella postura interna – quella sicurezza di base che non dipende dall’approvazione degli altri – crea un campo relazionale completamente diverso. Le stesse persone che sembravano fredde o giudicanti diventano più accessibili quando ti avvicini senza quella carica di ansia e bisogno di conferma. Non perché siano cambiate loro: perché sei cambiato tu.

Chi è Vittorino Andreoli

Vittorino Andreoli nasce a Verona nel 1938. Psichiatra, autore di decine di libri tra cui L’uomo di vetro e La gioia di vivere, è stato direttore del dipartimento di psichiatria di Verona per decenni ed è una delle voci più riconoscibili della psichiatria italiana. Il suo approccio mescola rigore scientifico e divulgazione accessibile. Le sue frasi sulla percezione di sé e sulla paura di essere esclusi vengono da decenni di osservazione clinica diretta.

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