Niccolò Ammaniti ha compiuto sessant’anni nel settembre del 2025 ed è tornato in libreria a marzo del 2026 con Il custode (Einaudi Stile Libero). Lo ha presentato a Libri Come, la grande festa del libro all’Auditorium Parco della Musica di Roma, dove l’intervista con il pubblico è diventata uno dei momenti più attesi dell’edizione. È in quel contesto – davanti a una platea di lettori, nel teatro principale dell’Auditorium – che Ammaniti ha pronunciato alcune delle frasi che più hanno circolato nelle settimane successive all’uscita del libro.

Il libro: Nilo, la Sicilia e il segreto nel seminterrato
Il custode racconta la storia di Nilo Vasciaveo, tredici anni, che vive con la madre Agata e la zia Rosi in un seminterrato di Triscina, frazione di Castelvetrano, nel profondo Ovest della Sicilia. Le pareti sono giallo camomilla, le piante sono finte perché il sole non arriva, e Nilo si addormenta ogni notte con le gocce di sonnifero che gli somministra la madre.
La famiglia ha una copertura: lavora e rivende marmo. Ma i Vasciaveo sono, da secoli, i custodi di qualcosa che non si racconta, qualcosa che si trova dietro una porta chiusa con tre lucchetti nel sottoscala. “Mamma mi aveva avvertito: scordati gli amici, scordati i viaggi, il mondo inizia e finisce a Triscina, noi abbiamo un compito” dice Nilo, sintetizzando senza drammi la propria condizione.
Tutto cambia con l’arrivo di Arianna e della figlia Saskia. Nilo si innamora. Ed è l’amore – quella cosa che sfugge al controllo, che non si eredita e non si custodisce – a incrinare il patto segreto che regge l’intera famiglia.
La frase sull’omertà familiare
“L’omertà familiare vuole che le cose brutte non si raccontino.”
È una frase semplice, quasi ovvia nella sua forma. Ma viene pronunciata nel contesto di un romanzo in cui quella omertà non è metafora: è struttura narrativa, è il principio attivo che tiene in piedi l’intera esistenza dei Vasciaveo. E quando Ammaniti la dice – a Libri Come, davanti a chi ha già letto il libro – assume il peso di una diagnosi.
Il segreto familiare in Il custode non è un espediente da thriller. È il meccanismo attraverso cui il male viene tramandato: da una generazione all’altra, come un compito che non si sceglie ma si eredita. I Vasciaveo non custodiscono la creatura perché la amano; la custodiscono perché così è sempre stato fatto, perché le cose brutte non si raccontano. E non raccontarle, dice Ammaniti, non le fa sparire: le radica più in profondità.
Ogni famiglia ha segreti
“Ogni famiglia ha segreti ed è mostruosa a modo suo.”
È la seconda frase, quella che riassume non solo il romanzo, ma l’intera poetica di Niccolò Ammaniti sulla famiglia, un tema che percorre tutta la sua produzione da Io non ho paura in poi. In quel libro del 2001 il segreto era un bambino tenuto prigioniero in un buco nel terreno. In Il custode il meccanismo è simile ma più arcaico: la creatura custodita richiama Medusa, le Metamorfosi di Ovidio, la tragedia greca. Ammaniti ha sempre saputo trovare nel grottesco quotidiano la porta verso qualcosa di più grande.
La frase sulla mostruosità familiare non è un’accusa. È un’osservazione che chi ha vissuto abbastanza riconosce come vera. Ogni nucleo familiare ha le sue zone d’ombra, le sue storie che non si raccontano, i suoi accordi impliciti su cosa si può dire e cosa no. La parola “mostruosa” non indica violenza: indica la presenza di qualcosa fuori dalla norma, fuori dalla versione ufficiale che si esibisce agli altri.
Perché queste due frasi fanno coppia
Le due frasi si completano: la prima spiega il meccanismo (l’omertà), la seconda ne descrive il risultato (la mostruosità). Se non si racconta quello che è brutto, il brutto rimane lì, custodito, tramandato, normalizzato. La famiglia diventa mostruosa non per un atto singolo, ma per una successione di silenzi. Ammaniti lo mostra attraverso Nilo con una delicatezza che sorprende: la crudeltà non irrompe, abita. Il mostro non si vede perché è dietro la porta, ma si sente sempre: nelle gocce di sonnifero, nelle piante finte, nel divieto di avere amici.
È un romanzo breve – meno di duecento pagine – ma scritto con la densità di chi ha trascorso trent’anni a capire come si racconta l’infanzia esposta al male degli adulti. Le frasi pronunciate a Libri Come sono la bussola per capire da dove viene Il custode.
Le frasi di Niccolò Ammaniti sul suo nuovo romanzo Il custode
- “Ogni famiglia ha segreti ed è mostruosa a modo suo.”
- “L’omertà familiare vuole che le cose brutte non si raccontino.”
Chi è Niccolò Ammaniti
Niccolò Ammaniti (Roma, 1966) è scrittore, regista e sceneggiatore. Vincitore del Premio Strega nel 2007 con Come Dio comanda, è uno degli autori italiani più tradotti nel mondo. Tra i suoi romanzi: Io non ho paura (2001, poi film di Salvatores), Io e te (2010, poi film di Bertolucci), Anna (2015), La vita intima (2023, Premio Viareggio). Per la televisione ha scritto e diretto Il miracolo (2018) e la serie Anna (2021). Il custode (Einaudi Stile Libero, 2026) è il suo romanzo più recente.