Quante volte ti sei sentito deluso da qualcuno che amavi, non perché ti avesse fatto qualcosa di sbagliato, ma perché non era riuscito a darti esattamente ciò che ti aspettavi da lui? “Bisogna esigere da ciascuno quello che ciascuno può dare.” Poche parole che Antoine de Saint-Exupéry ha scritto quasi di sfuggita, e che bastano a farti rivedere ogni delusione che hai mai provato in una relazione. Per capire perché fanno così male e insieme così bene, devi prima guardare in faccia una parola sola. Vediamo insieme qual è e cosa puoi fare concretamente per smettere di vivere di delusioni.

Il termine su cui inciampiamo tutti
La parola è “esigere”. Non significa rinunciare alle aspettative: averle, dentro una relazione, è legittimo e necessario. Senza aspettative non esistono relazioni vere, esistono solo coesistenze parallele.
Il punto non è abbassare le proprie richieste, ma calibrarle: esigere in proporzione a quello che l’altro può realmente offrire, non a quello che vorremmo potesse offrire. Pensa a quante volte hai preteso una presenza, un ascolto, una reazione emotiva che semplicemente non apparteneva al modo in cui quella persona funzionava nel mondo. Non per cattiveria di nessuno dei due: per un’aspettativa mal tarata fin dal principio.
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Devi conoscere davvero, prima di pretendere
Per esigere da qualcuno esattamente ciò che può dare, bisogna prima sapere con precisione cosa è realmente in grado di offrire: le sue risorse concrete, i suoi limiti autentici. Senza questa conoscenza, ogni aspettativa diventa una proiezione di ciò che desideriamo noi, non una misura calibrata sull’altro.
Ed è qui che la frase di Saint-Exupéry torna, questa volta con tutto il suo peso:
“Bisogna esigere da ciascuno quello che ciascuno può dare.”
Non più un frammento per incuriosirti, ma la chiave con cui rileggere ogni delusione che hai provato.
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Il dono nascosto di accettare i limiti altrui
C’è qualcosa di liberatorio nel riconoscere che ciascuno ha un’estensione propria – emotiva, relazionale – che non si dilata a piacimento. Accettandolo, si smette di vivere ogni limite dell’altro come un fallimento personale. I limiti diventano caratteristiche della persona, non difetti da correggere a suon di insistenza.
Ma attenzione: non tutto quello che manca in una relazione è un limite da accettare. C’è un confine preciso, ed è facile sbagliarlo. Nel prossimo paragrafo cerchiamo di capire insieme come fare.
5 modi per non confondere un limite con un problema da non tollerare
Ed ecco 5 modi per capire quando un limite va accettato e quando, invece, c’è un problema che non dovresti tollerare:
- Osserva come si è comportato in situazioni simili in passato: è più affidabile di ciò che speri riesca a fare.
- Distingui tra “non vuole” e “non può”: molte delusioni nascono da qui.
- Chiediti se la richiesta appartiene ai bisogni reali della relazione, o a un’immagine ideale che ti sei costruito dell’altro.
- Comunica le tue aspettative apertamente, invece di darle per scontate.
- Distingui tra un limite da accettare e un comportamento dannoso da non tollerare: non tutto va accettato in nome della comprensione.
Un pensiero che nasce dallo stesso autore del Piccolo Principe
Non sorprende che questa intuizione arrivi da chi ha scritto Il Piccolo Principe, un’opera che è, in fondo, una riflessione su cosa significhi legarsi a qualcuno, su cosa voglia dire addomesticare ed essere addomesticati. L’altro non è uno strumento per soddisfare i nostri bisogni, ma un essere autonomo con una propria forma, che merita di essere riconosciuta prima di ogni richiesta.
A me è capitato, tempo fa, di pretendere da una persona cara una reazione emotiva che semplicemente non le apparteneva, e di viverlo per mesi come un rifiuto, invece che come un limite. Rileggere questa frase mi ha aiutato a smettere di misurare l’affetto degli altri con il metro sbagliato.