“Innamorati di te, della vita e dopo di chi vuoi”: una citazione di Frida Kahlo

Il 13 luglio 1954 è morta Frida Kahlo, pittrice messicana, autrice di autoritratti in cui il dolore fisico e psicologico diventava materia pittorica di una potenza visiva rara, una donna che ha trasformato la propria biografia in arte in modo così radicale da rendere quasi impossibile separare le due cose, una delle figure più iconiche e più riprodotte del Novecento, simbolo di resilienza, di identità femminile e di rifiuto dei compromessi. Tra le frasi che le vengono attribuite – alcune certe, altre probabilmente apocrife – questa è probabilmente la più breve, la più citata e forse la più difficile da applicare davvero nella vita quotidiana.

citazione di Frida Kahlo

Prima te, poi tutto il resto

“Innamorati di te, della vita e dopo di chi vuoi.”

L’ordine è tutto. Prima te. Poi la vita. Solo dopo di chi vuoi. Non come sequenza temporale rigida, ma come gerarchia di priorità che, se rispettata, cambia la qualità di tutto quello che viene dopo.

Innamorarsi di sé non è narcisismo

L’innamoramento di sé di cui parla Kahlo non è la stima gonfiata di chi si sopravvaluta, né l’autosufficienza di chi non ha bisogno di nessuno. È qualcosa di più preciso: riconoscere in se stessi qualcosa che vale, qualcosa che merita attenzione e cura, qualcosa con cui si vuole stare anche nei momenti in cui non si è al meglio.

Frida Kahlo lo sapeva in modo molto diretto: aveva vissuto con un corpo che faceva male quasi costantemente, con le cicatrici di un incidente devastante, con un matrimonio complicato e doloroso. Eppure si dipingeva – ossessivamente, ripetutamente – come se guardare se stessa fosse un atto necessario e non scontato.

Vale la pena confrontare questa frase con quella di Osho che abbiamo già esplorato su frasicelebri.it: “sei già un capolavoro, devi solo realizzarlo”. L’idea di fondo è la stessa: prima di cercare amore all’esterno, riconoscere quello che c’è già dentro. Frida Kahlo lo dice attraverso l’innamoramento. Osho attraverso il capolavoro. Due linguaggi diversi, la stessa direzione.

Innamorarsi della vita

La vita nel senso di Kahlo non era facile, anzi, era fatta di dolore cronico, di chirurgie, di relazioni che la entusiasmavano e la ferivano in egual misura. Eppure, nelle sue tele la vita è presente in modo quasi fisico e quasi sensoriale: colori saturi che sembrano vibrare, frutti maturi, animali, corpi, sangue. Quella presenza così intensa è già di per sé una forma d’amore per la vita: non nonostante il dolore, ma attraverso di esso.

Innamorarsi della vita non significava per lei avere una vita semplice o senza problemi. Significava guardarla con la stessa intensità curiosa e appassionata con cui si guarda qualcuno che si ama — anche quando fa male, anche quando è difficile da tenere tra le mani.

“E dopo di chi vuoi”

Questo finale è la parte più liberatoria. Non di chi devi, non di chi si aspetta che tu scelga, non di chi sarebbe considerato giusto o saggio scegliere dalla voce collettiva che a volte si porta in testa. Di chi vuoi. Quella libertà di scelta diventa davvero possibile – e sostenibile nel tempo – solo dopo i due passaggi precedenti. Chi non ha ancora trovato un rapporto stabile e onesto con se stesso tende a cercare nell’altro la risposta a domande che l’altro non può risolvere.

Il “dopo” di Frida Kahlo non è una graduatoria moralistica. È una sequenza di condizioni: quella libertà di amare chi si vuole esiste davvero solo quando poggia su qualcosa di solido. Altrimenti non è libertà. È dipendenza.

L’insegnamento di una vita difficile

Frida Kahlo non stava dando una ricetta di benessere. Stava distillando in tre parole quello che aveva imparato vivendolo nel modo più diretto possibile: che senza un certo tipo di rapporto con se stessi, l’amore per gli altri diventa dipendenza. E che la vita, anche quando è difficile, merita di essere guardata in faccia.

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