Coelho: “Un giorno ti sveglierai e non ci sarà più il tempo di fare le cose che hai sempre sognato. Falle. Adesso.”

C’è qualcosa in questa frase che fa male in modo preciso e riconoscibile, perché non dice niente che non si sappia già, in qualche modo. Lo si è già pensato in certi momenti di chiarezza improvvisa: dopo una notizia difficile, durante una malattia, in un momento in cui la prospettiva si è temporaneamente allargata. E poi lo si è tornati a ignorare, perché la quotidianità ha il talento di richiudersi e di far sembrare che ci sia sempre tempo. Paulo Coelho ha il dono di dire le cose che si sanno già in un modo che le fa sentire nuove e urgenti, come se le si sentisse per la prima volta.

non ci sarà più il tempo

Ti sveglierai e non ci sarà più tempo

“Un giorno ti sveglierai e non ci sarà più il tempo di fare le cose che hai sempre sognato. Falle. Adesso.”

La struttura della frase è quasi brutale nella sua essenzialità. Prima il futuro che ti atterrisce: quel giorno in cui ti sveglierai e sarà troppo tardi. Poi l’unica risposta possibile, in due parole: falle adesso. Il punto non è la morte come concetto astratto: è la procrastinazione come morte in anticipo.

Il giorno che arriverà

Coelho non sta minacciando né cerca di spaventare, ma sta descrivendo una meccanica molto semplice e molto ignorata. Il tempo che si ha a disposizione per fare le cose che si vuole fare è finito per definizione, anche se non si sa esattamente quando finisce e anche se quella finitezza non si sente quasi mai nella vita quotidiana.

Non si sa la data: ma si sa che c’è una data. E quella finitezza non è normalmente presente alla coscienza in modo operativo, viene coperta dall’illusione sempre rinnovata che ci sia ancora tempo, che il domani sia disponibile come oggi, che le cose davvero importanti si possano rimandare ancora un po’ senza conseguenze reali.

C’è un momento – può arrivare per malattia propria o di qualcuno vicino, per una perdita significativa, per una crisi che ridisegna improvvisamente la prospettiva su quello che conta davvero – in cui quella illusione del tempo infinito cade in modo brusco. E in quel momento si capisce, spesso con un misto di chiarezza e di dispiacere, cosa si è rimandato troppo a lungo e senza vera necessità.

“Falle.”

Un verbo. Un punto. Niente più. L’imperativo di Coelho non è gentile, non è graduale, non è accompagnato da istruzioni su come iniziare o da rassicurazioni che sarà più facile di quello che si teme. Non dice “comincia a pensare a come potresti farlo” o “considera di pianificare un inizio”. Dice: falle: imperativo secco, senza qualificazioni. Il modo specifico, il tempo giusto, il luogo adatto sono dettagli che puoi decidere tu in cinque minuti. L’essenziale è smettere di non farle.

“Adesso.”

L’ultima parola, la più immediata e la più difficile da ascoltare. Non “presto, quando avrai più tempo”, non “appena le cose si sistemano un po’”, non “quando le condizioni saranno migliori di quelle attuali”. Adesso: questo momento specifico, preciso, in cui stai leggendo questa frase. Coelho sa dall’esperienza di chi ha scritto molto sulla procrastinazione che “presto” e “appena puoi” sono esattamente le parole con cui si rimanda per sempre.

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