Ci sono frasi che si ascoltano e si dimenticano. E poi ci sono frasi che ti prendono per il bavero, ti scuotono e ti dicono: “Svegliati!”. Quando Roberto Benigni dice:
“Fate le cose difficili. Più sono difficili e meglio è. Quando dite ‘ma questo non ce la faccio’, ‘Questo è troppo difficile’, quello dovete fare!”
non sta semplicemente facendo un discorso motivazionale. Sta lanciando una sfida. A noi. Alla nostra pigrizia. Alle nostre scuse. Perché per Benigni il coraggio non è l’assenza di paura. È l’arte di andare proprio dove la paura ci dice di non andare.
E qui si apre una domanda scomoda: quante volte nella nostra vita abbiamo scelto la strada più facile?

“Fate le cose difficili”: cosa significa davvero
Quando Benigni dice:
“Fate le cose difficili. Più sono difficili e meglio è.”
sta ribaltando la logica comune. Noi siamo cresciuti con l’idea di evitare ciò che è complicato. Di proteggerci. Di non esporci troppo. Lui invece ci dice: vai proprio lì.
Il punto centrale è questo: le cose difficili ci trasformano. Quelle facili ci mantengono dove siamo.
La parte più potente della frase è forse questa:
“Quando dite ‘ma questo non ce la faccio’, ‘Questo è troppo difficile’, quello dovete fare!”
È un invito ad ascoltare la voce della paura non per obbedirle, ma per usarla come bussola. Se qualcosa ti spaventa, probabilmente ti sta indicando una crescita.
Il coraggio secondo Benigni: non eroismo, ma scelta quotidiana
Il coraggio, per Benigni, non è l’atto epico da film. È una scelta quotidiana. È presentarsi a un esame quando ti senti impreparato. È chiedere scusa quando hai torto. È cambiare lavoro a 45 anni perché non sei felice. È dire “ti amo” anche quando hai paura di non essere ricambiato.
Il suo messaggio è quasi provocatorio: smetti di proteggerti troppo. E qui arriva la parte interessante: la psicologia moderna gli dà ragione.
La ricercatrice Carol Dweck, con la teoria del “growth mindset”, ha dimostrato che le persone che vedono le difficoltà come opportunità di crescita ottengono risultati migliori nel tempo. Non perché siano più intelligenti, ma perché non scappano davanti agli ostacoli.
Le cose difficili allenano il cervello. Creano nuove connessioni neurali. Rafforzano la resilienza. In altre parole: più ti alleni a fare ciò che temi, più diventi forte. Benigni lo dice con poesia. La scienza lo conferma con i dati.
Una provocazione necessaria
Questa frase nasce all’interno dei suoi interventi pubblici, in cui Benigni invita soprattutto i giovani a non accontentarsi. È un messaggio contro la mediocrità.
Viviamo in un’epoca che promette scorciatoie. Successo rapido. Soddisfazioni immediate. Ma le cose che contano – costruire una relazione solida, diventare competenti in un mestiere, crescere come persone – sono difficili. Richiedono tempo. Frustrazione. Tentativi falliti.
Benigni lo sa. E per questo insiste. Perché dietro quella frase c’è una verità scomoda: se eviti sempre ciò che è difficile, eviti anche ciò che può renderti grande.
Come possiamo applicare questa lezione nella vita reale?
Non serve vincere un Oscar. Serve cambiare prospettiva.
Ecco alcuni esempi concreti:
- Se una conversazione ti mette a disagio, forse è quella che devi fare.
- Se un progetto ti sembra troppo ambizioso, forse è quello che può farti crescere.
- Se studiare una nuova competenza ti sembra faticoso, probabilmente è proprio ciò che ti farà fare un salto di qualità.
Prendiamo l’esempio di La vita è bella: realizzare un film del genere significava esporsi a critiche feroci. Molti pensavano fosse un azzardo. Ma Benigni ha scelto la strada più difficile. E ha creato un’opera che ha commosso il mondo.
La lezione è chiara: le cose difficili sono rischiose, sì. Ma sono anche le uniche che possono lasciare un segno.
Una frase che ci insegna a sfidare noi stessi (e gli altri)
Questa frase non è utile solo per noi. È utile anche per chi educa, per chi guida un team, per chi è genitore. Dire a un figlio o a un collaboratore “prova comunque” significa insegnare autonomia. Significa trasmettere fiducia. Non si tratta di spingere oltre il limite in modo irresponsabile. Si tratta di smettere di mettere limiti prima ancora di aver provato.
Benigni ci invita a fare una cosa semplice e rivoluzionaria: non identificarci con la nostra paura. Perché quella voce che dice “non ce la faccio” spesso è solo una difesa. Non è la verità.
La difficoltà come strada verso la felicità
C’è un filo rosso che attraversa tutta la carriera di Benigni: l’idea che la vita sia preziosa proprio perché è fragile, impegnativa, complessa.
Fare le cose difficili non significa cercare il dolore. Significa scegliere la crescita. Significa smettere di vivere in modalità “risparmio energetico”.
La prossima volta che penserai “è troppo difficile”, forse potresti ricordare quelle parole. E invece di scappare, potresti sorridere e dire: “Va bene. Allora lo faccio.”
Perché, alla fine, le cose difficili non sono solo prove da superare. Sono le porte attraverso cui diventiamo la versione più coraggiosa di noi stessi.
Chi è Roberto Benigni
Roberto Benigni nasce a Castiglion Fiorentino nel 1952. Comico, attore, regista, autore, premio Oscar. Ma ridurlo a un elenco di titoli sarebbe un torto.
Il mondo intero lo conosce per La vita è bella, il film che nel 1999 conquistò tre Premi Oscar, tra cui quello come miglior attore protagonista. Un’opera che sembrava impossibile: raccontare l’orrore della Shoah con poesia, delicatezza e perfino ironia. Eppure lo ha fatto.
Ha portato la Divina Commedia in prima serata in televisione, spiegando Dante Alighieri a milioni di italiani con passione e profondità. Anche questa, diciamolo, era una cosa “difficile”.
Benigni non predica il coraggio dal divano. Lo pratica. Ha scelto strade rischiose, controcorrente, spesso criticate. E proprio per questo la sua frase sulle “cose difficili” non è uno slogan. È una dichiarazione di vita.
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