La frase con cui Antonino Zichichi invita anche gli atei a credere in ‘dio’: “Se c’è una logica, deve esserci un Autore”

La mattina del 9 febbraio 2026 il mondo della scienza e della cultura ha perso una delle sue voci più originali e provocatorie: Antonino Zichichi, fisico delle particelle, divulgatore e pensatore, è morto all’età di 96 anni, lasciando una scia di interrogativi, esperienze e, soprattutto, un modo di guardare alla realtà che ha attraversato decenni di dibattito pubblico e privato.

Zichichi non è stato un semplice scienziato: è stato un ponte tra scienza e fede, tra rigore sperimentale e senso ultimo dell’esistenza. Per lui, la scienza non era una gabbia di numeri, né la fede una fuga dal reale, bensì due occhi complementari per guardare quello che siamo e quello che possiamo diventare.

frase con cui Antonino Zichichi invita anche gli atei a credere in dio

Antonino Zichichi: il fisico che volle comprendere il perché

Antonino Zichichi nasce a Trapani nel 1929 e si forma nella fisica delle particelle, lavorando in importanti centri internazionali come il CERN di Ginevra e il Fermilab di Chicago. Dirige ricerche pionieristiche nell’antimateria, assume ruoli di leadership scientifica come presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e fonda il Centro di Cultura Scientifica “Ettore Majorana” a Erice, un luogo che ha fatto convergere menti di tutto il mondo.

Oltre alle scoperte e alle innovazioni, Zichichi diventa un volto noto anche al grande pubblico grazie alla sua opera di divulgazione: non solo fisica, ma riflessioni su scienza, etica, fede e senso della vita. Intellettuale cattolico, dialoga con la Chiesa e con Pontefici come Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, promuovendo un rapporto armonico tra sapere scientifico e ricerca spirituale.

La scienza non basta da sola: “Se c’è una logica, deve esserci un Autore

Una delle affermazioni più note di Zichichi, che ha attraversato interviste, dibattiti e testi, è:

La scienza ci dice che non è possibile derivare dal caos la logica che regge il mondo, dall’universo sub-nucleare all’universo fatto con stelle e galassie. Se c’è una logica deve esserci un Autore.”

Dietro queste parole c’è una riflessione profonda. Zichichi ci dice che la scienza – con le sue leggi, esperimenti e teorie-– non si limita a descrivere fatti isolati, ma rivela una trama coerente, universale e sorprendentemente ordinata dell’esistenza. Il fatto che l’universo obbedisca a leggi rigorose, che la materia si comporti in modi prevedibili e che modelli matematici possano descrivere fenomeni che vanno dalle particelle subnucleari alle galassie, è qualcosa che non può essere semplicemente il risultato del “caos”.

Per Zichichi, questo ordine non è una banale coincidenza: è logica – qualcosa che presuppone un senso, una struttura e, per estensione, un Autore. Non necessariamente si tratta di un Dio spiegato come fenomeno fisico, ma di un’Intelligenza che dà senso e orientamento a ciò che vediamo.

Scienza, Dio e relazioni umane: un ponte verso l’altro

Può sembrare astratto parlare dell’universo e di un Autore quando pensiamo alle nostre relazioni quotidiane. Ma proprio qui sta la lezione di Zichichi: se la realtà è fatta di relazioni ordinate e comprensibili, anche le nostre relazioni umane possono e devono cercare una logica di rispetto, verità e reciprocità.

Quando applichiamo l’idea di “logica” alla vita di tutti i giorni:

  • impariamo che non tutto è caos: i rapporti duraturi si costruiscono con coerenza, ascolto e cura, non con improvvisazione o indifferenza;
  • capiamo che l’ordine non è opposto alla libertà: fare scelte sane richiede disciplina e responsabilità, non costrizioni arbitrarie;
  • riconosciamo che ogni relazione è un ordine di libertà, dove accogliere l’altro nella sua dignità è un atto di logica etica e cuore.

In altre parole, vivere bene con gli altri richiede lo stesso tipo di riconoscimento della realtà che Zichichi vedeva nella scienza: non un rigido determinismo, ma una logica di rispetto e apertura reciproca.

La scienza come metodo, la fede come orizzonte

Zichichi ha sempre sottolineato che scienza e fede non si contraddicono, ma illuminano aspetti diversi della verità umana. La scienza ci dice come funziona il mondo; la fede ci aiuta a capire perché esiste qualcuno che può sentirsi chiamato a prenderlo sul serio, con responsabilità, meraviglia e cura.

Per lui, l’ateismo non era la conclusione di un rigore logico, ma spesso una fede nel nulla: l’idea che tutto sia solo un prodotto casuale senza significato. Invece, riconoscere una logica nell’universo e aprirsi all’idea di un Autore non è rifiutare la scienza, ma arricchirla con una domanda di senso, proprio come chiedere perché amiamo piuttosto che solo come camminiamo.

Un’eredità che parla al cuore

La morte di Antonino Zichichi non chiude un discorso: lo consegna a chiunque si interroghi su quanto sia profonda la realtà, quanto vasta la nostra responsabilità nel rapporto con gli altri, e quanto generoso possa essere lo sforzo di trovare senso non solo nei numeri, ma nelle relazioni, nella dignità umana e nel mistero che ci circonda.

Nel suo modo di unire rigore scientifico e apertura alla trascendenza, Zichichi ci lascia non solo una lezione di pensiero, ma una sfida a vivere intimamente coerenti, etici, umani, come se il mondo, nella sua logica profonda, fosse davvero un dono da rispettare.

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