Michela Murgia: “Disobbedisci. Rompi le regole. Non farti mai dire che non sta bene quello che ti fa stare bene”

Michela Murgia sapeva parlare in un modo che arrivava diretto. Senza ammorbidimenti di sorta, senza formule diplomatiche, senza la preoccupazione di piacere a tutti. Questa sequenza in particolare è tra le più immediate e le più potenti che abbia lasciato, una di quelle che si porta appresso per anni.

Michela Murgia

Disobbedisci. Rompi le regole.

“Disobbedite! Rompete la regola. Non fatevi mai dire che non sta bene quello che vi fa stare bene. Quello che vi fa stare bene, sta bene sempre. Se non sta bene a loro è un problema loro.”

Ogni frase è un imperativo secco, potente e senza condizioni d’uso. Non “considera la possibilità di disobbedire quando ti sembra opportuno e le condizioni lo permettono” o “potresti valutare di rompere alcune regole in certi contesti specifici”. Disobbedite. Rompete. Non fatevi mai dire. La forma grammaticale è già di per sé una posizione etica precisa: non negoziabile, non condizionale, non accompagnata da eccezioni prudenti o sfumature ammorbidenti. La pienezza e la durezza dell’imperativo sono parte del messaggio stesso.

“Non sta bene a loro”

La frase più importante – e quella che ribalta il frame in modo più completo e più spiazzante – è forse l’ultima di questa parte: se non sta bene a loro, è un problema loro. Non tuo.

Di solito si pensa in modo esattamente e automaticamente opposto: il problema è tuo. Hai fatto qualcosa che non va, hai infranto qualche norma implicita che non conoscevi, hai deluso qualcuno che si aspettava qualcosa di diverso da te. Michela Murgia sposta l’origine del problema dall’altra parte in modo molto netto. Non è che tu hai sbagliato, è che ci sono persone che applicano le proprie categorie e le proprie aspettative alla tua vita e la trovano inadeguata.

Questo non è cinismo né arroganza, è una precisione molto utile sul dove stanno le responsabilità. Chi decide cosa “sta bene” per te? Chi ha l’autorità reale su quella valutazione? Michea Murgia risponde con grande chiarezza: tu, che sai come ti fa stare. Non chi ti guarda da fuori applicando le proprie lenti.

Il prezzo dell’impopolarità

“Pagate il prezzo di essere impopolari, di sentirvi dare delle stronze, di sentirvi dare delle streghe, perché quello che si guadagna è infinitamente di maggior valore.”

Michela Murgia non promette che sarà facile o che il prezzo sarà trascurabile. Non dice che disobbedire è indolore o che le conseguenze non esistono concretamente nella vita reale. Le nomina con una precisione quasi brutale e rispettosa: impopolarità, insulti pesanti, etichette sgradevoli che fanno male. E poi dice con chiarezza: pagatelo lo stesso quel prezzo, perché quello che guadagnate vale infinitamente di più di quello che perdete.

Quella bilancia – il costo reale e concreto dell’impopolarità contro il valore autentico di essere se stesse completamente – è la chiave di tutta la frase. Non è un invito alla ribellione come gesto estetico o come identità da sfoggiare. È un calcolo freddo e preciso: cosa perdi concretamente se non ti ascolti, se non ti permetti di essere quello che sei davvero? Molto di più di quanto non perdi smettendo di compiacere chi non ti vuole come sei naturalmente.

Piacersi, non compiacere

“Dovete piacervi, non compiacere.”

La distinzione tra piacersi e compiacere è quella tra vivere secondo i propri criteri, le proprie preferenze, la propria bussola interna, e vivere secondo i criteri degli altri, cercando di soddisfare aspettative che non hai scelto tu. Non è egoismo, è autonomia. Non significa che gli altri non contano, che le relazioni non abbiano valore, che si possa ignorare il mondo. Significa che non possono essere il metro principale di quanto vali e quanto stai bene: quel metro deve essere tuo.

Michela Murgia è stata una scrittrice sarda, autrice di Accabadora e Tre ciotole, teorica politica, attivista femminista, voce pubblica tra le più combattive e più amate della cultura italiana. È scomparsa nell’agosto 2023 dopo aver vissuto l’ultimo anno di vita in modo pubblico e coraggioso.

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