C’è una sola strada verso la felicità: smetti di preoccuparti per quello che non puoi controllare. Una frase di Epitteto

Quante energie si spendono ogni giorno su cose che non dipendono da noi? Il comportamento degli altri, l’opinione che qualcuno ha di noi, l’esito di eventi che non controlliamo, il tempo che fa, le decisioni che spettano a qualcun altro. Ci si sveglia la notte pensando a scenari che potrebbero non accadere mai. Ci si consuma in preoccupazioni che non cambieranno nulla dell’esito, ma che costano moltissimo in termini di energia, di sonno, di presenza. Epitteto aveva su questo una risposta sola, diretta e radicale che non lascia margini di negoziazione.

strada verso la felicità

L’unica strada per la felicità secondo Epitteto

“Vi è solo una strada verso la felicità, ed è smettere di preoccuparsi per cose che sono al di fuori del controllo della nostra volontà.”

La struttura è quella dell’indicazione assoluta: non una delle strade possibili, non uno dei fattori che contribuiscono: la sola strada. Una sola. È un’affermazione che non lascia spazio all’ambiguità.

La distinzione fondamentale dello Stoicismo

Tutta la filosofia stoica ruota attorno a una distinzione che Epitteto ha formulato in modo più preciso e più diretto di chiunque altro: ci sono cose che dipendono da noi e cose che non dipendono da noi. Le prime – le nostre opinioni, i nostri desideri, le nostre reazioni, le nostre scelte concrete – sono nel nostro potere e lì dobbiamo concentrare ogni energia. Le seconde – il corpo, la reputazione, le ricchezze, il comportamento degli altri, il giudizio del mondo non lo sono, e su di esse nessuno sforzo produce controllo reale.

Il problema non è che accadano cose fuori dal nostro controllo: accadono sempre. Il problema è confondere le due categorie, trattare come controllabile quello che non lo è, e consumare energie preziose su quello che non si può cambiare invece che su quello che si può.

Questo è il punto in cui la filosofia di Epitteto diventa difficile da applicare anche per chi la capisce bene. Per quanto mi riguarda, razionalmente so che è difficile controllare come reagire a una certa situazione, come mi giudica qualcuno, come vanno certe cose. Eppure ci penso. Eppure mi preoccupo. Epitteto non dice che sia facile: dice che è l’unica strada.

Smettere di preoccuparsi

“Smettere di preoccuparsi” non significa indifferenza o distacco dal mondo, non significa non avere a cuore le cose o non impegnarsi. Significa non sprecare energia emotiva e cognitiva su quello che non si può influenzare in nessun modo concreto. La preoccupazione su ciò che non dipende da noi non cambia l’esito di quella cosa: cambia solo il livello di sofferenza nel frattempo, e il livello di energia disponibile per le cose che invece si possono davvero fare.

Epitteto lo sapeva per esperienza diretta: era stato schiavo, aveva subìto la perdita della libertà fisica, aveva vissuto in condizioni che non dipendevano in nessun modo dalla sua volontà. Eppure aveva trovato in quella distinzione tra interno ed esterno la chiave di una libertà che nessuno poteva togliergli.

La felicità come pratica, non come stato

La frase di Epitteto non promette una felicità facile o immediata che si ottiene con una sola decisione. Descrive una pratica continua: il lavoro quotidiano di ridirigersi ogni volta che la mente scivola su quello che non si controlla, di ricondurre l’attenzione verso quello che invece dipende da noi. È un esercizio che non finisce mai, non una conquista definitiva che si fa una volta sola. Ma è, dice Epitteto con quella chiarezza assoluta che caratterizza tutto il suo pensiero e tutta la tradizione stoica, l’unica strada che porta davvero lì.

Epitteto è stato filosofo stoico greco, nato intorno al 50 d.C. e morto intorno al 135 d.C., schiavo di origine che divenne uno dei maestri più influenti dell’antichità, autore delle Diatribe e del Manuale, testo fondamentale dello Stoicismo.

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