Il consiglio di Recalcati alle madri che hanno perso la loro femminilità: fa bene a mamma, bambini e partner

Ci hanno raccontato per anni che una “brava madre” è quella che si annulla. Che vive solo per i figli. Che mette tra parentesi il desiderio, il corpo, il lavoro, la sensualità, perfino il tempo per un caffè in pace. E se invece fosse un errore?

Massimo Recalcati, psicoanalista tra i più noti in Italia, ribalta questo mito con una frase che ha fatto discutere, riflettere e – diciamolo – anche arrabbiare qualcuno:

Una madre sufficientemente buona è una madre che continua a essere una donna e non esaurisce la sua femminilità nella maternità.”

Una frase che sembra semplice, ma che in realtà è una piccola rivoluzione culturale.

In questo articolo vedremo cosa significa davvero per Recalcati, perché è così importante per la nostra idea di maternità e femminilità, e come possiamo applicarla nella vita reale, senza sensi di colpa e senza rinunciare a noi stesse.

consiglio di Recalcati alle madri che hanno perso la loro femminilità

Cosa significa “madre sufficientemente buona”?

Il concetto di “madre sufficientemente buona” non nasce con Recalcati, ma viene dalla tradizione psicoanalitica inaugurata da Donald Winnicott.

Per Winnicott, la madre non deve essere perfetta. Deve essere “sufficientemente buona”: presente, ma non invadente; capace di accogliere, ma anche di lasciare spazio.

Recalcati riprende questa idea e la porta nel nostro tempo. In una società che idolatra la “mamma eroina” – quella che fa tutto, sa tutto, regge tutto – lui dice qualcosa di disarmante: una madre che si annulla completamente non aiuta davvero suo figlio.

Perché? Perché un figlio non ha bisogno di una madre senza desiderio. Ha bisogno di una madre viva.

Non esaurisce la sua femminilità nella maternità”: la frase spiegata

Quando Recalcati afferma che una madre non deve esaurire la propria femminilità nella maternità, non sta dicendo che la maternità è poco importante. Sta dicendo il contrario: è così importante che non può diventare l’unica identità.

La femminilità, per Recalcati, non è solo un fatto biologico. È desiderio, relazione, creatività, capacità di generare,  non solo figli, ma anche progetti, idee, legami.

Se una donna riduce tutta la sua identità al ruolo materno, rischia di trasmettere inconsapevolmente un messaggio al figlio: “Tu sei tutto. Io non esisto senza di te.” Può sembrare una dichiarazione d’amore. In realtà è un peso enorme.

Un bambino ha bisogno di sentire che la madre ha una vita che va oltre lui. Che esiste un mondo. Che c’è un altrove. È proprio questo “altrove” che permette al figlio di separarsi, crescere, desiderare.

La maternità non è sacrificio totale

Viviamo ancora in una cultura che premia il sacrificio femminile. Se una madre si prende un weekend per sé, scatta il tribunale invisibile: “E i figli?”

Recalcati è chiaro: una madre che continua a essere donna insegna al figlio qualcosa di fondamentale: che l’amore non è possesso, ma relazione tra soggetti distinti.

In altre sue riflessioni sulla maternità, insiste sul fatto che la madre non deve diventare tutta nutrimento, tutta presenza, tutta dedizione senza resto. Perché dove non c’è resto, non c’è desiderio. E dove non c’è desiderio, c’è soffocamento. Tagliente? Sì. Ma profondamente liberatorio.

Cosa significa nella vita di tutti i giorni?

Parliamo chiaro. Cosa vuol dire, in pratica, non esaurire la femminilità nella maternità?

Non significa ignorare i figli. Significa, ad esempio:

  • tornare al lavoro (se lo si desidera) senza sentirsi una madre “a metà”;
  • prendersi cura del proprio corpo non solo “per tornare come prima”, ma per sentirsi bene;
  • coltivare amicizie, passioni, interessi personali.

Immagina una madre che continua a leggere, studiare, uscire con le amiche, amare il proprio partner. Suo figlio cresce vedendo una donna intera. Non una funzione.

Diversi studi sulla psicologia dello sviluppo mostrano che i bambini traggono beneficio da genitori che mantengono una propria identità autonoma. Le ricerche sull’attaccamento indicano che la sicurezza non nasce dalla fusione totale, ma da una presenza stabile e differenziata.

In altre parole: un figlio si sente più sicuro quando percepisce che la madre è solida, non quando è completamente dipendente dal suo bisogno.

Ritrovare la femminilità dopo la maternità

Molte donne, dopo la nascita di un figlio, raccontano di non riconoscersi più. Il corpo cambia. Il tempo sparisce. L’energia si concentra tutta sul bambino.

La frase di Recalcati può diventare una bussola: essere madre non significa smettere di essere donna. Anzi, è proprio continuando a essere donna che si diventa madri migliori.

Ritrovare la propria femminilità può voler dire ricominciare a desiderare, non solo essere desiderate. Può voler dire rinegoziare gli equilibri nella coppia. Può voler dire chiedere aiuto, perché l’onnipotenza materna è un mito tossico.

E qui arriva il punto più scomodo: una madre che si sacrifica totalmente rischia di chiedere, prima o poi, un conto emotivo ai figli. Inconsciamente. Con frasi come “Dopo tutto quello che ho fatto per te…”. Recalcati ci invita a evitare questa trappola.

Una lezione per tutti (anche per chi madre non è)

Il discorso di Recalcati non riguarda solo le madri. Riguarda l’idea di identità. Ogni volta che riduciamo noi stessi a un solo ruolo – madre, padre, lavoratore, partner – perdiamo qualcosa.

La femminilità, nella sua visione, è apertura al desiderio, alla differenza, al movimento. È la capacità di non farsi ingabbiare in una definizione unica. E forse è proprio questo il messaggio più potente: la maternità non è una rinuncia alla donna che eri. È una trasformazione che può arricchire, non cancellare.

Chi è Massimo Recalcati

Massimo Recalcati è uno psicoanalista, saggista e professore universitario italiano, tra i più autorevoli interpreti contemporanei della psicoanalisi di orientamento lacaniano. È stato allievo di Jacques Lacan attraverso la scuola dei suoi eredi teorici e ha fondato diverse istituzioni dedicate alla clinica e alla formazione psicoanalitica.

Autore di numerosi saggi di successo, è noto per la sua capacità di rendere accessibili temi complessi come il desiderio, il rapporto genitori-figli, il narcisismo e la crisi dell’autorità. Le sue riflessioni sulla maternità, la paternità e l’educazione sono diventate punti di riferimento nel dibattito culturale italiano.

una teoria, è una rivoluzione silenziosa che inizia ogni giorno – dentro casa.

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