Viviamo in un tempo in cui la libertà sembra non avere più confini: possiamo scegliere tutto, cambiare tutto, essere tutto. Eppure, dentro questa abbondanza di possibilità, qualcosa, comunque, non va. Sempre più spesso – soprattutto tra i più giovani – alla libertà non segue la soddisfazione, ma una forma piuttosto strana di smarrimento. In questo articolo proveremo a capire perché. Attraverso le parole di Massimo Recalcati entreremo nel paradosso della libertà contemporanea, tra desiderio, responsabilità e futuro, per provare a rispondere a una domanda: cosa accade quando sapere di poter tutto non basta più per sentirsi vivi?

Perché la libertà non basta più?
“La libertà non genera alcuna soddisfazione ma si associa sempre più alla depressione. È qualcosa che incontriamo sempre più frequentemente nei giovani di oggi.”
Bello vero? Recalcati riesce, con un solo colpo di penna, ad aprire un paradosso difficile da sciogliere e più oscuro di un buco nero: più cresce la libertà, più sembra diffondersi una sofferenza, complessa da definire.
Per anni abbiamo pensato alla libertà come a un progresso: meno vincoli, più possibilità; meno regole, più felicità. E in parte è stato così. Ma cosa accade quando le possibilità diventano così numerose da non orientare più, ma da disorientare? Quando non esiste più una strada principale, ma una mappa infinita senza bussola?
Forse lo hai sperimentato anche tu: la sensazione di poter essere tutto e, proprio per questo, di non diventare mai qualcosa di preciso. La libertà assoluta non sempre apre, a volte disperde. E ciò che si perde non è solo tempo o energia, ma il senso stesso dell’esperienza.
Recalcati non dice che la libertà sia un errore, ma vuole far riflettere su qualcos’altro: a volte, la libertà può trasformarsi in un movimento continuo senza approdo. Pensa a questo come restare in viaggio senza arrivare da nessuna parte: alla lunga può stancare, vero?
Le possibilità sono infinite: è questo il problema?
Se tutto è possibile, finisce anche per pesare di più sulle tue spalle. Ed è qui che si vede uno dei cambiamenti più profondi del nostro tempo: la libertà diventa anche una richiesta continua, perché smette di essere solo un “puoi” e diventa un “devi farcela”. Devi scegliere bene, costruire bene, essere all’altezza di ciò che decidi.
È qui che Recalcati riconosce una sofferenza che non nasce da un evento preciso, ma da una pressione costante. Come se la libertà, invece di accompagnarti, ti mettesse continuamente davanti alle conseguenze di ciò che fai.
Quando scegliere diventa difficile?
Per comprendere meglio cosa intende dire Massimo Recalcati, facciamo un esempio pratico. Forse ti è capitato: una scelta che sembrava aprire possibilità e che invece ti ha lasciato più dubbio che chiarezza. Come se ogni strada, guardata da vicino, portasse con sé la rinuncia a tutte le altre. Come quando accetti un lavoro “giusto” e dopo due settimane ti ritrovi a pensare anche a quello rifiutato, che improvvisamente sembra avere tutti i vantaggi del mondo.
La libertà, così, cambia forma. Non alleggerisce sempre, ma aumenta la sensazione di dover essere all’altezza di tutto e, soprattutto, di sbagliare tutto. E ogni alternativa rimasta fuori continua a farsi sentire, come un promemoria su un post-it che non smette di saltarti all’occhio.
Sicuro sia la la libertà in sé a essere un problema? Pensaci bene: il vero problema è il fatto che, oggi, ogni scelta sembra definitiva nel momento stesso in cui la vivi, e insieme mai del tutto definitiva nel modo in cui la ripensi.
Una libertà che deve tornare ad avere un tempo (e un futuro)
Recalcati affonda il colpo: i giovani hanno più possibilità di chiunque prima, eppure sono spesso depressi. Paradosso? No: una libertà diventata una specie di circo permanente del godimento, pieno di stimoli ma povero di futuro.
“I giovani di oggi hanno più possibilità di qualunque generazione precedente e sono depressi? Come si spiega? Si spiega col fatto che la loro libertà è in realtà una prigione: un circo del godimento senza avvenire, senza lavoro, senza realizzazione. Li cresciamo nella dispersione ludica mentre la storia gli scarica addosso una responsabilità enorme: come far esistere ancora un futuro?”
Tutto è possibile quindi niente sembra davvero necessario. E il futuro? Perde di senso e ci si ritrova in un presente che occupa tutto lo spazio.
Cambia, per un’ultima volta, la domanda che devi porti: come si costruisce un domani quando tutto è subito disponibile ma niente dura? È che la libertà, per diventare vita e non rumore di fondo, ha bisogno di una forma: legami che tengano, tempi che maturino, limiti che non imprigionano, ma sostengono. Perché il futuro non nasce dall’infinito delle opzioni, ma dalla capacità di scegliere qualcosa che resti.
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