Gli aforismi di Shakespeare sui sogni che ti fanno capire perché la tua vita vale quanto il sogno più bello mai fatto

C’è una domanda che Shakespeare si portava dentro in quasi tutte le sue opere: dove finisce la realtà e dove cominciano i sogni? Non era una domanda pigra o decorativa. Era una domanda urgente, quasi ossessiva, che tornava nei suoi personaggi più grandi – Amleto che dubita della propria esistenza, Prospero che scioglie il suo incantesimo, Oberon e Titania che mescolano il mondo fatato con quello umano – come se l’intera architettura della vita dipendesse dalla risposta.

Quattrocento anni dopo, quella domanda è più attuale che mai. In un mondo dove la realtà virtuale confonde i confini tra il vissuto e il simulato, dove i social media ci fanno costruire versioni ideali di noi stessi che poi dobbiamo abitare, dove i neuroscienziati ci spiegano che il cervello addormentato e quello sveglio usano quasi gli stessi meccanismi per elaborare le esperienze, la filosofia onirica di Shakespeare non è poesia romantica. È scienza anticipata.

aforismi di Shakespeare sui sogni

La frase che contiene tutto: la materia dei sogni

La frase centrale, quella intorno a cui ruota tutto il pensiero shakespeariano sul sogno, arriva ne La Tempesta, considerata da molti la sua opera più personale e più filosofica, scritta verso la fine della sua vita come se fosse un testamento spirituale:

Siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni, e nello spazio e nel tempo di un sogno è racchiusa la nostra breve vita.”

Ogni parola di questa frase è pensata. La stessa sostanza: non una sostanza simile, non una sostanza analoga, ma la stessa. Shakespeare non sta dicendo che la vita assomiglia a un sogno. Sta dicendo che sono fatti dello stesso materiale. Che la distinzione tra i due è meno netta di quanto vogliamo credere.

E poi quella chiusura – “la nostra breve vita” – che non è mai solo malinconia. È misura. La vita è breve come un sogno. Ma un sogno, mentre dura, è assoluto. È tutto. È più reale della realtà. Quando sogni di cadere, il tuo cuore accelera davvero. Quando sogni una perdita, le lacrime sono vere. Il sogno non è un’imitazione della vita: è vita in formato compresso, distillato, essenziale.

Ci sono più cose in cielo e in terra: l’invito a non chiudersi

Ci son più cose in cielo e in terra che non sogna la tua filosofia.”

Questa frase, pronunciata da Amleto al suo amico Orazio dopo l’apparizione del fantasma del padre, è una delle più citate di Shakespeare, e una delle meno comprese. Spesso viene letta come un invito alla superstizione o al misticismo. In realtà è qualcosa di molto più preciso e molto più laico: è una critica all’arroganza intellettuale. Alla presunzione di chi crede che il mondo si esaurisca in ciò che è già stato catalogato, misurato, spiegato.

Nel contesto dei sogni, questa frase acquista un significato ancora più ricco. I sogni ci mostrano ogni notte versioni del mondo che la nostra mente vigile non avrebbe mai costruito. Ci mostrano connessioni impossibili, emozioni senza oggetto, persone che sono due persone insieme, luoghi che sono tre luoghi allo stesso tempo. Ci mostrano quanto sia piccola la finestra attraverso cui guardiamo la realtà quando siamo svegli. E quanto grande sia il territorio che non riusciamo ancora a vedere.

Accendi un sogno: il fuoco come metafora della vita

Accendi un sogno e lascialo bruciare in te.”

Questa breve, fulminante frase è forse la più operativa di tutto il catalogo shakespeariano sui sogni. Non è contemplazione: è azione. Non ti dice di sognare; ti dice di fare qualcosa col sogno. Di accenderlo. Di dargli fuoco. Di lasciarlo consumare dentro di te come fa il fuoco con il legno: lentamente, completamente, trasformando una cosa in energia pura.

È un’immagine che chiunque abbia avuto un sogno vero – non un sogno notturno, ma un progetto, una visione, una cosa che voleva costruire – riconosce immediatamente. C’è un momento in cui un’idea smette di essere un’idea e diventa una fiamma. Non puoi ignorarla. Non puoi rimettere il coperchio. Devi seguirla, anche se brucia, anche se fa paura, anche se non sai ancora dove ti porta. Shakespeare lo sapeva. Probabilmente lo sapeva perché lo aveva vissuto, quando aveva deciso di lasciare Stratford-upon-Avon e andare a Londra a fare il teatrante.

Chi non sogna, fallisce: il legame tra sogni e vita vissuta

Hanno fallito perché non avevano iniziato a sognare.”

Questa frase è la più diretta e la meno poetica delle quattro, e forse quella che più sorprende, venendo da un drammaturgo. Shakespeare non sta parlando di fantasticherie. Sta parlando di visione. Di quella capacità di immaginare una realtà diversa da quella presente che è la condizione necessaria di qualsiasi cambiamento reale.

I suoi personaggi più tragici non falliscono per mancanza di intelligenza o di forza. Falliscono perché non riescono a immaginare alternative. Macbeth non riesce a immaginare il rimorso prima di compiere il crimine. Otello non riesce a immaginare la fedeltà di Desdemona. Re Lear non riesce a immaginare l’ingratitudine delle figlie fino a quando non è troppo tardi. Il sogno – la capacità di vedere ciò che non è ancora – è per Shakespeare la facoltà più preziosa e la più fragile che l’essere umano possieda. Perderla significa perdere la strada.

Perché la tua vita vale quanto il sogno più bello che hai mai fatto

Mettendo insieme queste quattro frasi, emerge una filosofia coerente e straordinariamente moderna: la vita non è qualcosa di separato dai sogni. Ne è fatta, ne è alimentata, ne dipende per la sua direzione e il suo significato. Chi non sogna – chi non accende la fiamma di una visione, chi non si permette di immaginare ciò che potrebbe essere – non sta vivendo di più. Sta vivendo di meno.

La tua vita vale quanto il sogno più bello che hai mai fatto non perché la vita sia illusione, ma perché i sogni sono reali. Sono la parte più libera di te, quella che opera senza i filtri della paura sociale, del giudizio altrui, della prudenza calcolata. Sono il posto dove esisti al massimo delle tue possibilità. E Shakespeare, con la lucidità dei grandi, ti sta dicendo: porta qualcosa di quel posto qui, nella vita sveglia. Accendi quella fiamma. Lasciala bruciare.

Chi era William Shakespeare

William Shakespeare (Stratford-upon-Avon, 1564 – 1616) è universalmente considerato il più grande scrittore della letteratura inglese e uno dei massimi geni della letteratura mondiale. Drammaturgo, poeta e attore, scrisse 37 opere teatrali – tra cui Amleto, Otello, Macbeth, Re Lear, Romeo e Giulietta, La Tempesta – e 154 sonetti.

Le sue opere sono state tradotte in ogni lingua del mondo e continuano a essere rappresentate in ogni angolo del pianeta più di quattrocento anni dopo la sua morte. La Tempesta, dalla quale proviene la frase principale di questo articolo, è considerata il suo testamento spirituale: l’opera in cui Shakespeare, attraverso il mago Prospero, si congeda dal teatro e dalla vita con una visione poetica e filosofica di straordinaria profondità.

Frasi di Shakespeare sui sogni

  1. Siamo fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni, e nello spazio e nel tempo di un sogno è racchiusa la nostra breve vita.”
  2. Ci son più cose in cielo e in terra che non sogna la tua filosofia.”
  3. Accendi un sogno e lascialo bruciare in te.”
  4. Hanno fallito perché non avevano iniziato a sognare.”

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